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Artist view del Flexblue dal sito di DSCN |
L'idea, che se tutto andrà come previsto diventerà realtà nel giro di due anni, prevede la costruzione di piccoli reattori con una potenza media di 100 MW da comparare agli oltre 1000 delle centrali convenzionali che andranno posizionati a circa 100 metri di profondità sul fondo del mare e che invieranno l'energia elettrica a terra. Il progetto, chiamato Flexblue, ha preso le mosse dall'industria nautica DCNS che vanta anni di esperienza nella realizzazione di reattori nucleari per la propulsione di sottomarini e navi, punta a ridurre i rischi legati alla proliferazione nucleare e agli attacchi terroristici.
Quella dei mini-reattori è però una strategia più ampia che è stata rinvigorita dal rilancio nucleare dell'amministrazione Obama. Gestire un grande impianto non è per nulla facile, mentre un piccolo reattore in grado di dare energie a parecchie decine di migliaia di abitazioni può essere realizzato, utilizzato e poi smantellato in modo molto più semplice. Pensate per esempio all'industria americana Hyperion Power, il loro reattore è grande 1.5 x 2.5 metri, dura dagli 8 ai 10 anni ed è in grado di produrre 25MW di potenza elettrica. La cosa interessante è che non necessità di nessun re-fueling (rimozione e ricarica del combustibile nucleare), viene inviato sigillato dalla ditta costruttrice ai clienti, i quali dopo 10 anni lo rispediscono così come è al produttore senza bisogno di ulteriore decommissioning in-situ. Se ne volete comperare uno, dovete aspettare che venga approvato dalle autorità americane, ma per il momento potete consultare la brochure.