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2 novembre 2009

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Se avess'io
di Alda Merini

Se avess'io levità di una fanciulla
invece di codesto, torturato,
pesantissimo cuore e conoscessi
la purezza delle acque come fossi
entro raccolta in miti-sacrifici,
spoglierei questa insipida memoria
per immergermi in te, fatto mio uomo.

Io ti debbo i racconti piu fruttuosi
della mia terra che non dà mai spiga.
e ti debbo parole come l'ape
deve miele al suo fiore. Perchè t'amo
caro,da sempre, prima dell'inferno
prima del paradiso, prima ancora
che io fossi buttata nell'argilla
del mio pavido corpo. Amore mio
quanto pesante è adducerti il mio carro
che io guido nel giorno dell'arsura
alle tue mille bocche di ristoro!

31 ottobre 2009

Reattori a fissione


Dividi et impera, ovvero spacca l'atomo e guadagna energia.

Siete pronti per la prossima puntata della nostra serie nucleare? Lo voglio proprio sperare. Vorrei anche aggiungere una nota di attualità che però visto il carattere opinabile, la troverete solo in fondo al post e che potrete tranquillamente saltare. Allora se siete pronti possiamo partire, come sempre dal principio...

Spaccare ci fa guadagnare

Abbiamo concluso la puntata precedente osservando il grafico con l'andamento dell'energia di legame verso il numero di nucleoni nel nucleo. Avevamo osservato che è proprio questa energia di legame che dobbiamo spremere fuori dall'atomo per ricavare energia utilizzabile e per farlo avevamo due possibilità: o spaccare in due nuclei molto grandi, oppure fondere insieme quelli molto piccoli. In questo capitolo ci occuperemo proprio del primo caso, noto con il nome di fissione nucleare e di come queste reazioni vengano controllate all'interno di un reattore nucleare.

Cominciamo con il capire perché mai un nucleo atomico dovrebbe rompersi in due. Sempre la volta scorsa abbiamo introdotto l'interazione nucleare come una forza molto intensa, ma dal raggio d'azione molto piccolo. D'altro canto la repulsione elettrostatica che particelle con la stessa carica esercitano le une sulle altre, tende a mantenere una certa distanza tra i protoni nel nucleo. Il risultato è che quando cominciano ad esserci tanti protoni, allora le dimensioni del nucleo si allargano e la forza nucleare con il suo breve raggio d'azione perde di efficacia nel tener tutto insieme. Capita così che gran parte degli elementi ciccioni tendano a spaccarsi naturalmente in due parti più piccoline e più stabili. Questo processo prende il nome di fissione spontanea, perché avviene in modo in tutto indipendente dalle condizioni esterne e si differenzia dalla fissione stimolata, in cui è l'urto di un neutrone contro il nucleo a farlo deformare e quindi a favorirne la rottura.

Demolizione automatica e controllata

Possiamo immaginare un reattore nucleare come una fabbrica per la demolizione automatica e controllata dei nuclei pesanti che compongono il combustibile nucleare. Infatti, ogni evento di fissione è caratterizzato dai seguenti prodotti:
  • due nuclei figli più piccolini che però hanno ciascuno un surplus di neutroni
  • un certo qual numero di neutroni prompt, ovvero emessi contestualmente alla scissione
  • un bel po' di energia, sotto forma di energia cinetica dei figli che scappano via dalla mamma con una certa velocità
Questo è vero per qualunque fissione (spontanea o stimolata) e per qualunque nucleo fissionabile, ovvero grosso abbastanza da poter essere spaccato con guadagno di energia. È chiaro però che noi vogliamo che questa reazione sia seguita subito da un'altra e poi un'altra ancora; vogliamo, cioè che, una volta innescata la combustione questa continui fino a quando non saremo noi a volerla spegnere. Per esempio, se uno dei neutroni prompt fosse in grado di raggiungere un altro nucleo e di farlo spaccare allora avremmo la cosidetta reazione a catena che ci permette di mantenere accesa la combustione. Perché questo avvenga, non tutti i materiali fissionabili vanno bene, ci vogliono quelli fissili; questi infatti, per ogni fissione generano un numero sufficiente di neutroni prompt con l'energia giusta per generare un'altra fissione.

Non tutti i fissionabili sono anche fissili: come abbiamo già visto nel post sull'arricchimento, l'isotpo 235 dell'uranio è fissile, mentre quello con 238, molto più comune in natura, è solo fissionabile. Ad essere più precisi dovremmo dire che l'uranio 238 è fertile, ovvero può essere trasformato in un materiale fissile - il plutonio 239 - se opportunamente irraggiato.

Dalla teoria alla pratica

Veniamo finalmente alla nostra centrale nucleare. Come in tutte le centrali elettriche, quello che si vuole ottenere è la rotazione di alcune turbine, che collegate a degli alternatori, producono energia elettrica da immettere nella rete di distribuzione. Le centrali nucleari sono concettualmente simili a quelle termiche: la reazione nucleare scalda un fluido, molto spesso acqua pressurizzata o bollente che inizia ad espandersi per far girare le turbine e così via. Nei reattori nucleari di III generazione l'acqua ricopre due ruoli: quello di fluido la cui espansione generare il moto delle turbine e quello di moderatore di neutroni, ovvero serve per ottimizzare l'energia dei neutroni per aumentare le possibilità di attivare un nuovo evento di fissione.

Domande e risposte

Come si scalda l'acqua nel reattore?
Ottima domanda, in fondo nel reattore nucleare non c'è niente che brucia nel senso classico del termico. Per ogni reazione di fissione, i nuclei figli vengono emessi con una certa energia cinetica che perdono frenando all'interno delle barre di combustibile o nell'acqua stessa. Frenando dissipano energia sottoforma di calore e di conseguenza, sia le barre sia l'acqua tendono ad aumentare in temperatura.

Come si accende un reattore?
Una volta partita la reazione a catena questa tende ad autosostenersi, ma bisogna partire. Si potrebbe aspettare un evento di fissione spontanea, ma questi non sono troppo frequenti e a seconda delle configurazioni potrebbe essere necessario aspettare anche mezzora per avviare la reazione. Per questo motivo si aggiungono delle sorgenti di neutroni all'interno del reattore la cui intensità può essere controllata. I neutroni termici, ovvero quelli dell'energia giusta per far continuare la reazione a catena giocano un po' il ruolo della manopola della temperatura sul termostato di casa vostra. Aumentando il numero di neutroni termici, aumentano il numero di eventi di fissione per unità di tempo e quindi la temperatura del reattore e quindi la potenza elettrica prodotta. Per modificare il numero di neutroni termici ci sono differenti metodi: uno è quello di usare delle sorgenti come quelle usate per l'accensione, oppure quando sono troppi possiamo o assorbirli con delle apposite barre di assorbimento, oppure non portarli alla giusta temperatura rimuovendo elementi di moderazione.

E per spegnerlo?
Per spegnere un reattore non basta mettere a zero la manopola del termostato. La reazione a catena continuerà per lungo tempo prima di arrestarsi naturalmente. Per spegnere artificialmente una reazione si deve diminuire in modo sensibile il numero di neutroni all'interno del reattore e per farlo si possono inserire delle barre di assorbimento che catturano i neutroni rubandoli alla catena di fissioni. Un meccanismo noto con il nome di SCRAM prevede di lasciar cadere nel nocciolo del reattore tutte le barre di assorbimento in modo da arrestare in pochi secondi l'intera produzione di energia. Anche quando completamente spento però, un reattore continua a produrre un po' di calore (qualche per cento della sua potenza massima) a causa del decadimento dei nuclei figli, cosa però del tutto trascurabile e che non influisce in caso di emergenza

E le scorie?
Le scorie sono il prodotto della combustione nucleare. Sono i prodotti della reazioni di scissione, in altre parole sono nuclei atomici di dimensioni modeste, ma caratterizzate da un surplus di neutroni che li rende beta-emettitori. Per farla facile, questi nuclei sono generalmente radioattivi ed emettono elettroni di medio/alta energia che possono essere dannosi per la salute umana.

Quindi fanno male vero?
Certo che le scorie fanno male, proprio come l'anidride carbonica prodotta nelle centrali termiche a combustibili fossili sta avvelenando il nostro pianeta. Al termine del ciclo di combustione, nel combustibile esausto si misurano frazioni intorno al 2% di elementi transuranici e un 3.5% di prodotti di fissione, mentre tutto il resto è uranio 238 solo leggermente radioattivo. È proprio questo 3.5% di prodotti di fissione a destare maggiore preoccupazione. Dei cento e più possibili prodotti di fissione, solo 7 (Sr-90, Cs-137, Tc-99, Se-79, Zr-93, Cs-135 e I-129) hanno tempi di dimezzamento superiori a 25 anni, ovvero solo di questi dobbiamo seriamente preoccuparci perché gli altri sono destinati a morire molto prima che possano essere un problema. Però per questi 7 dobbiamo trovare un modo sicuro per eliminarle.

Come si può fare ad eliminare le scorie ?
Esistono diversi approcci e ancora non si sa quale sia il migliore. Per esempio l'approccio francese è diametralmente opposto a quello americano. I Francesi preferiscono riprocessare il combustibile esausto separando tutto quello che è ancora bruciabile da quello che invece è solo rifiuto e quest'ultimo viene vetrificato, cementificato e imballato in contenitori a tenuta stagna. Gli Americani credono che questa riprocessatura possa dare adito ai paesi canaglia di appropriarsi indebitamente di materiale fissile con il quale costruire ordigni nucleari. Per questo oltre-oceano si butta via tutta, anche quello che potrebbe essere riusato.
Anticipo già la prossima domanda circa i luoghi dove conservare le scorie. Anche qui abbiamo differenti possibilità ognuna con i suoi pro e i suoi contro. Vado ad elencarle...

  • Profondità geologiche: ovvero restituire alla terra quello che ci aveva dato. È decisamente la soluzione più sicura. Infatti se avessimo accesso allo strato terrestre subito al di sotto della piattoforma continentale (il mantello), allora questo si porterebbe via i nostri fusti, li fonderebbe all'interno delle profondità della terra e nessuno ne sentirebbe più parlare per sempre. Peccato che non abbiamo accesso al mantello e fare una buca (!) è decisamente al di fuori della nostra portata!
  • Profondità oceaniche. Anche questa situazione è abbastanza sicura, infatti i fusti e il trattamento delle scorie assicura una buona tenuta all'acqua, ma nessuno ha mai potuto verificare per quanto a lungo resistono. Inoltre a quelle profondità risulta molto difficile tenerle sotto controllo, infatti se ci fosse un sisma e i fusti si dovessero rompere sul fondo del mare, il loro recupero e messa in sicurezza sarebbe quasi impossibile.
  • Lanciarle sul sole. Anche questa sarebbe perfetta. Il sole sarebbe felicissimo di riavere la materia che la terra gli aveva rubato qualche miliardo di anni fa e sicuramente non lo inquineremmo! Il sole è un'immensa centrale nucleare a fusione e quella spruzzatina di nuclei pesanti è come aggiungere una molecola d'acqua ai nostri oceani. Non serve nemmeno guidare astronavi fino al sole, ma basta lanciarle in direzione del nostro astro e poi lasciare che sia lui a tirarle. Soluzione perfetta? Peccato per due soli punti a sfavore: il costo di un vettore spaziale e il fatto che se in fase di lancio qualcosa andasse storto le scorie verrebbero distribuite nell'atmosfera e sulla terra.
  • Trasmutarle. Questa potrebbe essere una buona idea. Gli isotopi radioattivi contenuti nel combustile esausto può essere trasformato in altri isotopi con una vita media molto più brevi irraggiandoli con fasci di particelle. Questa trasmutazione renderebbe le scorie molto più facili da trattare, ma questo riprocessamento non è privo di rischi soprattutto per gli operatori che devono maneggiarle.
  • Seppellirle in miniere in disuso. Questa è la soluzione attualmente adottata che pur essendo estremamente sicura, è considerata come l'inferno dagli ambientalisti. I siti individuati devono essere geologicamente stabili e facilmente monitorabili.

Ci sono pericoli con i reattori a fissione?
Certo che ci sono pericoli. Nella nostra vita ci troviamo spesso obbligati ad affrontare situazioni pericolose, e molte volte non ce ne rendiamo neppure conto. La cosa importante è valutare in modo razionale e corretto il rischio che si corre nell'affrontare ogni situazione. Vi siete mai chiesti quanto male fa all'ecosistema terra l'emissione di gas serra e di biossido di carbonio legato alla combustione del petrolio e dei suoi derivati? Vi siete mai chiesti quali siano i danni legati al riversamento negli oceani del combustile fossile contenuto nelle petroliere? Molto probabilmente lo avete fatto, ma avete valutato il rischio tollerabile. Se avete paura delle centrali nucleari è perché valutate il rischio molto più elevato, anche se non ci sono emissioni di gas serra; forse la paura verso il nucleare è solo psicologica e non basata su effettive valutazioni razionali di rischio. I moderni reattori nucleari sono sicuri almeno quanto le centrali convenzionali.

E perché è successo il disastro di Chernobyl?

Tipica domanda di chi ha una paura d'inferno e che viene alimentata da motivi irrazionali. L'incidente di Chernobyl è avvenuto a causa di una errata manavra di verifica di sicurezza effettuata fuori orario e da personale non qualificato. Facciamo un esempio, l'aereoplano è di gran lunga il mezzo di trasporto più sicuro. Adesso facciamolo pilotare ad un autista di camion e gli facciamogli fare una manovra complessa senza il supporto di un pilota qualificato mentre sta trasportando 200 passeggeri. Le probabilità che il velivolo arrivi sano e salvo a terra sono poche, ma non perché l'aereo è un mezzo pericoloso, ma perché è stato utilizzato in modo incauto e pericoloso. Lo stesso identico discorso vale per un reattore nucleare: servono scienziati, ingegneri e tecnici qualificati ad operarlo e tutte le norme di sicurezza vanno periodicamente controllate nel rispetto delle procedure operative.
Se volete leggere una lista degli incidenti nucleari civili, li trovate tutti elencati sulle pagini inglesi di wikipedia.

Attenzione il testo seguente contiene delle opinioni discutibili

Nota di attualità

Proprio oggi, 31 Ottobre, mentre scrivo questo post, a Montalto di Castro avviene una manifestazione anti-nucleare a partire da quella che era nata come una centrale a fissione e che poi era stata convertita a carbone. Ci tengo a dire la mia: ovviamente non sono per un no secco al nucleare, sarebbe - secondo me - un errore imperdonabile. Sono per il nucleare ad una condizione: che non sia inteso come la salvezza del nostro Paese e l'unica fonte di energia sulla quale basare i nostri piani di sviluppo. Il nucleare a fissione con i reattori attuali ci deve servire per uscire da questa fase di dipendenza energetica, ci deve aiutare a supportare la ricerca verso nuove tecnologie, nucleari e non, e ci deve guidare sulla via del progresso e della salvaguardia del nostro pianeta.

28 ottobre 2009

Una meteorite a forma di bufala

In poche ore è diventata la notizia più letta su tutti i giornali e nessun telegiornale si è astenuto dal mandare in onda le riprese amatoriali di quello che doveva essere un evento dalla portata eccezionale: l'impatto al suolo di una meteorite con tanto di cratere e fuoco e fiamme in abbondanza.

Di qualche ora fa, invece la smentita: niente impatto, soltanto l'ennesima trovata pubblicitaria di una compagnia telefonica che ha visto bene di mettersi un po' in evidenza. Un po' come era successo qualche giorno fa con quella storia ambientata in Colorado con un bambino apperentemente volato via con un pallone aerostatico.

Ma torniamo alla nostra meteorite a forma di bufala. Sull'edizione on-line del Corriere si dice che i ricercatori hanno svelato la truffa non trovando contaminazione radioattiva nei dintorni dell'impatto. La cosa mi ha un po' stupito: perché mai l'impatto di un corpo extraterrestre dovrebbe generare una contaminazione radioattiva? Così ho investito cinque minuti di tempo - mentre con un occhio controllavo lo stato del ciclotrone che oggi sta lavorando proprio bene - per studiare un po' gli eventi di impatto. Come dubitavo, i giornalisti hanno fatto un po' di confusione, quello che gli scienziati non hanno trovato è la caratteristica firma di sostanze extraterrestri contenuta nella distribuzione isotopica degli elementi; un tipico esempio è la misura della concentrazione dell'isotopo 14 del carbonio rispetto al carbonio totale. Questo ha si a che fare con la radioattività, ma non si tratta di contaminazione.

Questa breve escursione nel mondo delle meteoriti mi ha fatto conoscere il cosiddetto evento di Tunguska che all'inizio del 1900 aveva terrorizzato a morte interi villaggi siberiani. In quel caso si è stimato che l'impatto, per altro avvenuto in aria, sia l'equivalente di 1000 bombe di Hiroshima, e le teorie a riguardo si sono veramente sbizzarrite. Chiaramente, non a tutti i comuni mortali poteva andare bene la storia di una meteorite che si avvicina alla terra ed esplode in atmosfera, quindi oltre alla più classica immenente fine del mondo, sono stati scomodati il buon Tesla, che a complotti non si fa mancare nulla, gli alieni - figuriamoci se questi potevano mancare, ma persino i buchi neri e l'antimateria!

Quella sui buchi neri ho voluto proprio leggerla nel dettaglio, e su un numero di Nature del 1974, Beasley and Tinsley dimostrano che l'evento di Tunguska non potè essere causato dall'impatto con un micro buco nero, perché - per farla molto semplice - non è stato trovato il foro di uscita, ma solo quello di ingresso!

25 ottobre 2009

Un nucleo pieno di energia


Visto il grande successo riscosso dal post sull'arricchimento dell'uranio e visto che la situazione di tensione con l'Iran sembra ancora non essersi sistemata del tutto, ho pensato che potrebbe essere utile per i nostri lettori, proporre una mini serie di post sulle applicazioni civili del nucleare in modo particolare sulla produzione di energia.

L'idea è di proporre quattro o cinque articoli con una cadenza che dipenderà più o meno dai miei impegni con i seguenti titoli e argomenti:
  • Un nucleo pieno di energia. Come ottenere preziosa energia da quel microcosmo che è il cuore di ogni atomo (link).
  • Reattori a fissione. Dividi et impera, ovvero spacca l'atomo e guadagna energia.(link)
  • Reattori a fusione. Quando 1 + 1 non fa 2 e la differenza è energia. (link)
  • Polvere di stelle. Ma quanto siamo vecchi in realtà? (link)
  • Reattori nucleari naturali. La centrale a fissione di madre natura (link).
Lo stile di questi post sarà il solito, brevi paragrafi squisatamente tecnici senza però utilizzare un linguaggio incromprensibile e in cui cercherò di rispondere a tutte quelle domande che potranno insorgere. Fatta questa premessa, è tutto veramente pronto per iniziare con la prima puntata ovviamente cominciando dal...

Dal principio...

Lo scopo di questo post è quello di capire come sia possibile spremere energia dai nuclei che compongono gli atomi, ma prima è dovuta una necessaria precisazione. Come forse già saprete, non è possibile creare energia, ma possiamo soltanto cambiare la forma in cui essa ci si presenta. Facciamo un'esempio molto semplice da capire. L'acqua accumulata in un bacino di alta montagna è caratterizzata da una certa quantità di energia potenziale gravitazionale dovuta al fatto che si trova ad una quota superiore al livello del mare. Quando quest'acqua scende dal bacino alla valle sottostante, parte dell'energia potenziale viene trasformata in energia di movimento (cinetica) che può essere sfruttata per far girare delle turbine e infine trasformata in energia elettrica.

Da questo esempio particolare possiamo imparare una lezione generale. Prima di arrivare nelle nostre case sottoforma di energia elettrica, l'energia subisce parecchie trasformazioni di stato, purtroppo non senza perdite, ma l'origine di tutto questo processo è una qualche forma di energia potenziale che agisce come una sorta di serbatoio per l'energia.

L'energia potenziale del nucleo

Se siete riusciti a seguire il ragionamento fino a questo punto, allora è arrivato il momento di fare un grande balzo nella comprensione e capire dove si nasconde l'energia all'interno del nucleo dell'atomo. Il nucleo è quella parte piccolissima situata al centro di ogni atomo ed è composto da due tipi di particelle subatomiche: i protoni e i neutroni. I primi hanno carica positiva, mentre i secondi come suggerisce il loro nome sono privi di carica elettrica. All'interno del nucleo queste particelle sono tenute saldamente incollate le une alle altre da quella che i fisici chiamano forza nucleare forte. Di questa interazione ci interessano principalmente due aspetti:
  • È molto forte. Molto più forte di quella elettrostatica che tenderebbe a far allontanare i protoni - che hanno la stessa carica elettrica - all'interno del nucleo.
  • Ha un raggio d'azione molto limitato. I suoi effetti decrescono molto velocemente con la distanza, contrariamente a quanto avviene per la forza elettrostatica.
È proprio questa forza l'origine dell'energia potenziale contenuta nell'atomo. Ma vediamo meglio come funziona...

Pesare un nucleo

Per meglio capire il funzionamento dell'interazione forte, facciamo questo esperimento mentale: prendiamo una bilancia immaginaria in grado di pesare anche le particelle subatomiche come protoni e neutroni. Adesso se andiamo a prendere un singolo protone e lo appoggiamolo sul piatto della bilancia, sul display ci apparirà il numero 1. Adesso ripetiamo l'esperimento sostituendo il protone con un neutrone e ancora sulla bilancia apparirà il numero 1 (per il nostro esperimento la piccola differenza di massa tra protoni e neutroni può essere tranquillamente trascurata). Fino a qui tutto chiaro vero? Andiamo avanti nel nostro esperimento: prendiamo 2 protoni e 2 neutroni e appoggiamoli sulla bilancia, ci aspettiamo di misurare 4 e così è. Adesso prendiamo un nucleo di elio, composto da 2 neutroni e 2 protoni e appoggiamolo sul piatto della bilancia; qualunque persona ragionevole si aspetterebbe di misurare quattro, visto che quattro era il peso dei suoi costituenti e inceve no! La bilancia ci dice che il nucleo di elio pesa leggermente meno di 4 come se parte della massa fosse misteriosamente sparita.

Massa sparita

Quattro nucleoni (il nome comune per protoni e neutroni) pesano 4 unità, ma il nucleo composto da questi pesa leggermente meno. Questo fenomeno è noto con il nome di difetto di massa ed è dovuto esclusivamente all'interazione forte: infatti se prendiamo i quattro nucleoni sul piatto della bilancia e li avviciniamo l'uno all'altro tanto da entrare nel raggio d'azione della forza nucleare forte e vedremo diminuire il valore della pesata. Questo fenomeno è perfettamente descritto da una delle più famose leggi della fisica e dovuta al grande Einstein:


che ci dice che l'energia (E) può essere vista come una massa (m) moltiplicata per il quadrato della velocità della luce (c). Vediamo di ricapitolare: l'interazione nucleare forte esercita un intenso legame tra i costituenti del nucleo e si traduce in un'energia potenziale di legame che in base alla legge di Einstein si traduce in una variazione della massa del nucleo.

Crescere per dimagrire

Se avete capito questo passaggio, siete sulla buona strada per diventare fisici nucleari! E non sto scherzando! A questo punto viene spontaneo farsi la seguente domanda: l'eneriga di legame aumenta con il crescere delle dimensioni del nucleo? La risposta non è né sì né no, ma è ben descritta dal grafico qui sotto riportato.


Sull'asse delle x è rappresentato il numero di nucleoni nel nucleo, mentre su quello verticale c'è l'energia di legame divisa per il numero di nucleoni. L'andamento dell'energia di legame inizialmente cresce molto velocemente fino a raggiungere un massimo in corrispondenza dell'atomo di ferro per poi lentamente diminuire verso gli atomi più grossi come l'uranio e i suoi amici giganti. Se tiriamo una riga verticale in corrispondenza del numero 56, possiamo dire che a sinistra di questa riga ci sono tutti gli elementi per cui una reazione di fusione è accompagnata da un rilascio di energia, mentre a destra avremo un guadagno di energia nello spaccare atomi grossi in atomi più piccoli.

Questa dovrebbe apparirvi come una rivelazione, abbiamo capito qual è l'energia potenziale che il nucleo conserva al suo interno e abbiamo anche capito che possiamo trasformarla o fondendo insieme nuclei piccoli oppure spaccando nuclei grandi. Questa è l'idea alla base delle centrali nucleai che però tratteremo nelle prossime puntate.

23 ottobre 2009

Fusion


Vi sembra una roccia lunare o un frammento di meteorite? No ma ci siete andati vicini. Questo è il risultato del nostro primo esperimento di fusione. Traquilli nessun allarme nucleare, si tratta di una fusione termica, come quella che facevano gli antichi ferraioli. Si tratta di una lega di alluminio, rame e zinco le cui proprietà sono ancora sconosciute - almeno a noi - e l'utilità pressoché nulla.

A dire la verità, lo scopo dell'esperimento era verificare che la piccola fornace che abbiamo trovato in cantina fosse ancora perfettamente funzionante e possa tranquillamente raggiungere i 1200 gradi centigradi. Visto che la fornace è ok, adesso possiamo programmare la serie vera e propria di esperimenti volti a studiare la conducibilità termica delle nanoparticelle e comparare il danneggiamento da radiazione e quello termico.

Per essere venerdì pomeriggio, ci siamo divertiti parecchio!

22 ottobre 2009

Ho imparato a disegnare

E anche questo grazie a Google! Il disegno non è mai stato il mio forte: in quello artistico sono proprio negato, in quello tecnico appena sufficiente. Ma da oggi non più! Va be forse è meglio non esagerare, non si tratta di un miracolo, ma di un supporto informatico che mi permette di disegnare in modo semplice, intuitivo e velocissimo qualunque cosa mi serva.

Mi riferisco ad un programma CAD, che sta proprio a significare programma da disegno computerizzato, ma non di uno pesante, complesso e costosissimo. Anzi tutto il contrario, questo è leggero (~70 MB), si impara in 8 minuti ed è completamente gratis. È sketchup, il CAD di Google!

Quando l'ho scaricato e installato ero piuttosto scettico. La pagina web dice che bastano 8 minuti per imparare ad usarlo e il resto è facile come giocare ad un videogioco. Questi otto minuti servono per guardare i video tutorial disponibili su youtube che i principianti possono guardare, mettere in pausa e attuare immediatamente le istruzioni suggerite. Da non credere... anch'io so disegnare!

21 ottobre 2009

Il miracolo del buon samaritano

Questa sera sono andato in piscina per la mia ormai consueta nuotata infrasettimanale. Non sono un gran nuotatore, di solito mi accontento di un chilometro e mezzo in 45 minuti circa e poi striscio sfinito fino a casa dove crollo addormentato. Prima di entrare in vasca non mi sentivo particolarmente in forma, c'erano solo due corsie destinate al nuoto libero ed erano eccessivamente affollate. Fatico a prendere il ritmo, ma quando arrivo alla soglia del chilometro mi sento bene ed mi convinco che sarei arrivato al mio traguardo. Stavo ultimando la 54esima vasca quando sento una fitta durissima al polpaccio della gamba destra: era tanto che non avevo un crampo e questa era la prima volta che mi colpiva in acqua. Mi fermo subito, cercato di recuperare, ma nulla: la gamba è come paralizzata. A fatica, esco.

Mi ci vogliono dieci minuti buoni per riprendermi e con tutta calma mi rivesto e mi avvio a prendere la mia auto nel posteggio. Piove a dirotto. Non ho l'ombrello. Salgo in macchina come se non mi fossi asciugato e penso che tanto peggio di così non mi potrà andare. Parto.

Non sono ancora uscito dal posteggio, che una giovane signora mi ferma con un gesto della mano, abbasso il finestrino e mi dice: Sarebbe così gentile da darmi una mano, ho lasciato le luci dell'auto accesa e credo che la batteria si sia scaricata. Potrebbe aiutarmi con una spinta. Il mio cervello cerca disperatamente una scusa, ma l'istinto ha il sopravvento. Va bene, aspetti che posteggio - rispondo.

Scendo dall'auto e piove più di prima, ma non lo sento visto che sono tutto bagnato. Mi avvicino all'auto in panne e giusto per sfizio chiedo: Signora potrebbe provare ad avviare così sento che rumore fa? Non so cosa mi ha spinto a domandare, ma lei volentieri accetta il mio consiglio: gira la chiave e Miracolo! È partita! Grazie mille è stato veramente molto gentile - esclama tutta contenta lei. Sono io che dovrei urlare al miracolo - rispondo io sotto voce - se avessi spinto l'auto probabilmente ora sarei morto...