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1 giugno 2012

Le due fortune del baseball

Permettetemi di catapultarmi indietro nel tempo di qualche anno... diciamo una ventina d'anni. A darmene l'occasione è stato un amico/lettore che mi ha raccontato di essere stato allo stadio a vedere una partita di baseball e a me, come nei film, è partito il flash back. Ero al liceo, dovrei dire eravamo al liceo perché a quell'età si fa tutto in gruppo o "compagnia" come si diceva. Prima lezione di educazione fisica dell'anno, l'insegnante, lo stesso dell'anno precedente e che quindi già ci conosceva, ci fa schierare tutti nella palestra nuova e lui passeggia avanti e indietro aspettando il momento giusto per parlare. Quando arriva, si ferma, si gira verso di noi e dice: "Voi c'avete due fortune: 'a prima è che la scuola ha comprato il materiale per il baseball e la seconda è che io [pausa] conosco il baseball". Detta così non fa ridere, ma se ci aggiungete un forte accento napoletano, il fatto che nella parola baseball ci mettesse almeno due o tre esse e provate ad immaginare la sua gestualità nell'atmosfera che aveva creato, allora sembra l'incipit di un film comico demenziale con il compianto Leslie Nielsen.

23 maggio 2012

Era lì, in basso a destra, sul desktop

Terrore e sgomento. Le due sensazioni che ho provato ieri sera mentre diventava visibile il desktop del mio pc di casa dopo essere uscito dalla modalità di risparmio energetico. Era lì sul desktop, nell'angolo in basso a destra e adesso non c'è più! Per spiegarvi l'accaduto, senza che pensiate che mi sono ammattito, devo fare una breve premessa. Qualche giorno fa, parlando con un amico, mi è tornato alla mente di un lavoro che avevo fatto per la mia tesi di dottorato e che avevo persino mostrato nella presentazione di difesa. Così incuriosito, mi sono riproposto di riguardare quelle diapositive preparate una vita e mezza fa.

23 marzo 2012

Buon compleanno

Festeggiare il tuo 36° compleanno con i nostri splendidi bambini è la felicità più grande che ci sia, perché ci vogliamo bene e siamo proprio una bella famiglia, quella che ho sempre sognato fin da ragazzina. Grazie per tutto e buon compleanno amore da tutti noi.

21 novembre 2011

Nostalgia da cartone animato

Rispondo qui all'amico Giorgio che in un suo recente articolo ha parlato dei cartoni animati dei bambini degli anni 70. Io sono nato nella seconda metà di quegli anni e non ricordo cartoni animati, o meglio ho un ricordo di mio nonno - che è morto quando avevo 3 anni - che mi faceva vedere su un vecchio televisore a tre canali in bianco e nero gli episodi di Dolce Remi.

I cartoni animati che hanno fatto la mia fanciullezza sono però altri e sono decisamente degli anni ottanta. Stiamo parlando di capolavori come Sampei il pescatore con le sue avventure che ogni bambino vorrebbe ripetere. E come dimenticare poi i giganti della robotica giapponese, come il mitico Jeeg Robot d'acciaio? Quante volte l'ho visto sfrecciare con la sua motocicletta e chiedere alla compagna di lanciargli i componenti.

Adesso di cartoni animati ne faccio quotidianamente un'indigestione. Giacomo, ne ha parecchi preferiti. A partire dal grande schermo, i suoi disegni animati preferiti sono l'orco Shrek, Buzz and Woody della saga di Toy Story e, solo recentemente sotto l'influenza dei compagni d'asilo, anche la fiammante Saetta McQueen di Cars. A metà tra il grande e il piccolo schermo, a farla da padrone è l'inimitabile Handy Manny, l'aggiustattutto, di cui il piccolo Jack ha tutti i personaggi attrezzi. Passando alla Tv, noi dobbiamo ringraziare il digitale terrestre per il canale 43 - Rai YoYo, che trasmette solo programmi sicuri per bambini. A farla da padrone sono il postino Pat e il pompiere Sam, ma ci piacciono molto anche gli episodi di Minuscule (pure il sito è stupendo) e le Fiabe Ungheresi, che di sicuro non sono un cartone moderno, ma che ancora riscuote molto successo. 

A proposito, potrebbe esserci una nuova invasione di cartoni animati su Facebook, quindi siete doppiamente incoraggiati a fare un viaggio nei vostri ricordi.

6 agosto 2010

Ispra avamposto per la pace

Cinquantuno anni fa, in una calda giornata di fine luglio, l'Italia entrava nell'era nucleare portando alla criticità Ispra 1, il suo primo reattore di ricerca a fusione. Basato su un progetto americano venne realizzato in tempi record dall'allora Comitato Nazionale Ricerche Nucleari in quella che era solo una povera brughiera sulla sponda orientale del lago Maggiore abitata da contadini e pescatori.

Ispra 1, adesso in una fase molto avanzata di disattivazione, ha fatto la storia degli atomi in Italia ed è degnamente celebrato in questo lungometraggio ripescato dagli archivi dell'Enea e che ho il piacere di incorporarvi in questo post.








Lo abbiamo riscoperto ieri pomeriggio al ciclotrone, una delle poche installazioni nucleari del centro di ricerca di Ispra ancora in piena funzionalità.

Il  video dura oltre 40 minuti, quindi stento a credere che ancora esista qualcun altro capace di vederlo tutto, ma ci sono degli spezzoni che meritano assolutamente di essere visti. Ve li riporto qui sotto con il minuto esatto a cui dovete posizionare il cursore.

Da 0:00 a 2:15. Come perdersi un inizio di questo genere! Qualcosa a metà tra il documentario Luce e il film di fantascienza. Chissà poi perché le reazioni nucleari fanno quel clangore metallico che sembra piuttosto la scocca di una nave che si schianta contro un iceberg.


Da 5:06 a 5:21. Chicca da non perdere assolutamente. Lo speaker osservando un operatore che lavora ad una glove box lo paragona ad un personaggio da fantascienza. Immaginate come ci sarà rimasto male, lo speaker, quando gli avranno fatto vedere qualche episodio di Star Trek.

Da 5:48 a 8:40. Come si produce uranio metallico. Questa è una parte molto interessante e ben fatta. Era ovviamente tutto fatto sul sito, dal combustibile alla pressa e al forno per realizzarlo. Questa era una prassi normale al centro, così dicono i vecchi colleghi, che però è andata a perdersi con il tempo.

Da 12:10 a 18:31. Arriva il reattore. Momento storico. Lo so che sono parecchi minuti, ma vedere tutti questi operai che lavorano come formichine instancabili mi ricorda altre imprese umane, come la corsa per lo sbarco sulla luna.

Da 27:34 a 28:58. La mensa! Ovvero quella che oggi si chiama mensa vecchia! Devo dire che a parte il mobilio, lo stile è rimasto un po' quello.

Da 34:00 a 35:51. Altro momento cult.  Le porte di ingresso al sala del reattore con i monitori mani piedi. Questi strumenti ci sono ancora e anche al ciclotrone anche se agli indicatori analogici è stato sostituito il display di un computer con Windows. E ancora quel clangore metallico. Poi c'è la spiegazione, imperdibile, dello schema del reattore a partire da un modellino. Dovete tenere a mente che Ispra 1 era un reattore di ricerca, ovvero un reattore in cui è possibile inserire e togliere campione da irraggiare per studiare le reazioni nucleari in corso.

Da 36:22 a 39:18. Ecco come sono fatti gli elementi di combustibile e anche una pillola di fisica nucleare, il minimo necessario per spiegare come funziona un reattore a fissione. Intorno a 38:35, notate il tecnico di radioprotezione... Anche noi al ciclotrone avevamo un sistema di interfono che è però stato rimpiazzato da più comodi telefoni e un sistema di altoparlanti. Avevamo anche video camere, ora sostituite da web cam controllate da un internet browser.

Da 39:27 a 42:00. La sala controllo e la prima criticità. Un reattore si dice critico quando la reazione di fissione viene autosostenuta dal flusso dei neutroni prodotti dalla reazione stessa. E' un po' come il primo avviamento. Notate come il direttore di sala controllo non abbia nemmeno un computer, ma un regolo per far di conto. Altri tempi!

30 ottobre 2008

Giana: un tuffo nel passato

La mia storia di dipendenza dal computer inizia quando ero ancora alle elementari, cioe' quando ci trovavamo ancora nell'era preistorica dei computer e i "Personal" erano solo di un paio di tipologie, collegati ad un mangiacassette e molto spesso ad un normale televisore di casa.

Frequentavo la terza elementare quando mio papa' ha acquistato per il suo lavoro un Commodore 64, inizialmente senza alcun "optional" per poi andarlo ad espandere trasformandolo nella Ferrari dei PC del tempo. Io non sono mai stato un grande giocatore, nel senso che avevo pochissimi giochi e mio papa' non sopportava l'idea che uno strumento tanto nobile quanto il PC potesse venir declassato a macchina per giocare. Adesso, ad essere onesto, la penso esattamente come lui, soprattutto perche' al giorno d'oggi ci sono delle Console per giocare, se proprio uno volesse. Ma allora, nel pieno della fanciullezza, ho spesso desiderato perdere interi pomeriggi armeggiando con un Joystick per superare livelli crescenti di difficolta' e uccidere mostri sempre piu' brutti e cattivi anche se dai profili molto spigolosi.

Il mio gioco preferito, che era anche il preferito da mia sorella, era la mitica Giana, ovvero la controparte femminile di Super Mario. Non so perche' ma questo gioco piaceva anche a mio papa' tanto che per convincerlo a lasciarmi giocare un po', bastava dire: "per favore, gioco solo a Giana...".

Questa mattina, leggendo Punto Informatico, ho scoperto che alcuni nostalgici sono riusciti a far tornare Giana in vita rendendola scaricabile in modo gratuito dal loro sito. Serve avere un emulatore per Commodore 64, cosa non difficile se cercate su questo sito dove ne trovate parecchie versioni per ogni sistema operativo. Quasi quasi nel week end investo un paio d'ore di buon divertimento con una cara vecchia amica.

20 giugno 2008

Vi ricordate l'esame di maturita'?

Ieri sera guardavo al TG il servizio riguardante il secondo giorno delle prove scritte dell'esame di stato. Poi, prima di dormire, ho dato un'occhiata alle news sul mio pc e trovo un articolo di un blogger che seguo da lungo tempo: l'autore, nonche' insegnante di scuola superiore, racconta una scena incresciosa avvenuta proprio ieri nella sua scuola.

Cosi' sono andato a letto con questo coccolone da Radio Nostalgique e nella memoria sono ricomparsi quei momenti ormai lontani nel tempo, di quando l'esame si chiamava maturita', c'erano solo due prove scritte, un membro interno e il voto massimo era solo 60! Per i piu' giovani lettori, potra' sembrare il paleolitico, ma giuro non e' poi cosi' lontano nel tempo e, con me, ci sono parecchi sopravvissuti di questa era geologica.

Cercando nella memoria mi e' tornato in mente che la mattina del tema d'italiano mi sono alzato tutto agitato e come prima cosa nel lavare i denti ho mandato in frantumi il bicchiere con gli spazzolini. Poi ho messo la mia camicia azzurra portafortuna e ho preso due fazzoletti di stoffa, bianchi, puliti e perfettamente stirati. Sono sceso in garage e prima di montare sulla mia fidata Vespa 50 ho riletto per l'ultima volta un tema di prova che avevo scritto sulla Monaca di Monza... I promessi sposi sono un classico, possono sempre uscire, ricordo diceva la prof di Italiano.

Quando sono arrivato nel piazzale del liceo c'era gia' un sacco di gente nonostante io fossi in abbondante anticipo, perche' tutte e cinque le quinte venivano riunite nell'aula magna dell'istituto e sorvegliate dalle due commissioni d'esame e tutti i membri interni. Di preciso non mi ricordo che tema ho fatto, credo che fosse a proposito dello sviluppo tecnologico o qualcosa di simile, mi ricordo che ad esame finito, la prof di Italiano, nonche' nostro membro di commissione mi disse che avevo fatto il miglior tema della mia vita! Una bella fortuna...

Il giorno dopo: lo scritto di mate. Per quello ero un po' piu' tranquillo. In fondo, ho sempre avuto una maggior propensione per le materie scientifiche piuttosto che per quelle umanistiche. Cosi' il secondo giorno, l'ingresso in aula magna mi e' stato di molto semplificato perche' c'era un gruppetto di miei compagni che si erano gia' accapparati i posti nell'angolo in fondo e mi hanno scortato fino al posto a sedere appositamente riservato per me. Credo di averli aiutati un pochino, ma non troppo perche' in fondo erano bravi anche loro, serviva forse una maggior spinta di coraggio.

E poi e' arrivato l'orale. Prima materia (quella scelta da me) inglese, seconda materia (quella assegnata dalla commissione) fisica. Non ricordo una particolare tensione per l'orale, forse perche' parlare in pubblico non mi ha mai messo una gran ansia. Ad essere onesto ero piu' preoccupato il giorno prima quando ero andato al liceo a vedere quale materia mi avesse assegnato la commissione. Ricordo che qualora mi avessero cambiato la materia: per esempio filosofia al posto di fisica, allora sarei stato proprio nei guai.

E voi cosa ricordate della maturita'? Di quando l'esame era vero e si superava senza fare le foto al testo dello scritto e senza cercare su internet di nascosto le soluzioni con i telefonini?

6 aprile 2008

E vai...e vai...e vai!!!

Eccomi qua! Come promesso e come doveroso per tutti voi, che mi avete sostenuto in modi diversi, in questo post vi racconterò tutto e di più del giorno della mia laurea.
La mia "carriera" universitaria è iniziata nell'anno accademico 2000/2001. L'ambiente che inizialmente mi ha accolto era molto diverso da quello che mi aspettavo, sembrava di essere ancora alle superiori, con il solo intoppo di dover cambiare aula ad ogni lezione. Però non era neppure così faticoso, perchè i corsi della mia facoltà erano tenuti totalmente al PIME (sede distaccata dell' Università Cattolica), ed effettivamente bastava scendere o salire al massino di due piani per seguire il corso in programma. Si, in programma, perchè il primo biennio era costituito solo da corsi/esami obbligatori, già precostituiti nel piano di studi. Quindi tutti noi studenti ci ritrovavamo insieme per tutti i corsi; l'ironia era che questo non era considerato dagli organizzatori che lasciavano tra una lezione e l'altra un paio d'ore...da quell'anno ho iniziato a dipendere dalla caffeina!
La mia "vita" universitaria già l'anno successivo aveva perso la sua priorità nella mia vita. Volevo lavorare. Durante il mio secondo anno mi iscrissi poi ad un corso a Brescia per diventare maestra montessoriana, per poter così lavorare e realizzare il mio sogno. Non seguii più i corsi universitari, tranne al terzo anno ne scelsi alcuni che realmente mi interessavano. Di strette amicizie non sono riuscita a instaurarne molte, erano solo compagne con le quali scambiarsi eventuali appunti, prestarsi/vendersi testi, commentare prof. e esami. Con una ragazza pugliese, Ilaria, ho invece, condiviso molte esperienze: ci trovavamo agli esami dell'una o dell'altra per sostenerci a vicenda; ci iscrivevamo agli stessi esami nella medesima sessione per poterci aiutare e anche se raramente riuscivamo a studiare assieme. Avevo trovato un'amica in un ambiente distaccato e spesso indifferente al senso dei rapporti, che invece sono alla base della vita.
Gli anni si sono poi susseguiti, alternando sessioni nelle quali riuscivo a portarmi avanti ad altre nelle quali mi ancoravo e mi facevano vedere la fine sempre più lontana.
Ma perchè gli esami per gli studenti lavoratori (soprattutto per quelli inseriti nello stesso ambito di studio) non sono agevolati, ma appesantiti da una mole ancor più gravosa di libri da studiare?

La lettera di conovocazione sembrava non arrivare mai...ma ecco un'attesa e-mail dal mio stimatissimo prof.: Sara Bulgheroni 3 aprile ore 9.00.
Il sabato precedente eccomi davanti al computer per buttar già la presentazione, bella, storicamente precisa, ma troppo distaccata dalla mia esperienza lavorativa.

3/4/'08: ore 5.35 sveglia, treno delle 6.27 da Malnate, arrivo in università ore 7.45. Bacheca delle lauree odierne con successione dei candidati e rispettive aule. Il mio nome era il primo della breve lista e i candidati non erano trascritti in ordine alfabetico. Aula 129, ancora chiusa, nessun bidello all'orizzonte per chiedere informazioni, ma eccone forse uno...no falso allarme.
L'attesa passò velocissima, nemmeno il tempo di pensare realmente che ormai ero ad una svolta effettiva, una meta, insomma il milione a "Il milionario" (magari!); telefonate a toto per capire se, lui, Fra e Carluccio, sarebbero mai arrivati in tempo...ed eccoli entrare dalla porta!
Pochi istanti dopo con aria serena arriva anche il mio prof, il quale con una stretta sul braccio comprende la mia ansia e mi raccomanda di stare tranquilla.
Porca vacca...toccava già a me!!! Appena entrata, cercando di seguire tutte le indicazioni comportamentali, mi sedetti e iniziai a discutere la mia tesi, solo dopo che il Presidente mi invitò a farlo. Partii spedita, ma "l'impatto fotografo" mi portò fuori binario e verso la fine posi un improvviso cambiamento alla mia argomentazione, penso che questa sia stata la mia salvezza, sono riuscita a esporre il metodo come lo sentivo io, come lo vivo io.
Purtroppo il tempo a mia disposizione non era molto e la mia presentazione fu interrotta poco prima della frase "clu".
Il mio prof. mise in risalto il perchè parlare anora oggi del metodo Montessori e quanto questo elaborato sia nato da una esigenza professionale di approfondimento e di ricerca di realtà che completassero la mia. Solo il correlatore dopo un esplicito elogio al mio estratto storico, mi pose una domanda. Voleva una chiarificazione al riguardo del rapporto tra la Montessori e un noto pedagogista, Dewey. Francamente ricordo di essere stata molto breve nella risposta e forse poco esaustiva.
Il momento più emozionante è stato quando ci hanno richiamato per la proclamazione. Avevo un sorriso stampato sul viso, ero felice ancora prima di conoscere l'esito (100/110). Vi lascio immaginare dopo.

In un altro post vi racconterò nello specifico il perchè avevo sensi di colpa la sera prima, ma soprattutto con quale metodo di studio sono riuscita a superare gli esami. Fatevi raccontare invece da Toto come ho superato l'esame d' informatica e dopo quali mosse me lo hanno approvato sul libretto!

7 febbraio 2008

4B: gita a Roma 1994

Con gli stessi permessi avuti precentemente, ricevo (da Valentina) e pubblico alcune foto della gita di quarta; in quell'occasione abbiamo onorato Roma della nostra presenza.





5B: gita a Vienna 1995

...qualche foto recuperata dagli archivi di Valentina: ci trovavamo a Vienna in gita CULTURALE! E che cultura...
(ovviamente tutti coloro che compaiono nelle foto acconsentono alla pubblicazione dei loro faccioni su questo blog)



6 febbraio 2008

nostalgia di scuola...


Eccola la mitica 5 B del liceo scientifico S. Lorenzo di Novara immortalata in un sereno pomeriggio (...non credo, se no c'erano solo quelli della prima fila) nell'ormai lontano 1995 (o giu' di li). Notate gli sguardi, le espressioni cariche di conoscenza, di sapienza, di cultura! Mica scherzavano quelli! Quelli seduti sono parte della squadra di insegnanti. Ma saranno tutti insegnanti quelli seduti? O si cela qualche pivellino? Quelli in piedi, invece, saranno tutti studentelli, o c'e' anche qualche insegnante che per sentirsi giovane ha provato a mischiarsi tra i fenomeni? E che dire del signore sulla destra con la giacca di pelle marrone: pare Fonzie (dei poveri)! E quel ragazzo dalla faccia pulita alle sue spalle?! "L'e' propri un braou fio!" Ed ancora... che dire dei loschi individui con gli occhiali? Troppo seri! C'e' anche qualcuno che quel giorno si era presentato in giacca e cravatta per l'occasione! Troppo serio pure lui!
...potrei andare avanti per ore...