Cerca nel blog

Loading
Visualizzazione post con etichetta opinioni discutibili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta opinioni discutibili. Mostra tutti i post

18 settembre 2012

Di chi è il Nobel del bosone di Higgs?

Il pianeta di Nobel con tutti i laureati
Detta così sembra una domanda altamente frivola: la comunità degli scienziati dovrebbe essere abituata ad un livello di discussione più elevato della chiacchiera da bar in cui si discute chi vincerà il campionato di calcio o il premio Nobel per la fisica. A suscitarmi questa domanda è stata l'intervista a Adrian Cho apparsa nel podcast di Science (trascrizione).

La questione è posta in questi termini: siccome la scoperta del bosone di Higgs ha coinvolto due esperimenti con circa 3000 scienziati ciascuno, è praticamente impossibile trovare 3 persone a cui assegnare il premio, qualora decidessero che l'Higgs vale il Nobel. Quindi anziché premiare la scoperta si potrebbe premiare l'invenzione, ovvero chi ha pensato che un bosone potrebbe spiegare il fatto che nella teoria elettrodebole uno dei bosoni mediatori della forza è senza massa, mentre gli altri due ce l'hanno eccome.

30 maggio 2012

A tutto c'è un limite

La misura è colma e davvero non ne posso più, tanto che ho deciso di sfogarmi qui, in pubblico, forse in modo inopportuno. E' una mia opinione, niente di personale diretto verso qualcuno in particolare. Ho buttato giù il mio pensiero in pochi minuti, ma per come sono fatto, ho pensato a lungo se era il caso o meno di pubblicarlo e alla fine ho deciso che era meglio fuori che dentro.

Mi riferisco ai terremoti che hanno sconvolto l'Emilia Romagna negli ultimi 10 giorni. Ho sentito perfettamente la seconda scossa di ieri che mi ha letteralmente spaventato, nonostante non abbia fatto alcun danno intorno a me, ma era evidente che, qualche centinaia di chilometri più a sud, qualcuno stava perdendo tutto, magari anche la vita, la sua o, peggio ancora, quella dei suoi cari.

A scatenarmi il sisma interiore non sono stati i soliti sciacalli mediatici che dopo l'evento compaiono come i funghi dopo le prime piogge a fine estate. Quelli che non possono fare a meno di vedere un complotto in tutto e li tirano dentro tutti da Tesla a HAARP, dalle multinazionali agli americani, dai poteri forti ai Maya. La blogosfera fiorisce di queste teorie che ricevono l'avvallo immediato di centinaia di lettori, che corrono a condividere, twittare e spargere il verbo che altrimenti loro, i cattivoni che si nascondono dietro il disastro, potrebbero cancellare. Non importa che queste teorie non abbiano il benché minimo senso, nemmeno il più piccolo; non importa che ci siano esperti seri, che hanno studiato una vita questi fenomeni e che cercano di spiegare come stanno veramente le cose; niente, la massa continuerà a scegliere il complotto. Non c'è partita, complotto batte scienza sette a zero.

Conosco l'effetto che mi genera leggere questi articoli sui siti di informazione alternativa. Mi fanno venire il mal di pancia seguito da forte senso di disgusto e di disarmante impotenza. E per questo ho trovato la soluzione: me ne frego altamente, cercare di replicare è solo tempo perso, risorse fisiche e mentali letteralmente buttate nel cesso. Se posso cerco di dare informazioni vere, nel caso di un terremoto, non essendo un geologo, preferisco astenermi ed informarmi dai colleghi scienziati che so che applicano nel loro campo la stessa professionalità che io metto nel mio.

Ma quello di oggi è stato uno tsunami devastante. A causarlo, un articolo apparso sul Corriere edizione web. Il titolo "Il sisma? Tutta colpa del complotto". Non metto il link, sarebbe pubblicità immeritata. Preciso subito che l'autore non sostiene che le varie ipotesi citate possano essere effettivamente la causa del disastro emiliano, elenca le varie dicerie sparse sulla rete e si guarda bene dal dire che sono cretinate senza senso. Come previsto e prevedibile, l'articolo viene condiviso 3000 volte su Facebook e il messaggio che passa è che il Corriere, il primo quotidiano italiano, parla di complotti dietro al terremoto, quindi la gente pensa che almeno qualcosa di vero ci deve pur essere. Se lo dice anche il Corriere....

Ripeto, non mi voglio accanire contro questo articolo in particolare o il suo autore. Ma è la tendenza che mi fa paura. Per favore, lasciamo il complotto a chi ha bisogno di attirare lettori ai propri blog per catturare qualche click e un po' di pubblicità o donazioni. Gli altri facciano il loro lavoro di informazione, se non per dovere, almeno per rispetto di chi ha perso la vita.

11 maggio 2012

Il costo della conoscenza

Qualche giorno fa ha fatto capolino sulla stampa nazionale (qui Repubblica.it), un'iniziativa di un gruppo di scienziati con lo scopo di boicottare le riviste scientifiche a pagamento. Cerco di spiegare i fatti per chi non è così addentro nel merito della situazione. Quando un ricercatore porta a termine un suo lavoro, la conclusione naturale è quella di scrivere un articolo con il quale annuncia alla comunità scientifica i risultati ottenuti. In genere la fase di scrittura è molto importante, non solo perché di fatto rende pubblici i risultati, ma anche perché aiuta i ricercatori a mettere i puntini sulle i, ad analizzare nella loro completezza i numeri trovati e rendere comprensibile ad una comunità più vasta il proprio lavoro.

5 marzo 2012

Al CERN si parla di LENR

Il prossimo 22 marzo alle ore 16:30 si terrà al CERN di Ginevra un seminario sugli sviluppi teorici e sperimentali circa le cosiddette LENR, acronimo inglese per Low Energy Nuclear Reaction (scarica la locandina).  Qualcuno chiama, piuttosto impropriamente a mio parere, questa tipologia di reazioni fusione fredda perché coinvolge atomi di idrogeno che sembrerebbero fondersi con altri metalli più pesanti come nichel e palladio. Per intenderci stiamo parlando degli stessi fenomeni che potrebbero essere alla base del catalizzatore di energia E-CAT di Focardi-Rossi, di cui abbiamo già parlato in passato.

C'è qualcuno che dice che la cosiddetta scienza ufficiale non prende seriamente questi fenomeni giudicandoli impossibili a priori e non meritevoli di attenzione. Questa è la prova che non è vero e per un pomeriggio nella sala del consiglio al CERN, laboratorio unico al mondo per la ricerca nella fisica nucleare e subnucleare, si presenteranno i punti ancora incompresi di questa tipologia di fenomeni, quali spiegazioni possono essere date alla luce della attuali teorie scientifiche, gli esperimenti fin ad ora effettuati, incluse le possibili applicazioni tecnologiche e industriali. Insomma un appuntamento da non perdere sia per i più scettici sia per chi spera che le LENR possano dare un contributo importante nell'attuale situazione energetica.

La conferenza verrà trasmessa live sul web a questo indirizzo e noi come unico-lab cercheremo, nel limite delle nostre possibilità, di seguire con voi l'evento.

Dopo la conferenza 

Onestamente ci aspettavamo qualcosa di più e di meglio. A parte l'auditorium semi-vuoto, non ci sono state grandi reazioni nemmeno sui social media a riguardo. Le due presentazioni sono state piuttosto confuse e di contenuto medio basso. Potete scaricare le presentazioni direttamente dalla pagina del colloquium.

Il primo speaker, Srivastava, fa un'introduzione teorica sui fenomeni LENR, afferma che nonostante ci siano le basi scientifiche per descriverli all'interno del modello standard ancora non si sia trovata una descrizione omogenea. Nondimeno esistono alcuni casi sperimentali in cui sembrerebbero essersi verificati

Nella seconda presentazione, lo speaker, Francesco Celani, ha presentato una selezione di tutti i risultati di esperimenti che confermano in qualche modo l'esistenza di un fenomeno incompreso nelle reazioni di alcuni composti metallici in contatto con idrogeno o deuterio (isotopo dell'idrogeno con un neutrone). Il filo rosso che congiunge questi esperimenti è che in tutti si presentano caratteristiche leggermente differenti e in nessuno di essi si verificano simultaneamente le quattro richieste fondamentali per essere di fronte ad una LENR, ovvero calore in eccesso, emissione di radiazioni elettromagnetiche (raggi gamma), produzione di neutroni e trasmutazioni.

Di fronte a questa variabilità di risultati e la completa irriproducibilità degli esperimenti è impossibile poter affermare, come fatto da Celani, che le ipotesi sono confermate.

I risultati sperimentali presentati hanno poco senso, mancano di sistematicità, caratteristica necessaria nella ricerca scientifica. Ben venga, come auspicato dagli speaker, l'apertura di una linea di ricerca da parte dei grandi laboratori, ma per favore, basta con questo senso di complottismo, con affermazione del tipo "siamo sotto il fuoco incrociato, verremmo licenziati se dicessimo cose sbagliate". Di cattivo gusto anche la slide dove si paragona la nuova e la vecchia scienza, specie perché proiettata in quello che, stando a questa logica, sarebbe il tempio della vecchia scienza e ciononostante ti da oggi la possibilità di raccontare alla comunità il tuo lavoro.

Questo articolo vi arriva grazie alla segnalazione di Silvia.

12 gennaio 2012

La pillola della sobrietà

Non bevo, non perché non mi piaccia il vino buono o la birra, ma semplicemente perché non reggo assolutamente l'alcool. Mi bastano due dita di vino per essere catapultato in un altro mondo e quella sensazione di perdita di controllo mi fa stare ancora peggio del mal di testa che sopraggiunge inesorabile entro mezz'ora.

Oggi però leggevo sul Journal of Neuroscience un articolo dal titolo altisontante "Dihydromyricetin As a Novel Anti-Alcohol Intoxication Medication" che tradotto in parole povere significa che un gruppo di studiosi californiani avrebbe identificato una molecola (Dihydromyricetin) presente in una pianta resinosa cinese quella che potremmo definire la pillola della sobrietà.

25 maggio 2011

Il catalizzatore di energia e l'approvazione della scienza

Torno a parlare di fusione fredda, catalizzatori di energia e della coppia Focardi & Rossi perché mi vengono sempre più frequentemente inviate segnalazioni, email, link ad altri siti e blog che ne parlano largamente, e ovviamente i lettori di unico-lab vogliono sapere la nostra opinione.

Mesi fa, avevo pubblicato un post, piuttosto tecnico, in cui mettevo in evidenza tutti i punti poco chiari dell'esperimento effettuato durante una conferenza stampa e poi ritrasmesso sul web.

Da allora, la situazione sembra essersi evoluta: una coppia di scienziati svedesi dell'università di Uppsala si sono prestati ad osservare l'esecuzione dell'esperimento di produzione di energia (sarebbe più opportuno definirlo di conversione di energia), certificando che gli sperimentatori non stessero clamorosamente mentendo, ma con le medesime limitazioni precedenti. Gli osservatori possono vedere solo quello che succede all'esterno, ma senza poter mettere le mani su questo catalizzatore di energia.

L'altra evoluzione è che la Grecia avrebbe appaltato ai due la costruzione di una centrale per una potenza di un megawatt, quindi non più un prototipo, ma qualcosa di dimensioni "macroscopiche" in grado di dare corrente a molte abitazioni e non solo.

Non mi sono preso la briga di verificare nessuna delle due notizie, ma questo ha poca importanza per lo scopo di questo articolo. Dal punto di vista tecnico-scientifico, non ci sono novità: ne sappiamo come prima, vorremmo saperne di più, ma non possiamo farlo. Oggi vorrei proporre una riflessione su questo evento che vede contrapposti inventori che potrebbero rivoluzionare la storia del pianeta e la scienza ufficiale che continua a negare loro l'avvallo e la gloria.

E' questa contrapposizione reale e a che cosa è dovuta? 

Nessuno nega l'evidenza: l'acqua entra fredda nel reattore ed esce calda. L'energia fornita dall'esterno (come energia elettrica) è inferiore a quella termica contenuta nell'acqua calda in uscita, il che significa che il reattore è in grado di trasformare una forma di energia potenziale contenuta nel "combustibile" in energia termina e che, a sua volta, può essere utilizzata per produrre energia elettrica. Fino a qui non ci sono problemi di sorta, non ho assistito personalmente agli esperimenti, ma ci sono tutti i numeri e le informazioni per poter arrivare a questa conclusione e sono convinto che se c'è un guadagno d'energia sia giustissimo costruire un impianto su larga scala - fatte tutte le opportune valutazioni, incluse quelle di sicurezza.

Ma dove è, allora, questa contrapposizione? Questa deriva dal fatto che il reattore è una scatola chiusa, un mistero di cui solo gli inventori sono a conoscenza, forse. Sono loro stessi a definire ingrediente segreto quel tocco in più che permette al catalizzatore di estrarre così tanta energia. La comunità scientifica può facilmente accettare un inventore che si presenta in tutta umiltà e dice: ho scoperto una cosa, ma non capisco il perché e il come funziona. Ma non può accettare qualcuno che arriva dicendo: ho scoperto questa cosa, ti garantisco che è questo fenomeno molto particolare, ma ti devi fidare, perché c'è un ingrediente segreto che non ti posso svelare.

La scienza moderna si basa sul metodo scientifico in cui è previsto che ci sia un esperimento volto a verificare le ipotesi e questo esperimento deve essere accuratamente descritto in tutti i suoi aspetti e questi messi a disposizione del pubblico, in modo che altri sperimentatori possano ripetere l'esperimento e validare la teoria. Non a caso una delle sezioni immancabili nelle pubblicazioni scientifiche è intitolata "Materials and Methods".

Perché è importante l'approvazione della scienza? 

Se ti presenti ad una conferenza per annunciare la scoperta della fusione nucleare fredda e dici che il trucco è tutto nell'ingrediente segreto, se sei fortunato dalla platea ricevi un sorriso, se sei meno fortunato, la gente prende e va a farsi una pausa caffè senza aspettare che tu arrivi alla fine del tuo discorso.

Questo però non significa che il tuo dispositivo sia una bufala o che non funzioni, semplicemente non puoi chiedere alla comunità scientifica di credere che quello che avviene lì dentro è la fusione nucleare fredda.

Uno potrebbe dire: se quelli rivelano l'ingrediente segreto, poi sicuramente qualche furbone della comunità scientifica si prenderà i meriti della scoperta e soprattutto si prenderà i soldi che da questa invenzione potrebbero conseguire. In genere quando uno scienziato pubblica un suo lavoro su una rivista scientifica, lo fa con la sicurezza che i referees, ovvero gli altri scienziati che leggono e valutano il lavoro, siano onesti. In questo modo la gloria è garantita, forse non i soldi, perché poi chiunque leggendo l'articolo può costruire e vendere i reattori.

Se uno non si fida dei suoi colleghi, ed oltre alla gloria è interessato anche all'oro, allora può sempre andare all'ufficio brevetti e depositarne uno (credo che la coppia Focardi & Rossi lo abbia fatto) e a quel punto si può pubblicare ovunque in sicurezza perché i brevetti sono tutelati dalla legge. Il brevetto non è una pubblicazione scientifica: mentre si può pubblicare l'osservazione di un determinato fenomeno naturale, non si può brevettare una reazione fisica, quella appartiene alla natura. Un brevetto può anche essere piuttosto generico, si può brevettare un metodo generale, senza entrare troppo nel dettaglio. Con questo pezzo di carta in mano si può tornare davanti alla comunità scientifica e rivelare l'ingrediente segreto, aprire la scatola chiusa e per potersi vedere riconosciuto il merito della scoperta. La gloria è assicurata e il denaro è protetto dalla legge.

Uno potrebbe non fidarsi neppure della legge e tenersi l'ingrediente segreto stretto stretto. La Coca Cola si basa su una formula segreta e fa un sacco di soldi. Focardi e Rossi potrebbero fare altrettanto, ma dovrebbero cominciare a far firmare contratti di confidenzialità a tutti coloro che coinvolgeranno nella produzione di massa dei loro reattori, quelli che ne valuteranno la sicurezza e persino i politici che dovranno decidere l'impatto di questa opzione nelle politiche energetiche del loro paese. E allo stesso tempo dovranno rinunciare ad una pubblicazione scientifica che li incoroni come i primi uomini a realizzare la fusione a freddo. 

Ma non abbiamo ancora risposto alla domanda: perché a tutti i costi vogliono l'approvazione della comunità scientifica? Se è per la gloria senza rinunciare ai soldi, abbiamo già trovato una soluzione. Se è per qualche altro motivo che mi sfugge, credo ce lo potranno rivelare solo loro, oppure è proprio questo l'ingrediente segreto!

2 maggio 2011

chmod +x /bin/laden

Ho copiato il titolo di questo post dal Toto, perche' merita... Ho preso la foto da Repubblica. Stamattina, in stanza, mentre cercavo di vestire Claudia che ancora dormiva, alla tv sento dell'uccisione di Osama. Instintivamente ripeto la notizia ad alta voce e il commento di Claudia: "e chi e'?". Allora cerco comprensione in Roberto (?!? sul perche' ancora lo faccio ci scrivo un altro post) ma la risposta e' "e cosa cambia?".

Boh, vengo al lavoro in macchina ascoltando il solito Bebbe, per il quale la cattura di Osama e' invece il punto finale sul capitolo finale del mondo islamico come ce lo hanno dipinto in questi anni. Il nuovo capitolo lo stanno scrivendo i giovani e i ribelli del Nord Africa. Le notizie si aggiornano minuto per minuto e ci sono dubbi sulla veridicita' della foto... Poco conta, io credo che Obama non sarebbe andato in tv se la cosa non fosse piu' che certa. Quindi io ci credo e rifletto sul suo significato e sulle possibili conseguenze.

La cattura e' l'esito di uno sforzo immane che l'America ha compiuto (e chiesto di compiere all'occidente) negli ultimi 10 anni. La risposta a uno degli eventi che rimarranno per sempre nella mia memoria, un pomeriggio in biblioteca a Erba, mentre studiavo per l'esame di dottorato. In quelle ore mi era venuto il dubbio sul senso di continuare a studiare o meno: ci sarebbe stato il mio esame? Sarebbe cambiato qualcosa nella mia vita? Adesso a 10 anni so che ho fatto bene a studiare e a vincerlo il dottorato, il cui esame si e' ovviamente tenuto, e so anche che non e' vero che nulla e' cambiato. Per 10 anni la mia visione sul mondo islamico e' stata condizionata, inevitabilmente.

La cattura di Osama ha un significato: la festa di milioni di persone negli USA lo testimoniano. Forse ha messo anche un po' di punti a favore della possibile rielezione di Obama... La cattura di Osama avra' anche delle conseguenze: non credo che Roberto abbia ragione. La mia certezza e' che anche adesso qualcos'altro cambiera' e la speranza e' che Claudia, che del 11/09 non sa nulla, potra' non avere lo stesso condizionamento. Credo che questa sia la cosa piu' importante. A voi altri ulterori commenti, per ripartire nel modo migliore: discutendone.

3 aprile 2011

Criticità accidentale e perdita d'acqua


Disclaimer: questo post contiene quasi esclusivamente mie personali opinioni sulla situazione a Fukushima. Per le notizie, i fatti e i dati, quelli ufficiali, dovete riferirvi a quest'altro post

Sembrava una domenica tranquilla, senza troppe evoluzioni e invece no. Ieri era arrivata da Fukushima quella che sembrava essere una buona notizia: da una crepa in un tombino al termine di una galleria tecnica era stata trovata una perdita d'acqua. I tecnici hanno dichiarato di volerla tappare con una gettata di cemento. Più tardi scopriamo che il cemento non tiene e che stanno sperimentando un polimero sintetico. Alla Tv ci mostrano questo filler e apertamente dichiarano che è molto simile all'assorbente dei pannolini. Poi però ci mostrano (foto a lato) l'entità della perdita. Stimano si tratti di qualcosa tipo 2 litri al secondo che sono equivalenti ad oltre 7 tonnellate in un ora.

Viste le dimensioni non si può, a parer mio, tappare il buco a valle, perché l'acqua ricomincerà ad uscire più a monte. Allora la domanda vera è: da dove arriva quest'acqua? Ci sono tanti indizi, ma purtroppo ancora nessuna prova:
  • C'è acqua nel tombino e nelle gallerie tecniche che vanno ai locali turbine del reattore 2. 
  • C'è acqua nelle cantine del locale turbine ed è radioattiva come pochi. 
  • C'è stata un'esplosione che ha probabilmente danneggiato la vasca di soppressione del reattore 2. 
  • Lo strumento che misura la pressione su questa vasca legge 0 che significa o che lo strumento è rotto o che la vasca si trova a pressione atmosferica. 
Perché non c'è una prova? Perché non vanno a vedere se questa vasca è bucata e l'acqua che è stata in contatto con le barre di combustibile danneggiate sta uscendo diretta verso il mare? Perché la dose lì è un inferno.

Adesso vi starete chiedendo, cosa si può fare? Onestamente, non lo so. Se la mia ipotesi sulla provenienza dell'acqua è corretta, allora se si vuole interrompere la perdita è necessario smettere di iniettare acqua, ma questo sappiamo che significa lasciar fondere il nocciolo. E' un dilemma a cui in questo momento e viste le mie scarse competenze non so rispondere. Sappiamo che la gravità di una fusione totale dipende dalla tenuta dei sistemi di contenimento, ma non sappiamo quanto questi abbiamo resistito o quali danni abbiano subito dal terremoto, lo tsunami e le esplosioni.

La criticità accidentale

Questa mattina qualcuno nei commenti del post di aggiornamenti ventilava l'ipotesi che la reazione a catena fosse ancora in corso nel reattore 1. In particolare riportava un articolo in inglese circa la produzione di cloro 38, un isotopo che si produce per cattura di un neutrone a partire dal cloro 37 (Cl) che è l'isotopo stabile insieme al 35. Il cloro è al momento vicino al nocciolo perché insieme al sodio (Na) forma il sale dell'acqua di mare. Avevo già letto questa storia del cloro e la questione non mi tornava. Se c'è Cl-38 ci deve essere anche Na-24 prodotto dalla cattura di un neutrone da parte del sodio-23 che è quello stabile. E poi onestamente non ricordavo questa misura di cloro, quindi non ci ho dato peso.

Prima di continuare con la discussione, è forse buona cosa prendere visione del breve filmato che segue.

E' in inglese, ma molto facile. A beneficio di coloro che non lo capiscono riporto un breve sommario. 

Arnei Gundersen presenta la possibilità che nel reattore 1 avvengano criticità (ovvero la reazione a catena riparte) cicliche producendo flussi di neutroni che potrebbero aver creato il cloro-38, altri prodotti di fissione, tra cui altro iodio - che in quel reattore è alto circa dieci volte di più rispetto agli altri - e anche altri isotopi a vita breve, come il Tellurio in quella tabella che anche noi abbiamo pubblicato (ed io non ho analizzato perché troppo stanco!). A questo si deve aggiungere il fatto che sono stati rivelati (stando a Kyodo) per 13 volte emissioni di neutroni. Cosa produce una criticità accidentale? Ulteriore calore, altri isotopi e altre radiazioni, in particolare neutroni che sono difficili da rivelare e a cui gli operatori sono inconsapevolmente esposti. Conclusione, suggerisce di iniettare boro nell'acqua per essere sicuri che la reazioni si fermi.

Il discorso mi sembra più o meno corretto, ben articolato e non gridato, cosa che gli conferisce un ulteriore livello di credibilità. Sono d'accordo che una criticità accidentale è un rischio sempre in agguato in caso di una fusione del nocciolo. La presenza del tellurio non è facile da spiegare se non attraverso una reazione a catena vista la sua brevissima vita (poco più di un'ora).

Ci sono dei punti che mi piacerebbe chiarire.
  • Perché c'è il cloro-38 e non il sodio-24? Domani mattina, appena arrivo in ufficio apro la tavola dei radioisotopi e confronto le sezioni d'urto, ovvero la probabilità che questa mutazione avvenga. Potrebbe essere che il sodio non cattura neutroni o molto meno che il cloro. Domani mattina aggiorno questa domanda. Potrebbe anche essere che semplicemente non hanno cercato il sodio nello spettro gamma dell'acqua contaminata, ma allora perché cercare il cloro? Domani verifico anche che non ci sia un'altra via di produzione del Cl-38, magari attraverso una catena di decadimenti.
    • Grazie a Stefano, abbiamo trovato le sezioni d'urto ovvero la probabilità che a causa di un neutrone un nucleo di sodio 23 si trasformi in Na-23 e un Cl-37 in Cl-38. Quella del sodio è circa il doppio. Quindi ci serve anche il sodio per poter fare per bene i conti.
  • I neutroni sono difficili da misurare, è vero. Ma non impossibili. Il funzionamento del reattore è basato sulla conoscenza del numero di neutroni nel nocciolo attraverso dei rivelatori appositi. Domanda: questi rivelatori sono accessibili ancora o guasti? Altrimenti basterebbe guardarli per capire se riparte la reazione.
  • Quando il reattore è a pieno carico, il nocciolo è letteralmente pieno di neutroni. Tutto intorno al nucleo ci sono delle specie di specchi per neutroni per farli tornare indietro a mantenere la reazione a catena. Il fatto che ci sia intensa attività neutronica al di fuori del reattore è proprio un brutto segno. Le stazioni perimetrali della centrale dovrebbero essere in grado di misurare anche i neutroni. Adesso che sono tornate in funzione, sarebbe bello monitorarle.
  • L'aggiunta di acido borico all'acqua è una procedura standard durante la fase di cooling-down. Sarebbe bello sapere se è messa in pratica. Non sento più nominare il boro da parecchi giorni ormai. 
  • TEPCO sembra non essere sicura della misura del tellurio. Questo è un altro elemento che potrebbe venire a mancare alla tesi della criticità. 
Per il reattore in sé la criticità non è un gran problema. E' costruito per essere critico! Ma concordo con Gundersen che sarebbe meglio stare ai primi danni e aggiungere boro, monitorare le dosi neutroniche e infine, possibilmente dotare ogni squadra al lavoro di un rivelatore di neutroni portatile. Esistono, ve lo posso assicurare. 



Disclaimer: questo post contiene quasi esclusivamente mie personali opinioni sulla situazione a Fukushima. Per le notizie, i fatti e i dati, quelli ufficiali, dovete riferirvi a quest'altro post.

2 febbraio 2011

La casalinga di Pavia cerca un lavoro, ma non solo lei

La storia di Michela de Paoli ha tenuto mezz'Italia con il fiato sospeso: la sua avventura al quiz televisivo Il milionario condotto da Jerry Scotti è stata veramente seguitissima e si è conclusa nel migliore dei modi per lei e per la gioia di tanti telespettatori. Dopo essersi guadagnata le prime pagine dei giornali come la casalinga di Pavia che va in Tv e con intelligenza vince un milione di euro, ora si toglie qualche sassolino dalla scarpa e così scrive una lettera al direttore del Corriere che mi permetto di riportare qui sotto integralmente con la mia riflessione a seguire.

Caro direttore, una casalinga che vince un milione di euro al «Milionario», magari avrebbe fatto notizia in qualsiasi Paese. Ma nella nostra Italia, oggi, a fare notizia dovrebbe essere soprattutto il fatto che quella casalinga, che poi sarei io, non lo è per scelta, ma per necessità. Preferisco dire che sono casalinga solo perché suona meglio che disoccupata, ma la casalinghitudine non fa per me. Sento che potrei dare qualcosa a questa società. Ma, fino ad oggi, non ne ho avuto l’occasione. O non me l’hanno data. Per questo non dovete stupirvi se, mentre la prima cosa che salta in mente a chi vince una somma come quella che ho vinto io è, di solito, «finalmente smetterò di lavorare», io un lavoro mi auguro invece di iniziare a farlo. Ho già detto, e lo ripeto, che mi accontenterei di un posto da receptionist. Ma il mio sogno nel cassetto è fare l’organizzatrice di eventi. Si realizzerà mai? Ad essere sincera, non lo so. L’Italia non è un Paese per intelligenti. E’, piuttosto, un Paese culturalmente allo sbando, dove quasi tutti pensano solo ad apparire, dove l’apparenza conta più dell’intelligenza, come anche recenti vicende, stando almeno a quel che ne scrivono i giornali, sembrerebbero dimostrare. Non so se quella sia l’immagine reale del Paese, di sicuro è quella che passa. Dunque, meglio bella e scema che intelligente senza il fisico? Francamente, non me lo sono mai chiesta. Certo, qualche volta mi sono detta «tornassi indietro, farei la parrucchiera». Ma, in verità, non mi sono mai pentita degli anni che ho dedicato ai libri e allo studio. Oltretutto, non sono mai stata una persona invidiosa. Credo sia stupido esserlo, perché ognuno, nella propria vita, fa un suo percorso. Di una cosa sono sicura: di persone come me che potrebbero dare molto, ma non ne hanno l’occasione, in Italia ce ne sono altre. Non so se siano tante o poche, ma ce ne sono. La mia rivincita di oggi, arrivata dopo tante porte sbattute in faccia, sarà un esempio per loro, una speranza? Chissà. A me, in fondo, basterebbe che quel che mi è successo spingesse tante mamme a dire ai loro figli: studia, che così un giorno vincerai al Milionario.

Il messaggio contenuto nella lettera è molto chiaro ed apre un interrogativo importante: meglio velina o laureata? meglio calciatore o ingegnere?  Michela non è la sola a porsi questa domanda, ma insieme a lei ci sono anche tanti altri genitori, tra cui mi annovero, che dopo anni di studio e passione ancora non hanno la sistemazione a cui ambirebbero e sono costretti a ripiegare su qualcosa d'altro.Tra questi genitori, molti pensano che vista la situazione italiana sarebbe meglio lasciare stare l'università per cercare una soluzione più semplice che garantisca il successo, magari effimero come una partecipazione al Grande Fratello, ma pur sempre successo.

Altra domanda: ma perché per un bravo laureato (vale ovviamente anche al femminile) è così difficile sistemarsi? La risposta non è banale e rischia di fare di ogni erba un fascio. Conosco molti ingegneri, molto bravi, ma certamente non dei Leonardo da Vinci, che pochi giorni dopo la laurea hanno trovato lavoro senza troppi problemi. Forse al sud la situazione è diversa, ma Pavia non è poi così disagiata geograficamente. Sarà mica che, io per primo, stiamo chiedendo troppo? Lasciatemi spiegare, chiedere di poter lavorare non è mai troppo, ma chiedere di poter fare esattamente quel lavoro che vuoi, nelle condizioni che desideri perché hai studiato 10 anni per farlo, forse è un po' esagerato. Ci sono delle volte che sono lì lì per convincermi che se non ho il lavoro che ambisco è perché non me lo merito, semplicemente non sono abbastanza bravo per meritarmi una posizione a tempo indeterminato. Altre volte, forse un po' accecato dall'invidia, vedo altri, che la mia presunzione mi fa considerare inferiori, ottenere quello che desiderano senza nemmeno troppi sforzi e allora mi auguro che mio figlio faccia il calciatore.

E mi vengono altre domande... è solo una questione italiana? Oppure è diffusa universalmente, ma in Italia è a livelli stratosferici e siamo solo capaci di lamentarci senza ribellarci?

Aspetto di leggere i vostri pensieri, visto che la mia è solo un'opinione discutibile e anche un po' confusa.

26 gennaio 2011

Fusione fredda a Bologna

Possiamo considerare questo come un articolo su richiesta, questa mattina infatti ho ricevuto su Facebook un messaggio da uno dei nostri fans, che mi domandava la mia opinione professionale sulla notizia apparsa qualche giorno fa sulla stampa generalista: ovvero la fusione (nucleare) fredda realizzata a Bologna. Da un lato questa richiesta mi ha molto ringalluzzito, perché significa che qualcuno ritiene il mio parere professionale qualcosa di valido. Dall'altro lato però, cercare di capire se il lavoro di un altro scienziato è degno di fede o meno, non è mai facile specie quando non si hanno a disposizione tutte le informazioni per poter ripetere in modo indipendente l'esperimento e confermare o smentire l'ipotesi. Questo è alla base del metodo scientifico e anche del sistema di revisione (peer-review) degli articoli scientifici. Ma c'è di più. Come ha già fatto notare Gianni in un commento a un post precedente, quando si cerca di spiegare qualcosa con termini scientifici, spesso si finisce per essere tacciati di essere quelli che la-sanno-tutta-loro, i dentetori della verità assoluta che vogliono coprire con un complotto tutto quello che gli altri - quelli al di fuori della cricca - hanno scoperto.

La premessa

Il giorno 15 gennaio 2011, a Bologna, c'è stata una conferenza stampa dei signori Focardi e Rossi. Non so se sono professori, dottori o quale sia il loro titolo; spero non si sentano offesi se li chiamo solo signori. In questa conferenza stampa, di cui hanno messo parte delle riprese filmate su youtube (video 1, video 2 e video 3), hanno mostrato ai giornalisti intervenuti e anche ad un certo numero di scienziati invitati la realizzazione di un esperimento in cui dicono di aver indotto una fusione nucleare tra idrogeno e nichel senza bisogno di alte temperature e ottenendo energia sotto forma di calore. L'esperimento lo trovate descritto in questa relazione a firma del Prof. Giuseppe Levi e del Dott. David Bianchini (Univ. Bologna). Mentre per il Prof. Levi ho trovato un riscontro sul sito dell'univeristà bolognese, del Dott. Bianchini non ho trovato nulla, ma potrebbe essere una mancanza del sito oppure un precario non registrato o qualcosa del genere. Se il Dott. Bianchini mi stesse leggendo e volesse puntualizzare sarò contentissimo di ammettere la mia imprecisione e chiarire le cose.

A leggere la pagina delle pubblicazioni del Prof. Levi sulla sua pagina personale viene un po' da ridere perché circa metà si riferiscono a domande di brevetto per macchinette da caffe. Voglio sperare che siano solo dei segnaposti, utilizzati dal webmaster per poter meglio impaginare la pagina. Una ricerca su Scopus ci mostra il suo CV dal punto di vista delle pubblicazioni in modo un po' più serio.

La relazione che vi dicevo ha più o meno lo stesso tono di quelle redatte dagli studenti del laboratorio di fisica del primo anno, certo non quella di un articolo scientifico. Però possiamo dire che trattandosi di una sorta di "quaderno di laboratorio" è accettabile. Sia la relazione, sia l'annuncio dell'esperimento sono stati pubblicati dal sito "Journal of Nuclear Physics" che è qualcosa tipo un blog in cui gli articoli vengono rivisti da almeno un professore universitario. Onestamente, se io fossi stato in loro e avessi tra le mani la scoperta che potrebbe rivoluzionare il mondo, avrei messo tutto nero su bianco e mandato una bella Letter (così si chiamano questo tipologia di articoli) a Nature. Certo poi sarei tornato qui sull'unico-lab e vi avrei raccontato della mia scoperta, ma l'impact factor di Nature è decisamente più alto di quello del nostro amato blog.

Ulteriori dettagli circa la fusione nucleare, sul perché sia così difficile da ottenere e perché sia necessaria un'altissima temperatura, li trovate in un post che avevo scritto tempo addietro.

I fatti

Grazie ad un apparato denominato Energy Catalyzer o anche reattore "H-Ni" di Rossi, si è registrato un aumento di temperatura a seguito di una reazione tra idrogeno e nichel. Fino a qui è probabilmente tutto vero e facile da credere. Gli autori della ricerca però si spingono oltre dichiarando che l'origine di questo rilascio di energia non è chimico, ma nucleare e sottolineano che si tratta di una reazione di fusione tra nuclei di idrogeno (protoni) e quelli di nichel. Mentre ci danno modo di verificare che effettivamente c'è un incremento della temperatura dell'acqua che fluisce all'interno del reattore, ci impediscono di verificare che si tratti effettivamente di fusione nucleare, dicendo che il sistema è un segreto industriale.

I conti che non tornano

Fatte queste doverose premesse, mi metto ad elencare un po' di fatti che non mi tornano. Ovviamente chiunque avesse da ridire sulle mie osservazioni è liberissimo di farlo.
  1. Brevetto o segrete industriale. Uno dei primissimi post sul sito Journal Of Nuclear Physics si intitola Patent WO/2009/125444 ed è un brevetto depositato nel 2008 e pubblicato nel 2009 dal titolo "METHOD AND APPARATUS FOR CARRYING OUT NICKEL AND HYDROGEN EXOTHERMAL REACTIONS", ovvero metodo e apparato per eseguire reazioni esotermiche tra nichel e idrogene. Per lo meno nel titolo, non viene nominato nessun aspetto nucleare. Il testo del brevetto lo trovate a questo link. Vorrei precisare una cosa: non appena un'idea viene brevettata, allora non ha senso tenerla segreta, anzi conviene diffonderla in modo da poterla vendere al miglior offerente. Poter diffondere in tutta sicurezza la propria idea è esattamente lo scopo di un brevetto, cosa che l'inventore paga per fare. Ha senso tenere il segreto, solo se si decide di non procedere via brevetto. Mi ripeto per la terza volta: se non vuoi andare davanti un gruppo di scienziati a dire come funziona il tuo marchingegno, perché lo vorresti fare - pagando - davanti ad un gruppo di tecnici dell'ufficio brevetti? In definitiva, non ha senso convocare una conferenza stampa, mettere sul proprio sito il riferimento ad un brevetto e poi tenere tutto segreto. 
  2. Paura di essere scoperti. Guardando gli spezzoni video pubblicati su Youtube, si percepisce come nelle parole di chi presenta ci sia sempre una certa paura di essere scoperti con le mani nella marmellata. Gli inventori sono sempre più intenti a far vedere che "non c'è trucco, non c'è inganno" piuttosto che dire come funzionano le cose. Mi sembra un comportamento più degno di un prestigiatore illusionista piuttosto che di uno scienziato. 
  3. Venti minuti e poi abbiamo smesso.  E' stata una delle prime cose che ho notato. Il Prof. Levi all'inizio della conferenza stampa dice che la prima volta che gli hanno dimostrato la funzionalità dell'apparato (a dicembre se non sbaglio), il sistema si è autoalimentato per una ventina di minuti, poi avevano fretta di andare a casa e hanno spento tutto, ma - assicura lui - il processo sarebbe continuato per molto di più. Intendiamoci, io faccio lo scienziato e amo il mio lavoro. Se un collega mi portasse uno strumento rivoluzionario in grado di cambiare la storia del mondo, probabilmente mi dimenticherei di andare a casa! Ammettiamo pure che avesse avuto un impegno improrogabile, ma a partire dal giorno seguente avrei programmato un esperimento dietro l'altro con turni a rotazione in modo da coprire 24/7. Lo so che questa mia osservazione non invalida il loro modello, però mi sembra un comportamento per lo meno particolare. A questo si deve aggiungere che l'unico articolo che spiega il tutto è disponibile sul loro sito e in una pubblicazione del 1994 sul Nuovo Cimento smentita, o quasi, 2 anni dopo da Zichichi et al. sulla stessa rivista. 
  4. Visibilità. Se fossi il rettore dell'università di Bologna o il direttore dell'INFN di quella sezione e nei miei laboratori fosse avvenuta una scoperta di tale portata, allora questa sarebbe la notizia di apertura del sito istituzionale. Però i signori complottisti, mi diranno che questo è il risultato del tentativo di oscuramente da parte della scienza convenzionale, perché io non sono riuscito a trovare niente sui loro siti web.
  5. Nucleare, quindi radiazioni. Ma veniamo al dunque. I signori ci hanno mostrato uno strumento che riesce a liberare energia e fino a qui non c'è nulla di strano. Anche il motore a scoppio della mia macchina prende una miscela di ossigeno e benzina e ne ricava l'energia necessaria per spostarmi. Se volessi fare un motore nucleare, ovvero in cui l'energia viene ricavata da quella che tiene uniti neutroni e protoni nel nucleo, allora dovrei fare i conti con la radioattività. Questo è inevitabile. Il tipo di radiazioni dipende dal tipo di reazione che si va a fare. L'isotopo più comune del Nichel è il Ni-58 (ovvero con 58 tra neutroni e protoni); se a questo aggiungiamo un protone andiamo ad ottenere rame, nella fattispecie l'isotopo Cu-59 che ha una vita media di soli 82 secondi dopo di che decade in Ni-59 emettendo un positrone che subito si annichila in una coppia di raggi gamma di energia 511 keV ciascuno ed emessi in direzioni opposte (back-to-back). Il Ni-59 decade anch'esso ma con una vita media di migliaia di anni, quindi lo possiamo considerare per il nostro scopo quasi stabile. Il modo più facile per verificare che si tratti effettivamente di una reazione di fusione nucleare potrebbe essere il seguente:
      • Verificare che ci sia emissione di fotoni back-to-back da annichilazione di positroni durante l'esecuzione dell'esperimento. Vista la così breve vita del Cu-59, questa radioattività andrà a svanire pochi minuto dopo lo spegnimento del reattore. Gli scintillatori allo ioduro di sodio di cui hanno parlato durante la conferenza stampa, vanno benissimo.
      • Verificare un cambiamento del rapporto isotopico del nichel e in particolare la presenza di Ni-59. Per fare questo si può ricorrere o a tecniche di spettrometria di massa o ad analisi di spettrometria gamma.
  6. Durante l'esperimento in diretta non sono riusciti a rivelare questi fotoni back-to-back. Qualcuno del pubblico ha detto di aver misurato un aumento di circa il 50% del fondo di radiazioni, ma questo non concorda con quanto affermato nel report del Dott. Bianchini. E' stato proibito misurare lo spettro di radiazioni, ovvero l'energia, perché altrimenti (così hanno dichiarato) sarebbe stato un gioco da ragazzi scoprire il funzionamento del reattore. 
  7. Più rame che nichel. E altre affermazioni simili, sono state pronunciate in quantità da uno dei presentatori (credo il partner industriale). La presenza di rame in nichel puro sarebbe una prova a sostegno della trasmutazione, ovvero della fusione. Se però prendete la tavola dei nuclidi (io ne ho una sulla scrivania e almeno una decina appese per tutto il laboratorio) scoprirete che gli isotopi non radioattivi e stabili del nichel sono cinque: 58, 60, 61, 62 e 64. Questi fondendosi con un nucleo di idrogeno danno vita rispettivamente a Cu-59, Cu-61, Cu-62, Cu-63 e Cu-65. Di questi isotopi del rame solo il 63 e 65 sono stabili, tutti gli altri decadono al massimo in poche ore nuovamente in nichel. In altre parole per avere più rame che nichel dovrei partire da un campione di nichel arricchito nell'isotopo 62 e 64 che naturalmente si trovano solo a qualche percento di abbondanza specifica. Chiedo scusa se la cosa vi sembra complicata, ma purtroppo questa è la fisica. 
  8. Stranezze dei neutroni. Questa ipotetica reazione di fusione nucleare non coinvolge nessuna emissione di neutroni e infatti non sono stati misurati flussi di queste particelle durante l'esperimento in diretta. Però Focardi et al., in un articolo sul Nuovo Cimento del 99, parlano di emissione di neutroni nei sistemi Ni-H. Domanda: ci sono o non ci sono questi neutroni? 

Conclusione

Si tratta di una bufala? Questa è la domanda che vi starete ponendo e che volete che vi risponda. Quella che è stata presentata è una macchina in grado di alzare la temperatura dell'acqua, questo è assolutamente indubbio, ma questo lo fa anche il bollitore del te o la macchinetta del caffe di cui Levi ha chiesto brevetto. Non ho le informazioni necessarie per capire se l'energia per effettuare questo riscaldamento sia stata fornita dall'esterno o presa dal sistema stesso.

Personalmente sono molto scettico che il processo di produzione di calore possa avere un'origine nucleare. Non pretendo di fare io le misure, ma mi basterebbe avere tutti gli ingredienti per poter ripetere l'esperimento nel mio laboratorio senza nascondersi dietro ai segreti.

21 gennaio 2011

L'ingerenza

Scusate se mi prendo questa pausa tra un post spiritoso e uno calcistico per parlare di cose un po' più serie. A scatenare questa mia riflessione è stato il video L'ingerenza della Chiesa a seconda dei casi, trasmesso dal Corriere TV e che per comodità vi incorporo qua sotto.



Il messaggio di Pierluigi Battista è piuttosto chiaro: i politici italiani a volte direttamente, a volte attraverso la voce dei loro giornali, esprimono un giudizio a corrente alternata nei confronti degli interventi degli alti prelati sulla vita politica e sociale italiana. Se intervengono contro la legge sull'immigrazione, allora la destra ed in particolare la Lega alza la voce, se dicono la loro opinione sulle coppie di fatto allora la sinistra grida all'insostenibile ingerenza del Vaticano. E vero anche il contrario, come dimostrano i titoli dei giornali di sinistra di quest'oggi: tutti del tipo "Anche il Vaticano chiede al Berlusca di smetterla con le signorine". Permettetemi questo arrangiamento alla Vernacoliere.

A parte la considerazione ovvia a cui giunge lo juventino Battista, cioè che in Italia l'unica cosa che conta è la convenienza, mi domando è veramente ingerenza? Cioè se, per esempio, il Cardinal Bertone, capo dei Vescovi italiani, esprime il suo parere e ovviamente quello della chiesa italiana su un fatto della vita sociale italiana, allora si tratta automaticamente di ingerenza? Cosa rende differente Bertone dal sig. Rossi?
Voi mi direte, lui è un cardinale e rappresenta la chiesa italiana e quello che dice ha molta più risonanza, influenza le coscienze e di conseguenza il voto. Va bene, allora sostituiamo al sig. Rossi, qualcuno tipo Beppe Grillo, lui non è un cardinale, ma di sicuro le sue opinioni tendono a scuotere le coscienze di molti. Però se parla Beppe Grillo non è ingerenza, giusto?

L'immagine di Berlusconi apparsa su Foreing Policy.
Potreste dirmi, ma Bertone - leggi il Vaticano - è di un altro stato che, sfortuna vuole confina e ha rapporti molto stretti con l'Italia. Quindi in qualità di straniero non dovrebbe impicciarsi delle cose italiane. Scusate, ma questo argomento non regge, allora la stampa estera non dovrebbe mai mettere il naso fuori dal loro territorio nazionale. Pensate, per esempio, all'articolo apparso questi giorni su FP (Foreign policy) - una rivista americana - in cui si racconta tutto il Rubygate intitolando il servizio Confession of a Sexaholic. Cosa dovrebbe fare Berlusconi, accusarli di ingerenza? Magari lo farà... Lo stesso dicasi per i governi stranieri che più o meno palesemente lasciano trasparire le loro opinioni sugli omologhi degli altri stati.

Continuiamo il discorso. La chiesa non deve discutere perché lei ha il suo modo di vedere i valori (vedi la vita, la famiglia, la pace...) che potrebbe differire dal modo comune di pensare. Allora io rispondo, anche il presidente dell'arcigay Paolo Patanè ha il suo modo personale di pensare la sessualità, ma nessuno lo accusa di ingerenza quando va a manifestare in piazza per vedere approvati i suoi diritti.

Insomma, qui arriva la mia domanda: dove è il confine tra l'ingerenza e l'esprimere con forza l'opinione di una comunità? Sarei proprio curioso di sentire cosa ne pensate, perché questa è solo mia opinione discutibile.

14 aprile 2010

Microcredito

Il 2005 è stato l'anno internazionale del microcredito (prestiti relativamente contenuti a piccole imprese prive di garanzie in zone depresse). Nel 2006 il premio Nobel per la pace è stato assegnato a Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank in Bangladesh, istituto di credito che si occupa di microfinanza. Per qualche mese, in quel periodo, si è parlato di microcredito come di una miracolosa soluzione a tanti problemi di povertà in paesi con economie lente e non strutturate. Oggi non ne parla più nessuno (o quasi). Bolla scoppiata? O semplicemente argomento sufficientemente sfruttato che "non tira" più?
Un articolo sull'International Herald Tribune (la versione internazionale del New York Times) di oggi fa il punto della situazione: e la conclusione è abbastanza deludente. Il fatto è che il sistema funziona forse anche troppo bene e, come al solito, gli "squali" ne approfittano. Così, di fianco a istituti e associazioni che concedono prestiti a interessi ragionevoli (dall'8 al 35%), purtroppo ce ne sono molti che applicano tassi che, in maniera non sempre del tutto pulita, arrivano fino al 130%! E nonostante questo le richieste di finanziamento sono comunque numerose, non essendoci alternative.
Yunus ha affermato che il tasso di interesse dovrebbe essere tale da garantire il 10-15% di guadagno agli istituti. I quali si difendono asserendo che le spese per gestire 10 prestiti da 100 dollari sono molto più elevate di quelle per gestire un unico prestito da 1000 dollari. E intanto, il 75% degli istituti di microfinanza sono sopra i "parametri" di Yunus.
Guadagnare in operazioni di microfinanza non è ovviamente reato, fintantoché si rispettano le regolamentazioni economiche del proprio paese. Si chiama "social investing". Ma nessuno ancora ne sa dare una definizione accurata. Ma qual è il limite tra business lecito e sfruttamento? Nell'impossibilità di regolamentare il sistema, gli aspiranti debitori possono solo contare su associazioni non profit o siti web che cercano di fare chiarezza e di donare trasparenza alle diverse offerte di microcredito.
La nota positiva è comunque rappresentata dal gran numero di testimonianze di piccolissimi imprenditori che sopravvivono dignitosamente grazie proprio al microcredito. Insomma, il microcredito non basta, ma aiuta.

12 febbraio 2010

Buzz, qualcosa di cui non avevamo bisogno

Dopo il grande flop di Apple con il suo iPannolino, anche Google non ha voluto perdere il passo facendo un bel buco nell'acqua con il suo Buss di ... Ovviamente questa è una mia opinione, ma di questo Buzz appiccicato a Gmail non ne sentivo proprio la mancanza e tantomeno il bisogno. Onestamente non ho neppure capito tanto bene come funziona: è un qualcosa di simile a Facebook, ma con molti meno utenti e non è sempre ben chiaro quali siano i buzz-messaggi ancora da leggere.









BigG ci aveva già provato ad entrare nel mondo del social networking con Wave e anche in quell'occasione ne era uscito con le ossa rotta, ma non contento ci ha riprovato, ingrandendo la scala e anche le dimensioni dell'insuccesso. Voi lo avete provato? Come vi trovate?

Ho trovato questo video, proprio su Buzz, sulla guerra dei Social Network... fatevi quattro risate!

22 gennaio 2010

La democrazia della diversità

Questo articolo è una risposta a Una democrazia pesata apparso qualche giorno fa' su Fisici Insubria con sottofondo del Signor G


Quando ho letto tutto di un fiato l'articolo di Axel volevo subito, immediatamente, rispondere alle sue affermazioni, poi ho preferito temporeggiare per poter meglio articolare la mia risposta e nel frattempo anche altri hanno detto la loro e così, io, quasi fuori tempo massimo, mi ritrovo a dire la mia.

Per chi non ha letto l'articolo originale - male perché merita di esserlo! -cerco di riassumerlo in poche righe e Axel ha tutto il diritto di correggermi qualora avessi mal interpretato o trascurato qualche aspetto.
In una democrazia tutti hanno lo stesso valore e il voto di ciascun avente diritto conta esattamente uno indipendentemente dalla sua competenza in materia. Così quando l'elettore mette la sua X sul logo di un partito non importa se questo è un appassionato sostenitore del bene comune, un menefreghista che va a votare per riempire il vuoto della sua giornata, un facilmente impressionabile che si è lasciato abbindolare da un imbonitore televisivo, o qualcuno che a mala pena sa cosa sta facendo. Axel porta l'esempio della sua cara nonna e anche a me piace fare lo stesso. Mia nonna, ormai scomparsa da anni, era la prima ad esprimere la sua preferenza elettorale, aspettava che si aprissero le porte del seggio alle 7 della domenica mattina per essere sicura di fare in tempo a votare. Probabilmente il suo era anche un voto valido, nel senso che il segno di preferenza non usciva dai bordi, ma quanto questo rispecchiasse effettivamente le sue volontà politiche - che aveva - non mi è dato saperlo. Un esempio su tutti ci riporta indietro di una decina d'anni, quando gli italiani furono chiamati in una consultazione referendaria ad esprimere il proprio parere su una quindicina di quesiti. Mia nonna si presentò di buon ora al seggio e dovreste provare ad immaginare la faccia del presidente quando consegnandole il malloppo con tutte le schede si sentì replicare (ovviamente in dialetto, che però traduco): "No, no, così sono troppe... me ne dia solo due o tre...".



La proposta è quella di applicare una sorta di peso ai voti dei cittadini, in modo che i voti delle nostre nonne vengano sì tenuti in considerazione, ma per quello che valgono, mentre quello di chi è veramente partecipe alla gestione della Cosa Pubblica venga invece moltiplicato. Sia chiaro non si tratta di una discriminazione classista, il peso dipende dalle competenze e queste possono essere valutate in modo oggettivo. In fondo quando uno è malato non va a farsi vedere da un amico benzinaio, ma possibilmente cerca il luminare in quel campo specifico. Per valutare le competenze, propone un piccolo test, possibilmente elettronico e ovviamente anonimo, da superare prima dell'esercizio del voto e il risultato sarà utilizzato come peso. 

E qui inizia la mia risposta, che vorrei articolare su più punti.
  • Giudicare la competenza non è cosa semplice. Quale tipo di domande mettereste nel questionario? Se, per esempio, mettessimo: Ritiene importante la costruzione della TAV (Treni ad Alta Velocità)? con possibili risposte: Sì/No/Non lo so, allora le nostre nonne probabilmente cliccheranno - l'idea di una nonna che usa il mouse, già mi fa sorridere, su "Al su no", mentre il Sì o No si divideranno tra Destra e Sinistra e solo qualcuno risponderà con competenza in funzione delle sue capacità. E stiamo parlando della TAV, cioè di una ferrovia, non dell'energia nucleare! Vogliamo valutare la competenza in base al titolo di studio? Già mi sembra di sentire la sinistra comunista che grida nelle piazze che stiamo riportando l'Italia a prima della Rivoluzione Francese. E poi, ammesso che questo venga accettato, tra qualche anno ci sarà chi dice: Un avvocato di 75 anni in pensione non ha le stesse competenze oggettive di uno nel pieno della carriera. E poi si aggiungerà che un principe del foro deve avere un peso diverso da un avvocato d'ufficio. Per non parlare poi del fatto che un giorno Mister B. dirà che, essendo lui quello che è, il suo voto vale la metà più uno dei voti disponibili.
  • E' la media pesata la scelta giusta? Non mi riferisco allo strumento matematico... Siamo veramente convinti che introdurre un bias, seppur basato sulle competenze, sia la scelta giusta per ottenere un governo migliore? Come si può fare a convincere la gente? Chi si prenda la briga di andare a spiegare agli operai di una fabbrica che il loro voto vale uno mentre quello dei loro dirigenti, che hanno studiato, sudato per ottenere competenze e approfittato di una rete di esperienze vale dieci? Io no di certo. Quello che farei io è un questionario, anzi, un serissimo esame di competenze a chi vuole andare a sedere in parlamento. Però bisogna stare attenti, perché a meno di casi di eccezionale necessità, i governi devono essere costituiti da politici e non da tecnici. Ricordo che quando ero al liceo, l'Italia era stata governata da Dini con il supporto di un governo tecnico (spero di non fare confusione con le date e i nomi); io con altri ero contento di questa cosa: nei ministeri c'era, finalmente, gente ci capiva e non i soliti volti lisi e ingialliti che lo fanno solo per assaggiare il gusto del potere. La prof. di filosofia ha però subito smorzato i nostri entusiasmi: al ministero ci deve essere un politico con uno sguardo al futuro e non un tecnico impegnato a risolvere i problemi imminenti. Sarà vero? Non lo so, quello che mi sconcerta è che oggi la formazione del governo (vale qualunque sia il suo colore) è una delicatissima partita a scacchi, dove i ministri come le pedine vengono spostate da un ruolo all'altro solo per mantenere quel precario equilibrio che permette a tutti (loro) di restare al potere. Un esempio? Visto che prima ho parlato di Mister B., adesso mi riferisco al governo precedente che in fase di formazione ha visto il buon Mastella essere spostato dalla Difesa alla Giustizia in un batter di ciglio. Ora spiegatemi voi, come una persona con le competenze uniche richieste per essere ministro della difesa possa avere anche quelle per ricoprire la carica di ministro della giustizia. Nello stesso governo, l'ex-magistrato Di Pietro, anziché guidare il dicastero della giustizia, era assegnato a quello delle infrastrutture.
  • Facciamo un passo indietro. E' giusto valutare le differenze? O se volete, fino a che punto queste differenze devono essere pesate? Il principio alla base della democrazia rappresentativa dovrebbe di fatto già tenere conto delle differenze ammesso che gli elettori abbiano fatto il loro lavoro con consapevolezza e coscienza. Si potrebbe dire che, come non è permesso ai minorenni di votare, il diritto di voto viene assegnato solo a chi dimostra un interessamento alla vita del Paese. Per esempio, votano solo i lavoratori che pagando le tasse, sono interessati a sapere come verranno spesi i loro soldi. Ma mi viene freddo anche solo a pensarlo... Piuttosto bisognerebbe spostare, ancora una volta, l'attenzione verso i nostri rappresentanti. Infatti noi elettori li votiamo perché loro ci convincono; in realtà con la vigente legge elettorale, di fatto andiamo a scegliere il programma proposto da una coalizione, piuttosto che quello della fazione opposta, senza nemmeno guardare in faccia a chi si siederà a Montecitorio con il nostro nome scritto sulle spalle. Quindi la domanda è: li leggiamo veramente i programmi elettorali? E ancora più importante, abbiamo modo per verificare che questi vengono effettivamente rispettati? In politica si fa talmente tanto rumore e nei salotti televisivi si gioca a chi grida più forte che non è possibile fidarsi del sentito dire...
La conclusione, si perché una conclusione ci vuole! Se da una parte sono abbastanza sicuro che una maggior consapevolezza degli elettori sia un fattore imprescindibile per la qualità di un governo, dall'altra credo che il primo passo verso una nuova Italia possa arrivare da un rinnovamento delle persone volenterose che si offrono di rappresentare tutti gli altri. E in questo mi fa molto piacere leggere un post in cui giovani studenti dibattono apertamente di politica!

20 gennaio 2010

Il futuro della carta stampata


Se mi chiedessero quando è stata l'ultima volta che ho acquistato un quotidiano, non senza imbarazzo, sarei costretto a rispondere che purtroppo non ricordo. Andrebbe un po' meglio se qualcuno mi chiedesse quando ho sfogliato le pagine di un giornale, perché di solito lo faccio tutte le domeniche mattina quando al bar della piscina di Villaguardia aspetto che il resto della famiglia esca dagli spogliatoi. Sia chiaro sono un lettore avidissimo di notizie, ma quasi esclusivamente attraverso i siti web delle testate giornalistiche.

A scatenare questa mia riflessione è stato il rimbalzare, manco a dirlo, sul web della notizia che alcune testate giornalistiche stanno pensando seriamente (e alcune anche già attuando) la politica di far pagare i loro contenuti anche ai lettori on-line. A pensarci bene, non c'è nessuna differenza tra il giornalista che scrive sulla versione cartacea e quello che scrive sul sito web: entrambi vogliono essere pagati alla fine del mese. Se poi chi scrive è la stessa persona e, magari, è uguale anche l'articolo, allora viene spontaneo domandarsi: perché qualcuno dovrebbe pagare un euro per prendersi la briga di andare fino in edicola ad acquistare un giornale e poi doverlo smaltire, quando quasi a costo zero, può leggere le stesse cose senza muovere un passo?

Ricordo che al liceo - bei tempi - la prof di Inglese ci aveva fatto scrivere un tema circa le differenze tra il giornale tradizionale e quello televisivo. Allora infatti, sembrava che il duello dell'informazione fosse una gara a due tra carta e TV e nessuno immaginava quale potente rivale potesse nascondersi nelle pieghe della rete. Probabilmente quando mio figlio andrà a scuola comporrà un tema sulle differenze tra l'informazione televisiva e quella telematica dando per scontato che tutti i dinosauri che ancora leggono su carta si siano estinti. Sempre del liceo è il ricordo dell'emeroteca, quella saletta che nel corso dei 5 anni ha cambiato più volte ubicazione e che conteneva i giornali a cui l'istituto scolastico era abbonato. Era stata la prof di filosofia a spiegarci che il nome emeroteca deriva dalle parole greche giorno e custodia e ben si applica al caso dei quotidiani: non vale la pena conservarli per più di un giorno. Adesso con le testate online, le notizie evolvono di minuto in minuto e nel giro di un giorno i siti dei giornali cambiano completamente d'aspetto e di contenuto. Volete un esempio calzante? Dopo il posticipo della serie A che di norma vedo a casa di mio papà, ascolto l'intervista agli allenatori poi vado a casa e subito leggo sulla Gazzetta.it il commento a caldo della partita.

La mia opinione è che la versione on-line è molto più pratica e rispecchia maggiormente le esigenze del lettore, o per lo meno le mie: è aggiornata in tempo reale, gli articoli sono scritti in modo conciso e più incisivo e se, a questo, si aggiunge la potenza del web per la carta stampata non c'è speranza. In particolare ci sono tre aspetti che rendono le testate on-line superiori:
  1. L'ipertesto. Se all'interno di un articolo, l'autore vuole presentare ulteriori dettagli, grazie all'ipertesto può mettere un link o ad un altro articolo o ad una sorgente esterna e il lettore non deve fare altro che cliccare sulla scritta in blu sottolineata. 
  2. L'interattività. Se volessi replicare ad un articolo apparso su un quotidiano dovrei preparare una lettera ed inviarla al direttore e poi magari aspettare qualche giorno prima di vederla comparire nella pagina della posta con qualche riga di risposta. Sui giornali on-line - anche se non tutti offrono questa possibilità - i commenti dei lettori sono immediati e leggere cosa pensano anche altri è, a volte, ancora più interessante della notizia stessa.
  3. La pluralità. Se sul corriere.it leggo una notizia presentata in modo fazioso e volessi sentire anche altre campane non devo andare in edicola ed investire un altro euro, semplicemente scrivo repubblica.it nella barra dell'indirizzo e vedo cosa succede.
Se tutti facessero come me, la carta stampata avrebbe un futuro molto breve e onestamente sarei un po' spaventato al pensiero di giornali on-line a pagamento; visto l'uso e l'abuso che ne faccio, la mia fame di informazione rischierebbe di venirmi a costare troppo. Però posso anche capire che le inserzioni pubblicitarie tra le pagine web non rendano altrettanto bene quanto la moneta da un euro per acquistare la propria copia. La mia speranza è che tutto resti così come è, ma non so fino a quando tutto questo durerà.

26 dicembre 2009

iPhone, ti voglio!

Vi scrivo questo post per raccontarvi le mie opinioni, quasi esclusivamente, tecniche circa il gioiello telefonico di casa Apple (3GS 16 Gb) che mio cognato ha acquistato in occasione delle pazze spese natalizie. Prima però vorrei dirvi che nonostante la società consumistica in cui viviamo tenda a convincerci che abbiamo sempre bisogno di cose nuove e alla moda, credo che spendere quasi 600 euro per un telefono cellulare non sia il miglior investimento per il sudato stipendio. Fatta questa doverosa premessa, veniamo all'oggetto del desiderio di molti.


Serve un computer e la carta di credito

Appena acceso, vi accorgerete che quanto riportato nelle brevissime istruzioni è proprio vero. Se non avete un computer (PC o Mac) con iTunes installato non andrete molto lontano perché per poter sbloccare il vostro iPhone dovrete collegarlo al computer con il cavo USB in dotazione e seguire le istruzioni che compariranno in iTunes. Senza questa operazione di sblocco, il vostro iPhone sarà in grado di eseguire solo chiamate di emergenza; è possibile che esista un modo per evitare questa operazione, ma avendo il computer a portata di mano non mi sono fatto troppe domande. Il fatto di richiedere iTunes installato difatto esclude anche la possibilità di attivare l'iPhone a tutti gli utenti Linux. Questa affermazione però deve essere ancora confermata.

Il vero problema  compare subito dopo, perché terminato lo sblocco, ti viene chiesto di registrare il tuo dispostivo sul sito Apple Store in modo da poter scaricare direttamente dal web tutte le applicazioni, i video e la musica per il vostro fiammante telefonino. Durante la registrazione vi viene chiesto, come al solito, di fornire tutti i vostri dati anagrafici e, novità, anche le informazioni della carta di credito. Sì avete capito bene, la carta di credito: perché nonostante l'iscrizione all'Apple Store sia completamente gratuita, alcuni dei contenuti che potete scaricare da lì sono a pagamento e i soldi vi verranno presi dalla vostra carta. E per chi, come mio cognato, una carta di credito non ce l'ha? Il problema ha una facile soluzione, infatti se vi registrate su Apple Store non attraverso la procedura di registrazione dell'iPhone, ma quella generale per la creazione di un Apple ID, allora potrete scegliere anche di non inserire nessun metodo di pagamento predefinito. In seguito potrete andare ad aggiungere al vostro Apple ID, il nuovissimo telefonino che avete tra le mani. Trovate una bella e semplice guida a questo indirizzo.

Senza Internet...


Fatto tutto questo, il vostro telefonino di ultima generazione sarà pronto per essere toccato. Questa è la parola esatta, la prima sensazione che avrete sarà che finalmente avete un telefonino da accarezzare, pizzicare e sfiorare delicatamente. Se siete anche solo minimamente appassionati di elettronica, saranno sufficienti pochi istanti per innamorarvi follemente di questo telefono, dal look accattivante, dal sistema operativo veloce e scattante anche se non sempre di facile comprensione per chi è digiuno di informatica e da quell'immenso touch screen che fa tutto quello che gli chiedete. E poi ci sono le innumerevoli funzioni... Il grosso limite è che parecchie di queste funzioni richiedono l'accesso alla rete Internet per poter funzionare correttamente, altrimenti il vostro bellissimo e costosissimo iPhone avrà le stesse funzioni del mio vecchio e sgangherato samsung, ovvero telefonare, inviare sms e fare fotografie. Ah dimenticavo, potete anche inviare MMS e usare la calcolatrice..., ma per questo non spenderei 600 euro per una mela morsicata.

Questo è il motivo per cui tutti i provider telefonici offrono il melafonino con contratti per l'accesso a internet attraverso la tecnologia 3G e qui arriva la mia seconda osservazione. Siete sicuri di volere pagare qualche altro euro al mese per aver accesso a Internet dal cellulare? Siete proprio sicuri di averne bisogno? Tra il dire e il fare esiste anche la via di mezzo, quella di utilizzare la connessione Wi Fi dell'iPhone in tutti quegli ambienti dove questa è disponibile gratuitamente. Mio cognato ha scelto questa terza via e utilizza il wireless da casa sua, da casa mia e dall'università: in tutti gli altri ambienti, per il momento, ha deciso di farne a meno e io apprezzo molto questa sua scelta.

Colleghiamoci

Collegarsi ad internet è una cosa dalla banalità sconcertante. Nel caso di una rete wireless dovete semplicemente scegliere il giusto nome dalla lista di quelle disponibili ed inserire la password. Esattamente come avviene sui computer con sistema operativo Mac non dovete preoccuparvi di specificare il protocollo di sicurezza della rete, il telefonino sa già lui quale è la scelta giusta per voi e si guarda bene dal porvi domande imbarazzanti delle quali potreste non sapere la risposta. Nel momento in cui confermate la password vi ritrovate immediatamente proiettati in internet: la navigazione con Safari, il browser predefinito, è velocissima e la tastiera qwerty estesa sul display è veramente di facile utilizzo. Se poi volete avere un po' più di agio basta che ruotate il cellulare di novanta gradi e tutto si girerà di conseguenza allargandovi la visuale e la tastiera. Mentre navigate nel web, provate per esempio a scorrere i post dell'unico-lab, scoprirete come è semplice e intuitivo il sistema touch screen: a seconda di come muovete le dita sull'ampio schermo sposterete verso l'alto o il basso la pagina, potrete ingrandirla o cliccare sopra un collegamento. Dopo pochi istanti farete tutte queste operazioni senza pensarci perché vi verranno naturali.

Configurare la posta elettronica è altrettanto banale. Cliccando per la prima sull'icona con la bustina compare un mini elenco con un certo numero di servizi di posta elettronica, tra cui ovviamente Gmail. Mettete il vostro nome utente e la password - niente più di questo - e avrete accesso alla vostra mail box, esattamente come se foste davanti al Pc e con una buonissima velocità.

E Facebook?


Come si può stare senza il Faccialibro? Manco a dirlo esiste un'applicazione specifica per il più popolato dei Social Network. E' gratis e la si scarica direttamente dall'Apple Store e in un paio di click ti ritrovi in compagnia dei tuoi amici virtuali e dei loro messaggi e per aggiornali basta scuotere il telefono et voilà verranno caricati tutti i nuovi post.

Il numero delle applicazioni è in continuo aumento e molte di queste sono gratuite. Il mio consiglio è quello di passare in rassegna quelle più popolari e vedere cosa si trova di interessante. Ma attenzione a cosa scaricate, io - forse sono un po' paranoico - ma mi fiderei solo dei contenuti offerti sul sito ufficiale di Apple per non imbattermi in brutte sorprese dopo.

Poi ci sono innumerevoli trucchi da scoprire, come per esempio, sapete come ho realizzato gli screenshot pubblicati in questo post? Niente di più semplice, mentre tenevo premuto il tasto home, ho pigiato sul tasto e la foto è arrivata direttamente nella cartelletta delle fotografie...

E se mi perdo?


Cioè, immagina di essere in giro e di aver perso l'orientamento, anziché guardare le stelle, adesso può chiedere indicazioni al tuo iPhone che integra anche un GPS. A parte il ricevitore del segnale satellitare, sul telefonino è pre-installato anche l'applicativo Mappe di Google e cliccando sul pulsante a forma di mirino, la vostra posizione verrà localizzata sulla mappa che potrete guardare anche in formato foto satellitare. Anche in questo caso, però, necessitate di una connessione ad Internet, quindi a meno che abbiate un contratto per il traffico dati, altrimenti potrete usare le mappe solo per andare dal bagno alla cucina del vostro appartamento.

Credo che esistano anche versioni per iPhone di strumenti di navigazione tipo TomTom e simili, in cui l'intero contenuto delle mappe è salvato nei preziosi gigabyte del vostro cellulare e che quindi non abbiate bisogno di una connessione continua alla rete. Però su questo non sono per niente sicuro... Di sicuro, potete sfruttare la bussola elettronica incorporata purché non siate troppo vicini ad un campo magnetico.

Conclusioni

Se siete amanti dell'elettronica, state il più lontano possibile da questo giocattolo, dopo pochi minuti non riuscirete più a farne a meno. Se non siete amanti, allora probabilmente non avrete letto questo post e non vi interessanno di certo le mie opinioni a riguardo...

14 dicembre 2009

Berlusconi: perché tanto odio?


Ieri sera ho scoperto guardando il Tg che Silvio Berlusconi era stato attaccato da uno psicopatico proprio al termine di uno dei suoi comizi. Sono rimasto colpito. A leggere con distacco la notizia l'aggressione è in realtà piuttosto lieve specie se comparata con quelle che quasi quotidianamente avvengono sotto la spinta della malavita organizzata. Ma il fatto che la vittima in questione fosse il Presidente del Consiglio ha aumentato in me il senso di preoccupazione.

Poco dopo, leggevo su Facebook le considerazioni e i commenti di alcuni - pochi a dire il vero - di amici che dicevano più o meno così: sono contro alla violenza, ma gli sta bene perché se l'è cercata. È vero che ma è una congiunzione avversativa, però non riesco proprio a conciliare le due metà di questa affermazione.


Questa mattina il Corriere.it riportava la notizia che il popolo dei Social Network non ha esitato ad esprimere la propria opinione a volte usando anche parole pesanti. Su Twitter, un utente italiano metteva come suo stato (in lingua inglese): perché la gente odia così tanto Berlusconi? In un primo momento non ho dato peso a questa domanda, ma poi ho voluto provare a rispondere.


Si tratta davvero di odio? 

La mia prima considerazione è: ma è davvero odio? Insomma mi sembra addirittura normale che un elettore del partito X possa provare un po' di antipatia per il leader del partito Y, specie quando questo leader è anche il capo del governo. La destra dice che questo clima d'odio è tutta colpa della sinistra che invece di far opposizione si ostina a dare addosso a Berlusconi. Secondo voi,  assalire un esponente politico è semplice antipatia? Secondo me no. Mi dispiace, ma sta volta si è esagerato.

Quali le ragioni dell'odio? 

Come già detto, qualcuno afferma che in fondo, il Berlusca questo odio se lo è cercato con le sue dichiarazioni e con il suo atteggiamento. Devo ammettere che Berlusconi non è una persona particolarmente simpatica, ha spesso atteggiamenti strafottenti e supponenti. Ma non ci credo che questo possa giustificare una statuina in faccia. Forse mi sbaglio, ma dovete cercare di convincermi.

Mi piacerebbe scavare nelle origini di questi sentimenti. È perché è di destra? Direi di no, anche Fini e La Russa sono di destra: trovano l'opposizione politica degli esponenti di sinistra, ma nessuno inneggia alla loro morte (come gruppo su Facebook). 

È perché è al potere? Mi sentirei di dire di no, perché quando al governo c'era Prodi ho visto tanti scontri, ma nessuno di questi è finito con qualcuno all'ospedale e qualcun'altro in galera.

È perché è ricco? Credo che questa sia una buona motivazione. Berlusconi è pieno di soldi, li ha fatti in modi più o meno leciti e con più o meno sudore della fronte; quello che ha voluto lo ha sempre ottenuto. E noi, o almeno quelli che lo odiano, soffrono di un complesso di invidia: lui ha e noi non abbiamo. Lui vuole e ottiene, noi desideriamo, soffriamo e non sempre otteniamo la giusta ricompensa della nostra fatica.

Io non trovo altre motivazioni, ma magari voi avete dei buoni suggerimenti da darmi. Cosa dite facciamo un bel sondaggio come ai bei vecchi tempi?

9 novembre 2009

Sociologia al GF10

Scusate il disordine, ma scrivo questo post riempindolo con pensieri di getto che senza filtro escono dalla testa per finire sulle dite che schiaffeggiano la tastiera. Se non riuscite a seguirmi nel discorso, tranquilli non siete voi ad essere lenti, sono io ad essere troppo incasinato.

Sto sistemando la cucina dopo cena, già con il morale in cantina. Alla TV finisce Striscia e inizia il GF, il cui tema della serata è ovviamente la rivelazione che Gabriele ha fatto ai membri della casa di essere una lei in procinto di diventare un lui. In pratica, ci ha spiegato che anche in Italia esistono i transessuali, come se nessuno di noi ne avesse mai sentito parlare prima.

Interviene il serafico Alfonso Signorini. Premetto che nella mia personalissima scala delle antipatie questo personaggio si colloca al secondo posto alle spalle dell'irraggiungibile Giacobbo e tamponato dal dietro - non fate della facile ironia - da Alessandro Cecchi Pavone. Dicevo interviene Signorini per dire che la reazione degli altri concorrenti alla rivelazione di Gabriele / Elettra è anormale. L'hanno presa troppo bene, sono troppo tolleranti, troppo santi! Ci deve essere qualcosa di falso perché questa non è l'immagine del nostro Paese.

Oh mio Dio. Illuminato sulla via di Damasco. I concorrenti del GF non sono un campione statisticamente rappresentativo degli Italiani. Adesso, caro Signorini, non vorrei farti una lezione né di sociologia, né tantomeno di statistica... ma ti ci voleva la rivelazione di un trans per farti capire che non tutti i giovani italiani affidano le loro aspettative, le loro speranze e il loro futuro a farsi vedere in mutande mentre oziano in Tv tutto il giorno?

Grazie Gabriele, adesso grazie al tuo outing so - e ne ho la prova - che io non sono rappresentato dai concorrenti della casa. E di questo ne vado fiero!