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8 gennaio 2013

Diciamo NO a Voyager

Natale è passato e l'Epifania tutte le feste si è portata via, ma vi prego, fatemi un altro regalo, l'ultimo ve lo prometto. Cliccate questo link e firmate la petizione per chiedere alla presidenza Rai di non trasmettere più Voyager. Se la pensate come me circa questa boiata televisiva probabilmente avrete già cliccato sulla petizione e abbandonato la lettura di queste righe. Se state continuando a leggere è perché vi serve qualche motivazione in più per cliccare e firmare la petizione.

Sì, Voyager è quella trasmissione in onda sui canali di mamma Rai e condotta da Roberto Giacobbo di cui ho già espresso la mia opinione in parecchi post in passato (ecco la lista), ma una volta in più non guasta di certo. Voyager vorrebbe parlare di scienza, ma racconta solo panzane e lo fa avvolgendo tutto di mistero solo per accaparrarsi il maggior numero di spettatori ipnotizzati dalla musica ad effetto e quell'aura di complotto che avvolge qualsiasi argomento trattato. Giacobbo e la sua crew non hanno capito che la scienza è già bella (e misteriosa) di per sé senza inventarsi frottole e la cosa è dimostrata da quanti apprezzano le trasmissioni di divulgazione come Passaggio a Nord Ovest che guardo tutte le settimane con mio figlio.

Fate un regalo a me e fatelo anche a tutti gli italiani, chiediamo una televisione di maggior qualità, chiediamo che Voyager non compaia più sui nostri teleschermi. Cliccate su questo link e firmate la petizione e dopo che lo avete fatto diffondete questo indirizzo a tutti i vostri amici chiedendo di fare altrettanto. Per la prima ed ultima volta vi chiedo di non spezzare questa catena!

4 ottobre 2012

Arricchire l'uranio con il laser

A darci lo spunto per questo articolo è stata l'approvazione del primo impianto americano abilitato all'arricchimento dell'uranio utilizzando una sorgente laser. La tecnica proprietaria e altamente confidenziale sviluppata da GE - Hitachi si basa sul bombardamento di un flusso di uranio gassoso con una luce laser di frequenza precisa. Per anni era stata considerata l'uovo di Colombo del processo di arricchimento, ma dubbi e paure sulla possibile proliferazione di materiale nucleare a fini bellici ha frenato le autorità ad approvarle. Fino ad oggi, per lo meno.

Iniziamo con la bella info-grafica preparata da Nature dove vengono confrontate le tre maggiori tecnologie.



17 settembre 2012

I robot che giocano al fantacalcio

Immaginate questa situazione: siete seduti nel vostro ufficio all'interno della vostra mega-azienda del futuro quando scoppia una grande emergenza, tipo un terremoto. Gli altoparlanti diffondono messaggi per tutto il personale indicando le direzioni da seguire, i locali inagibili e le semplici indicazioni di comportamento da mantenere. Gli addetti alla sicurezza, le squadre anti-incendio e i pompieri ricevono indicazioni su cosa fare e con quale priorità. Ora immaginatevi di aprire la sala di gestione dell'emergenze e anziché trovarvi dentro un manipolo di uomini e donne che si scambiano messaggi e parlano ai telefoni, vedete solo le lucine di un grosso computer che si accendono ad intermittenza.

Come vi sentireste se a dirigere le operazioni di emergenza ci fosse un calcolatore elettronico? Non solo, ma il computer potrebbe fare di più, potrebbe formare le squadre di emergenza in modo da raggruppare le giuste conoscenze, esperienze e abilità per meglio affrontare l'emergenza. Insomma, vi sentireste al sicuro se il vostro destino fosse affidato ad un computer?

26 agosto 2012

Occhio al prezzo!

Ieri sono andato a fare la spesa con mia moglie. E questa già di per sé sarebbe una notizia! Fortuna vuole che la mia Tata non mi obbliga a seguirla nel girone infernale in cui si trasforma il supermercato il sabato pomeriggio. Però ieri non avevo proprio nulla da fare e un amico mi aveva chiesto di guardargli il prezzo di un hard-disk esterno, così ho fatto anch'io il viaggio dantesco.

Stiamo facendo acquisti infilando la spesa settimanale nel carrello insieme ai due bambini, quando mia moglie prende una confezione 4 x 1.5L di coca cola reclamizzata da un cartello con scritto "Coca + Borsa termica solo 9 €". Intervengo per dire, ma non ti sembra un po' caro? E lei mi da ragione confermandomi che si era lasciata ingannare dal cartello che sembrava proporre una gran offerta. Così andiamo nella corsia delle bibite e troviamo la stessa identica confezione da 4 x 1.5 L a 3.91 €.  Perfetto, va che bel risparmio solo per aver preso il pacco da un'altra posizione.

12 agosto 2012

Estendere le potenzialità della tua Canon

Nella mia vita avevo già modificato telefonini, computer e videogiochi, ma mai avrei pensato che un giorno avrei hackerato la macchina fotografica. E' tutta colpa (!) dell'amico Matteo, che mi ha mostrato i video realizzati con la tecnica Time Lapse, ovvero immagini fotografiche scattate ad intervalli regolari mostrando in pochi secondi l'evoluzione del paesaggio lungo un'intera giornata. Innamoratevi di questo video, se volete un esempio.

Per fare un time lapse, servono sostanzialmente tre cose: un paesaggio, un cavalletto e un intervallometro, ovvero un dispositivo collegato alla macchina fotografica che permette di acquisire uno scatto ad intervalli regolari e impostati dal fotografo. Sulle vecchie macchine analogiche, questo doveva per forza essere uno strumento aggiuntivo esterno, ma su quelle nuove, il cui cuore è un microprocessore, l'intervallometro potrebbe persino essere una caratteristica già presente nella fotocamera.

10 luglio 2012

unico-lab diventa printer friendly

Di diavolerie informatiche ne facciamo una dietro l'altra. Adesso anche il supporto per le stampanti. Tutti quelli che hanno provato a stampare le pagine di questo blog, in passato, sono rimasti delusi. L'impaginazione che a video può anche essere accattivante rende molto poco una volta trasferita sulla carta stampata. In particolare, la colonna di destra con i widget ha senso solo se ci si può cliccare sopra e quando uno stampa un post è perché gli interessa il contenuto dell'articolo e non il resto a fare da contorno.

Non ci credete? Provate a fare click sul bottone print (stampa) del vostro browser e vedrete il risultato.

30 maggio 2012

A tutto c'è un limite

La misura è colma e davvero non ne posso più, tanto che ho deciso di sfogarmi qui, in pubblico, forse in modo inopportuno. E' una mia opinione, niente di personale diretto verso qualcuno in particolare. Ho buttato giù il mio pensiero in pochi minuti, ma per come sono fatto, ho pensato a lungo se era il caso o meno di pubblicarlo e alla fine ho deciso che era meglio fuori che dentro.

Mi riferisco ai terremoti che hanno sconvolto l'Emilia Romagna negli ultimi 10 giorni. Ho sentito perfettamente la seconda scossa di ieri che mi ha letteralmente spaventato, nonostante non abbia fatto alcun danno intorno a me, ma era evidente che, qualche centinaia di chilometri più a sud, qualcuno stava perdendo tutto, magari anche la vita, la sua o, peggio ancora, quella dei suoi cari.

A scatenarmi il sisma interiore non sono stati i soliti sciacalli mediatici che dopo l'evento compaiono come i funghi dopo le prime piogge a fine estate. Quelli che non possono fare a meno di vedere un complotto in tutto e li tirano dentro tutti da Tesla a HAARP, dalle multinazionali agli americani, dai poteri forti ai Maya. La blogosfera fiorisce di queste teorie che ricevono l'avvallo immediato di centinaia di lettori, che corrono a condividere, twittare e spargere il verbo che altrimenti loro, i cattivoni che si nascondono dietro il disastro, potrebbero cancellare. Non importa che queste teorie non abbiano il benché minimo senso, nemmeno il più piccolo; non importa che ci siano esperti seri, che hanno studiato una vita questi fenomeni e che cercano di spiegare come stanno veramente le cose; niente, la massa continuerà a scegliere il complotto. Non c'è partita, complotto batte scienza sette a zero.

Conosco l'effetto che mi genera leggere questi articoli sui siti di informazione alternativa. Mi fanno venire il mal di pancia seguito da forte senso di disgusto e di disarmante impotenza. E per questo ho trovato la soluzione: me ne frego altamente, cercare di replicare è solo tempo perso, risorse fisiche e mentali letteralmente buttate nel cesso. Se posso cerco di dare informazioni vere, nel caso di un terremoto, non essendo un geologo, preferisco astenermi ed informarmi dai colleghi scienziati che so che applicano nel loro campo la stessa professionalità che io metto nel mio.

Ma quello di oggi è stato uno tsunami devastante. A causarlo, un articolo apparso sul Corriere edizione web. Il titolo "Il sisma? Tutta colpa del complotto". Non metto il link, sarebbe pubblicità immeritata. Preciso subito che l'autore non sostiene che le varie ipotesi citate possano essere effettivamente la causa del disastro emiliano, elenca le varie dicerie sparse sulla rete e si guarda bene dal dire che sono cretinate senza senso. Come previsto e prevedibile, l'articolo viene condiviso 3000 volte su Facebook e il messaggio che passa è che il Corriere, il primo quotidiano italiano, parla di complotti dietro al terremoto, quindi la gente pensa che almeno qualcosa di vero ci deve pur essere. Se lo dice anche il Corriere....

Ripeto, non mi voglio accanire contro questo articolo in particolare o il suo autore. Ma è la tendenza che mi fa paura. Per favore, lasciamo il complotto a chi ha bisogno di attirare lettori ai propri blog per catturare qualche click e un po' di pubblicità o donazioni. Gli altri facciano il loro lavoro di informazione, se non per dovere, almeno per rispetto di chi ha perso la vita.

27 maggio 2012

Social network: starne lontani potrebbe non bastare

Alcuni dei miei amici e colleghi hanno paura di Facebook. Non si fidano, non vogliono essere esposti continuamente ad un pubblico ignoto e non hanno la benché minima idea di affidare la loro vita privata o quasi nelle mani di un social network. Così ne stanno alla larga, non si iscrivono e vivono felici. Assolutamente non voglio esprimere alcun giudizio sulla loro scelta che è da rispettare, ma è veramente sufficiente stare alla larga da Facebook & Co. per essere sicuri di avere una privacy garantita?

Da quando internet ha trasformato il nostro mondo in una enorme rete con nodi interconnessi in maniera indissolubile, gli studiosi di reti - e sono tanti nel mondo - si sono ritrovati a disposizione un'enorme mole di dati da analizzare e tutta completamente gratis. Un fenomeno noto delle rete è che riescono a descrivere anche chi alla rete non appartiene direttamente, ma è in altri modi collegato ad altri membri attivi della rete stessa. In altre parole, analizzando le zone d'ombra, i buchi della rete, è possibile estrapolare delle conclusioni sui nodi mancanti.

Su PLoSONE, una rivista scientifica open access, è apparso nello scorso mese di aprile un lavoro di analisi eseguito da un gruppo di studiosi dell'università di Heidelberg dal titolo decisamente evocativo: Uno più uno fa tre (almeno nei social network).

23 maggio 2012

Era lì, in basso a destra, sul desktop

Terrore e sgomento. Le due sensazioni che ho provato ieri sera mentre diventava visibile il desktop del mio pc di casa dopo essere uscito dalla modalità di risparmio energetico. Era lì sul desktop, nell'angolo in basso a destra e adesso non c'è più! Per spiegarvi l'accaduto, senza che pensiate che mi sono ammattito, devo fare una breve premessa. Qualche giorno fa, parlando con un amico, mi è tornato alla mente di un lavoro che avevo fatto per la mia tesi di dottorato e che avevo persino mostrato nella presentazione di difesa. Così incuriosito, mi sono riproposto di riguardare quelle diapositive preparate una vita e mezza fa.

13 gennaio 2012

Recensione Archos 101


L'amico Roberto si è regalato per Natale un tablet nuovo e dopo qualche settimana di test ci ha scritto le sue opinioni sul suo giocattolo tecnologico. Le pubblichiamo volentieri e grazie mille per il contributo!


Archos è sempre stata protagonista nel panorama Android per quanto riguarda i tablet e i dispositivi multimediali. Ancora oggi nonostante l’arrivo degli agguerriti avversari, Archos tiene testa con dispositivi di qualità come questo Archos 101 Internet Tablet. Il dispositivo testato è la versione da 16gb.

Il tablet è costruito con ottimi materiali e anche le due placche in metallo poste sul retro sono avvitate per una presa più solida sul dispositivo. Si tiene molto comodamente in mano e la sua dimensione da 10 pollici non è un problema per la portabilità (è comunque molto sottile). Anche il peso è nella norma essendo di “soli” 480 grammi. Siamo di fronte ad un tablet il cui hardware non è sicuramente da top di categoria, ma che comunque si pone in una fascia adeguata al suo scopo ed anche al suo prezzo. La CPU è da 1GHz accompagnata da una GPU PowerVR SGX 530, la RAM però è di soli 256MB. La fotocamera frontale non fa scatti di qualità, mentre gli speaker sono molto potenti e hanno un suono molto fedele. Ottima però la presenza di un ingresso USB e l’uscita HDMI. Lo schermo è un po' troppo riflettente. Mentre il touch risponde molto rapidamente al tocco essendo capacitivo.

La dotazione del tablet è molto ricca alla prima accensione, l'applicazione per scaricare i programmi è applibs ma si può facilmente attivare il market android con tutte le potenzialità delle Google apps semplicemente installando da applibs l'applicazione “arctools 0,60” e con pochi clic e un riavvio si ha il market (senza permessi di root - la versione da applicare è la 2.27 default applications).
Ricordo poi che la versione di Android è la 2.1 ma si porta al 2.2 grazie all’aggiornamento ufficiale di Archos (installabile rapidamente e senza bisogno di un computer).Il multimedia è ovviamente il suo punto forte e la relativa dotazione software è molto buona. Il lettore video legge praticamente qualsiasi tipo di formato, anche con doppio audio e vari tipi di file sottotitoli. Archos poi rilascia continuamente aggiornamenti per migliorarne la compatibilità. Anche il lettore musicale svolge molto bene il suo lavoro con una grafica ben curata.
Il browser standard non è un granché, dolphin browser HD si è dimostrato essere assolutamente all’altezza del compito, rendendo la navigazione internet molto piacevole. E' il miglior browser per Android. Compatibile con contenuti in flash e con pinch-to-zoom abilitato e fluido. Con solo Wifi accesso ho fatto con tranquillità tutta una giornata di autonomia, decisamente nella media dei tablet di questa fascia. Il prezzo, 199 euro per la versione da 16GB in offerta all'Auchan, è sicuramente concorrenziale e anzi, per quello che offre il tablet una volta attivato il market, assolutamente ottimo.
Infine due parole sulle applicazioni da avere, per navigare dolphin browser, per la posta k-9 mail un client che gestisce molti account (anche gmail e yahoo) lettore musicale e video ottimi quelli preistallati.
Uno straordinario lettore di notiziari è pulse assolutamente da avere, per leggere gli ebook anche in semplice formato txt consiglio ireader, dropbox e evernote per archiviare file disponibili da ogni postazione accreditata. Spb tv per vedere le tv straniere (anche quelle giapponesi) e juice defender per far durare la batteria più a lungo, per la protezione dei dati lookout è un ottimo antivirus.
Infine una volta installato il market si può cambiare interfaccia di visualizzazione con l'ottima app “Go Launcher ex” in versione italiana che renderà notevolmente più bella e fruibile la schermata con tutti i suoi ottimi widget (facebook, twitter, calendario, meteo).
Non ho altro da aggiungere, diciamo che se volete un tablet ma non potete permettervi l'iPad questa è una buona alternativa.

27 dicembre 2011

Blogger mobile e Disqus: pace fatta?

E' un ottimo regalo di Natale! La telenovela con protagonisti principali Disqus - il sistema di commenti e feedback utilizzato da unico-lab - e la versione per dispositivi mobili del blog sembra essere giunta alla conclusione.

Riassumiamo le puntate precedenti: quando siamo passati dal sistema di commenti nativo di Blogger a Disqus, gli amici che ci seguono dal cellulare sono rimasti tagliati fuori, o meglio potevano leggere tutti i commenti usando l'interfaccia nativa e persino aggiungerne uno nuovo, ma questo non compariva nella versione web del blog fin tanto che io o un altro amministratore non faceva ripartire un'intera sincronizzazione dei commenti.

Poi tutto ad un tratto, come per magia e senza che noi facessimo nulla di particolare, gli utenti mobili si sono ritrovati Disqus in fondo al post e tutto sembrava aggiustato definitivamente, ma la pace era destinata a durare poco perché in meno di un mese questo miracolo era sparito nel nulla esattamente come era arrivato.

E adesso? 

Ovviamente ho chiesto aiuto sia a Disqus sia a Blogger. Il problema non stava con il gestore dei commenti, ma con la piattaforma di blogging che non trasferiva nella versione mobile il widget con il box dei commenti. La mia richiesta di aiuto sul forum di Blogger è rimasta inascoltata per mesi... Di tanto in tanto provavo a cercare su google suggerimenti e consigli e questa mattina trovo questo utilissimo post: Edit Blogger Mobile Template ovvero come personalizzare il template mobile di Blogger. Sono balzato di colpo sulla sedia perché questo è esattamente quello che mi serve, ovvero la possibilità di decidere quali widget devono essere trasferiti anche nella versione mobile.

Forse qualcuno si starà domandando cosa sia un widget. E' facilissimo rispondere se anche voi avete un blog su Blogger: se andate nella sezione dedicata al layout (vedi immagine a lato), allora ognuno degli elementi è un widget e ognuno di esse è di una tipologia differente con caratteristiche proprie.

Se vi collegate alla pagina design e cliccate su Modifica HTML potete modificare il template editando direttamente il codice HTML che lo genera. E qui arriva la parte più complicata, dovete trovare il widget che volete trasferire nella versione mobile, potete provare a cercare il titolo del widget e non vi resta che aggiungere una semplice proprietà al codice: mobile='yes' come vedete qui sotto:

<b:widget 
    id='HTML3'
    locked='false' 
    mobile='yes' 
    title='Disqus for unico-lab'
    type='HTML'
>

La proprietà mobile accetta tre valori, yes e no con ovvio significato dei termini e only se volete che il widget appaia solo nella versione mobile. Aggiungere mobile='yes' al widget di Disqus come vedete nel codice sopra ha avuto lo stesso effetto di un armistizio tra i due servizi e ora anche i navigatori da cellulare potranno tornare a commentare in tutta serenità. Speriamo che duri!

16 settembre 2011

Siete mai stati in una candid camera?


Io credo di esserci finito ieri sera mentre tornavo dal lavoro, ma l'ho realizzato solo oggi grazie all'aiuto dei miei colleghi. Adesso vi racconto tutto.

E' giovedì sera, qualche minuto alle 18, fa parecchio caldo e per rinfrescare il clima torrido della Meriva blu , viaggio con entrambi i finestrini anteriori abbassati. Sto attraversando Cadrezzate, piccolo paesino della provincia di Varese che si affaccia sul caratteristico lago di Monate e mi appresto a raggiungere la rotonda che vedete in questa mappa, quando in prossimità della linea di arresto vedo tre ragazze. Due, che per usare un tono gentile, definirei sovrappeso, la terza invece longilinea e pure piuttosto carina. A rendere il terzetto ancora più appariscente, devo aggiungere che quella carina era decisamente poco vestita... calma, non correte tutti a Cadrezzate, lasciatemi finire. Indossava un paio di pantaloncini corti, ok molto corti, e una maglietta bianca arrotolata e affrancata sotto il reggiseno.

Ci siete ancora? Sto, per fermarmi alla rotonda, quando le tre mi si buttano in mezzo alla strada, agitano le braccia e mi intimano di fermarmi. A quel punto penso: e adesso cosa mi succederà? Mentre le due macisti mi si piazzano davanti alla macchina, la seminuda mi si affaccia al finestrino e mi chiede: "Mi scusi, per la spiaggia?" Dopo aver smaltito lo stupore della domanda, con un dito indico la strada per raggiungere il lago (la spiaggia c'è per davvero) e tutti scoppiano a ridere. Dico tutti, perché oltre alle ragazze, ci sono anche un certo numero di altri giovani che se la ridono a crepapelle ed io sono sempre più perplesso. Mi guardo intorno, metto la prima e riparto.

Passano due minuti e mi dimentico dell'accaduto, fino ad oggi, quando come un flash mi ritorna in mente e lo accenno a due miei colleghi, i quali molto più lepri di me, mi hanno suggerito che lo scherzo, forse, sarebbe proseguito se avessi risposto: "Sali, che ti ci porto..."

Ma voi siete mai stati in una candid camera?

1 marzo 2011

String Theory for dummies

Bastano poco meno di 20$ per impossessarvi di String Theory for Dummies e con poco meno di 40$ avrete anche la prima e completa guida per idioti sulla teoria delle stringhe. Ormai ci siamo abituati a questo format di pubblicazioni che spiegano a tutti come fare e capire qualunque cosa, dall'utilizzo di internet explorer a come sturare lo scarico del gabinetto di casa. Poteva mancare la teoria delle stringhe, una delle più gettonate teorie fisiche che prevedono la grande unificazione tra le quattro interazioni (gravità, elettromagnetismo, nucleare debole e nucleare forte)?

Certo che no, dummies e idiots di tutto il mondo (voglio sperare che nessuno si senta offeso) potete stare tranquilli, con questa guida alla mano l'universo, o forse sarebbe meglio dire il multiverso, è alla vostra portata. A parte questa ventata di ironia, sarei proprio curioso di leggere almeno uno di questi libri per capirne la portata. Infatti sono generalmente molto a favore della disseminazione scientifica, ma vorrei evitare che questa venga banalizzata, mal interpretata e ancor peggio ridicolizzata. E come se tutto ciò non bastasse, bisogna anche ricordare che la teoria delle stringhe, come la super-simmetria, per il momento sono solo delle bellissime teorie, incapaci di fare alcuna previsione e che sono ancora totalmente da dimostrare.

26 febbraio 2011

Genitori moderni

Tutti sanno quale sia il mestiere più antico del mondo, ma non tutti sono consci di quale sia quello più difficile: il genitore! Certo la tecnologia, lo sviluppo e il benessere hanno aiutato e continuano a farlo i giovani adulti nel compito dell'educazione dei propri figli... però c'è sempre qualche eccezione alla regola.
Vi riporto qui sotto un album fotografico con una raccolta di immagini ad hoc che mi sono state inviate da un amico-collega per celebrare la nascita di Giulia.

Fateci quattro risate e commentate con le vostre esperienze...

27 gennaio 2011

Memoria

Ricordo che era un week end di gennaio o febbraio 2002. Ero a Cracovia in Polonia con l'amico Teo per lo stage finale della tesi di laurea. Avevamo deciso di andare ad Auswitch, o meglio ad Oswiecim perché il primo è il nome tedesco mentre il secondo è quello polacco. Il bus di linea aveva portato due ragazzi spensierati a fare una gita, ma ha riportato a casa in serata due cuori gonfi che non avevano voglia neppure di sorridere.

Ricordo che quando siamo arrivati al museo, così chiamano i resti dei campi di concentramento e di sterminio, abbiamo avuto la fortuna che stava per iniziare una visita guidata; ci siamo accodati. La guida era un giovane polacco che parlava un perfetto inglese. Era troppo giovane per essere stato un protagonista del dramma, eppure nella sua voce c'era sempre un certo rancore quando parlava dei nazisti che qualche volta chiamava, per errore, tedeschi.

Della guida ricordo due cose in particolare: una sorta di motto che continuava a ripeterci e una scena. Il motto non era suo, ma dei nazisti: "Nulla deve andare sprecato" e si riferiva ai prigionieri dei campi. La scena era ambientata all'interno di una grossa sala, ci aveva appena mostrato due vetrine: una piena di valige con nomi scritti con il gesso e una con chilometri di capelli. Si gira e ci indica un cesto lontano dalle vetrine, non riusciamo a vederne il contenuto e lui ci dice: "I nazisti facevano bene ad aver paura dei nemici ebrei che giravano armati e sequestravano loro le armi appena entrati nei campi. Guardate pure con i vostri occhi se non ci credete, questo cesto è pieno di armi." Ci ha fatto avvicinare ed era piena di bambole di pezza, cavalli di legno e altri semplici giochi per bambini.

Ricordo che in mattinata abbiamo visitato il campo 1, quello con il cancello con la famosa scritta "Il lavoro rende liberi". Ci hanno detto che quello inizialmente era un campo di lavoro forzato, non tanto di prigionia e nemmeno di sterminio. Ogni prigioniero era catalogato, marchiato e persino fotografato; ci sono ancora migliaia di fotografie di ebrei che sono entrati lavoratori e non sono più usciti, nemmeno cadaveri.

Ricordo che ci hanno mostrato il tribunale in cui venivano giudicati i reati commessi all'interno del campo. Era all'aria aperta con un solo muro, quello dietro alle spalle del presunto colpevole, che in pochi minuti veniva giudicato e giustiziato.

Ricordo che dopo un panino al volo siamo andati al campo nuovo, quello in cui arrivava la ferrovia fin dentro le mura. La prima cernita avveniva lì, sulla banchina del treno: se eri troppo stanco, magro o affaticato ti dovevi accodare verso le docce, se eri sufficientemente in forma allora potevi andare nella tua baracca a dormire. Se quello del mattino poteva essere considerato un campo di lavoro, quello del pomeriggio era una fabbrica. I reclusi, ebrei ma non solo, erano sterminati su scala industriale. I nazisti scrivevano rapporti sull'efficacia dei gas utilizzati e sulla capienza dei forni. Ricordo che abbiamo visitato la baracca "medica", ovvero dove venivano effettuati esperimenti "medici" su cavie umane. Ricordo che mi colpì il fatto che esseri umani venivano esposti a raggi X per valutarne le conseguenze e che questi, totalmente inconsapevoli di quello che stavano subendo, erano contenti perché potevano stare seduti al caldo, da soli senza guardie.

Ricordo che il lunedì successivo, quando il nostro tutor ci ha domandato cosa avessimo fatto di bello nel week end, al sentire la nostra risposta si è incupito e ci ha confidato che quando ci va poi sta male per una settimana.

Ogni uomo dovrebbe far visita in uno di questi luoghi almeno una volta nella vita; solo così certe cose non accadranno più.

2 marzo 2010

Quella che fu storia moderna

Correva l'anno 37 a.G. equivalente al 1961 d.C. secondo la numerazione del tempo quando questa conoscenza umana venne impressa su un manufatto del legno noto con il nome di carta. Sembra che nell'epoca avanti Google fosse molto comune utilizzare questo antiquato e alquanto costoso metodo di conservazione della conoscenza che non prevedeva alcuna forma di indicizzazione e tanto meno di ricerca rapida. E' ancora avvolto dal mistero come l'umanità primitiva potesse realizzare amplificatori di segnale di così elevata purezza senza sfruttare le oscillazioni dei neutrini. Altra nota curiosa è la presenza del marchio RCA (Radio Corporation of America) il che spinge a pensare che all'epoca esistevano numerose fabbriche, teoria che si scontra con l'attuale unicopolista Google che tutto possiede, presiede e che a tutti da da lavorare.

Così inizierebbe questo post se a scriverlo fossero i miei discendenti in un anno imprecisato intorno al 2100 quando tutto sarà diverso da oggi. Come mi piacerebbe essere Isaac Asimov e avere la sua visione chiara e precisa del futuro, almeno a livello letterario.  A scatenare questa mia pulsione è stato il lavoro che stiamo portando a termine in questi giorni, ovvero la sistemazione di un laboratorio di elettronica che per anni ha ospitato un collega ora in pensione e che ha accumulato diverse generazioni di dispositivi elettronici di cui molti al giorno d'oggi sono decisamente obsoleti.

7 febbraio 2010

Carnevale Olgiatese 2010

Non sarà quello di Rio e forse nemmeno quello di Venezia, ma quest'anno il Carnevale di Olgiate ha avuto un tigro in più. Il furbetto Giacometto si è davvero divertito nel vedere tutta questa gente travestita e urlante che correva su e giù per le strade del paese tutte colorate dai coriandoli.

All'inizio era un po' scettico e timoroso, perché come al papà, piace tenere tutto sotto controllo e il Carnevale è una festa completamente fuori controllo! Di gente ne è accorsa parecchia, ma con la confusione è difficile quantificare. I carri e gruppi mascherati erano parecchi e, secondo il mio modesto parere, il premio del migliore dovrebbe andare alla rappresentazione dell'Era Glaciale, al secondo posto il carro di Aladin e la medaglia di bronzo ai Mostri di Olgiate realizzato dalla nostra Pro Loco.

Carnevale è proprio una strana festa, oggi tanta allegria e domani solo un gran lavoro per gli stradini!


27 gennaio 2010

Cavalieri e pirati della strada

Se vi dicono che la cavalleria si è estinta, non credeteci, non è vero; è solo un modo per giustificare i propri limiti. I cavalieri moderni hanno sostituito i loro destrieri con mezzi meccanici più rumorosi ed inquinanti e hanno perso le loro armature e le loro lance, ma spesso conservano quello spirito nobile che li ha resi paladini della giustizia. Questo giro di parole per introdurre un fatto particolare, ma non nuovo, che è capitato domenica a mia moglie in gita in auto nel capoluogo comasco.


Trovare un posteggio libero la domenica pomeriggio a Como è un'avventura degna dei cercatori del Sacro Graal. Qualcuno direbbe: nemmeno a pagarlo, infatti neanche se si è disposti a sganciare qualche moneta è possibile trovare un angolo dove far riposare la propria cavalcatura. Ma qualche animo nobile esiste ancora, così la Tata, girando e rigirando, trova una coppia che sta lasciando il posteggio e lei prontamente accosta. Lo stupefacente è che i due non solo le lasciano il posto, ma le cedono persino il tagliando del posteggio che era stato pagato fino al tardo pomeriggio.


Per ogni cavaliere, però ci sono almeno dieci malfattori accampati nella macchia pronti ad assalirti e derubarti. Oggi vi vorrei parlare di due di queste categorie di malfattori. La prima è quella composta dagli automobilisti invidiosi e iracondi, ovvero quelli che se devono soffrire in coda, allora anche tu devi morire con loro anche se tu non devi andare da quella parte; sarebbero quasi disposti a causare un incidente pur di arrestare il traffico scorrevole nella direzione opposta alla loro. Nel mio caso specifico mi riferisco a quei briganti dei nostri giorni che si immettono nella rotonda di Buguggiate, quella bella con le sagome dei ciclisti e il jet (foto). Per farla breve, questa rotonda mette in comunicazione tre grandi vie: una proveniente dall'ingresso autostradale di Gazzada (da dove arrivo io), una diretta verso Varese, Luino e Laveno e l'altra verso Bodio e Ispra. Nelle ore di punta mattutine il 98% della auto provenienti da Gazzada sono dirette verso Varese e solo un piccolo 2% (si tratta di una mia stima...) gira a sinistra verso Bodio e la costa sud del lago di Varese. Questo fatto è dimostrato anche dal progetto realizzato dagli architetti stradali che hanno dedicato una corsia per chi procede diritto verso Varese e una per chi deve invece svoltare. Peccato però che gli automobilisti invidiosi non possono proprio sopportare che alcuni fortunati - tra cui il sottoscritto - possono trarre vantaggio da questa corsia preferenziale ed evitare quasi interamente la coda. Così si piazzano ben in mezzo tra le due corsie e lì ci restano fino all'ultimo.


Altro esempio di pirateria stradale sono i pazzi che non si fermano ai passaggi pedonali. Questo mal vezzo tutto italiano, non solo è contrario al Codice della Strada, ma è anche decisamente pericoloso per i pedoni. Ma fate attenzione perché c'è anche chi si approfitta per mettere paura agli automobilisti. Proprio ieri sera dopo cena, mentre andavo a fare il pieno, ho visto un comportamento sconsiderato e che andrebbe punito. Un ragazzo, probabilmente ubriaco o peggio, vagava nei pressi delle strisce pedonali e non appena qualche automobilista si avvicinava, lui fingeva di attraversare la strada per poi tornare sui suoi passi. Un comportamento decisamente bizzarro e pericoloso e per lui e per chi si trova alla guida. La mia ipotesi è che il ragazzo in questione stesse cercando un modo facile per fare qualche soldino extra: farsi mettere sotto - in modo lieve, si intende - sulle strisce pedonali equivale sicuramente ad ottenere un rimborso dall'assicurazione del malcapitato automobilista. Io ho avuto la fortuna di notare questo comportamento al passaggio della macchina che mi precedeva e quando è stato il mio turno sono riuscito a schivare facilmente il pazzo. Certo che se queste sono le premesse, fermarsi per lasciare attraversare la strada potrebbe diventare sempre più raro.

Se la cavalleria si è estinta, certo non si può dire lo stesso dei briganti!

20 gennaio 2010

Il futuro della carta stampata


Se mi chiedessero quando è stata l'ultima volta che ho acquistato un quotidiano, non senza imbarazzo, sarei costretto a rispondere che purtroppo non ricordo. Andrebbe un po' meglio se qualcuno mi chiedesse quando ho sfogliato le pagine di un giornale, perché di solito lo faccio tutte le domeniche mattina quando al bar della piscina di Villaguardia aspetto che il resto della famiglia esca dagli spogliatoi. Sia chiaro sono un lettore avidissimo di notizie, ma quasi esclusivamente attraverso i siti web delle testate giornalistiche.

A scatenare questa mia riflessione è stato il rimbalzare, manco a dirlo, sul web della notizia che alcune testate giornalistiche stanno pensando seriamente (e alcune anche già attuando) la politica di far pagare i loro contenuti anche ai lettori on-line. A pensarci bene, non c'è nessuna differenza tra il giornalista che scrive sulla versione cartacea e quello che scrive sul sito web: entrambi vogliono essere pagati alla fine del mese. Se poi chi scrive è la stessa persona e, magari, è uguale anche l'articolo, allora viene spontaneo domandarsi: perché qualcuno dovrebbe pagare un euro per prendersi la briga di andare fino in edicola ad acquistare un giornale e poi doverlo smaltire, quando quasi a costo zero, può leggere le stesse cose senza muovere un passo?

Ricordo che al liceo - bei tempi - la prof di Inglese ci aveva fatto scrivere un tema circa le differenze tra il giornale tradizionale e quello televisivo. Allora infatti, sembrava che il duello dell'informazione fosse una gara a due tra carta e TV e nessuno immaginava quale potente rivale potesse nascondersi nelle pieghe della rete. Probabilmente quando mio figlio andrà a scuola comporrà un tema sulle differenze tra l'informazione televisiva e quella telematica dando per scontato che tutti i dinosauri che ancora leggono su carta si siano estinti. Sempre del liceo è il ricordo dell'emeroteca, quella saletta che nel corso dei 5 anni ha cambiato più volte ubicazione e che conteneva i giornali a cui l'istituto scolastico era abbonato. Era stata la prof di filosofia a spiegarci che il nome emeroteca deriva dalle parole greche giorno e custodia e ben si applica al caso dei quotidiani: non vale la pena conservarli per più di un giorno. Adesso con le testate online, le notizie evolvono di minuto in minuto e nel giro di un giorno i siti dei giornali cambiano completamente d'aspetto e di contenuto. Volete un esempio calzante? Dopo il posticipo della serie A che di norma vedo a casa di mio papà, ascolto l'intervista agli allenatori poi vado a casa e subito leggo sulla Gazzetta.it il commento a caldo della partita.

La mia opinione è che la versione on-line è molto più pratica e rispecchia maggiormente le esigenze del lettore, o per lo meno le mie: è aggiornata in tempo reale, gli articoli sono scritti in modo conciso e più incisivo e se, a questo, si aggiunge la potenza del web per la carta stampata non c'è speranza. In particolare ci sono tre aspetti che rendono le testate on-line superiori:
  1. L'ipertesto. Se all'interno di un articolo, l'autore vuole presentare ulteriori dettagli, grazie all'ipertesto può mettere un link o ad un altro articolo o ad una sorgente esterna e il lettore non deve fare altro che cliccare sulla scritta in blu sottolineata. 
  2. L'interattività. Se volessi replicare ad un articolo apparso su un quotidiano dovrei preparare una lettera ed inviarla al direttore e poi magari aspettare qualche giorno prima di vederla comparire nella pagina della posta con qualche riga di risposta. Sui giornali on-line - anche se non tutti offrono questa possibilità - i commenti dei lettori sono immediati e leggere cosa pensano anche altri è, a volte, ancora più interessante della notizia stessa.
  3. La pluralità. Se sul corriere.it leggo una notizia presentata in modo fazioso e volessi sentire anche altre campane non devo andare in edicola ed investire un altro euro, semplicemente scrivo repubblica.it nella barra dell'indirizzo e vedo cosa succede.
Se tutti facessero come me, la carta stampata avrebbe un futuro molto breve e onestamente sarei un po' spaventato al pensiero di giornali on-line a pagamento; visto l'uso e l'abuso che ne faccio, la mia fame di informazione rischierebbe di venirmi a costare troppo. Però posso anche capire che le inserzioni pubblicitarie tra le pagine web non rendano altrettanto bene quanto la moneta da un euro per acquistare la propria copia. La mia speranza è che tutto resti così come è, ma non so fino a quando tutto questo durerà.

5 gennaio 2010

Come funziona il body scanner? (UPD 08012010)

(il post è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Nuovi capitoli sui rischi per la salute e la privacy)

E' notizia dell'ultima ora che i ministri Maroni e Frattini hanno approvato l'uso dei body scanner anche negli aeroporti italiani per soddisfare le richieste di maggior sicurezza da parte degli Stati Uniti. Si tratta di una tecnica di ispezione visiva che permetterà agli operatori di vedere il corpo dei passeggeri sotto ai vesti senza doverli spogliare. Si avete capito bene, vi vedranno nudi, ma sarà solo per motivi di sicurezza. Ecco come potreste apparire ai loro occhi...



In realtà non si tratta di una completa novità. Gli Americani ne avevano già parlato e noi ne avevamo riportato in quest'altro post (Gli occhiali a raggi X esistono!) pubblicato il 20 aprile 2008. Ma ora sono diventati talmente tanto di moda e questi scanner stanno sulla bocca di tutti, che ho pensato bene di andare a scoprire come funzionano e cercare di spiegarvelo.

Come funziona?

Ci sono principalmente due tipologie di scanner. Uno basato sulla riflessione di onde radio ad altissima frequenza e l'altra sulla riflessione all'indietro di raggi X di energia molto bassa. Vediamone uno alla volta iniziando dalle onde radio.

  1. Onde elettromagnetiche con frequenza dell'ordine del Terahertz (1E12 Hertz) possono attraversare facilmente i tessuti di cui sono composti i nostri vestiti mentre vengono riflessi dal nostro corpo. Due antenne rotanti intorno all'oggetto sotto investigazione emettono sempre la stessa esatta quantità di energia e due rivelatori fissi e posti diametralmente all'oggetto registrano la quantità di energia riflessa. Le informazioni catturate dai due rivelatori vengono poi codificate da un software di ricostruzione di immagine per ottenere un'immagine simile a quella nella foto (parte di destra). Le onde elettromagnetiche in questione hanno una lunghezza d'onda millimetrica (quindi più grande di quelle usate nel forno a micro-onde, per intenderci) e sono considerate non ionizzanti, ovvero non sono in grado di rompere il legame che tiene uniti elettroni e nuclei in un atomo. In poche e più semplici parole, significa che non sono troppo dannose per la salute anche se i livelli di campo elettromagnetico sono comunque sempre monitorati e devono stare al di sotto dei limiti previsti dalla legge.

  2. I raggi X utilizzati normalmente nelle radiografie hanno generalmente un'energia tale da permettergli di attraversare il corpo del paziente. Alcuni di essi verranno fermati dalle parti più dense e massive come le osse mentre i tessuti molli ne lasciano passare la maggior parte. Purtroppo i raggi X sono radiazione ionizzante e quindi bisogna prenderne il meno possibile, a meno che... I body scanner a raggi X utilizzano radiazione ad energia molto bassa, in grado di oltrepassare giusto i vestiti e poco più e per di più rimbalzano all'indietro (back-scattering) non appena entrano nel corpo umano. Il dubbio sulla loro pericolosità resta comunque, non tanto per il viaggiatore occasionale che prende l'aereo per andare in vacanza alle Maldive d'inverno e a Sharm a luglio, ma per i frequent flyer che volano un giorno sì e l'altro pure e per il personale che lavora agli scanner. Inoltre il costo salariale di personale esposto alle radiazione è superiore e la struttura deve dotarsi di tutta una serie di sovrastrutture come esperti qualificati, fisici medici, dosimetria...
Ad essere precisi, il sistema a raggi X, quello più pericoloso per la salute, è molto meno utilizzato di quello a onde radio. Anzi, secondo le specifiche dell'agenzia sulla sicurezza dei trasporti americani, i body scanner da loro utilizzati per questo periodo di sperimentazione sono tutti a onde radio.

In entrambi i casi resta valido il problema della privacy. Insomma a nessuno di noi piacerebbe farsi vedere nudo da uno sconosciuto. O meglio forse a qualcuno potrebbe anche piacere, ma l'atmosfera di un controllo di sicurezza all'aeroporto non è proprio la più azzeccata.  Gli strumenti software che per entrambe le tecniche ricostruiscono l'immagine 3D del corpo sono in grado di occultare parti sensibili, come il volto e, ovviamente, le parti intime anche se qualcuno potrebbe sfruttare queste lacune per nascondere una pericolosa arma di distruzione di massa. Altri elementi però non possono essere nascosti, come per esempio le protesi: insomma che figura ci farebbe il manager denudato e scoperto con un sacchetto per colostomia oppure la donna in carriera che si è aggiustata la taglia del reggiseno con un aiutino al silicone?

Per gli Americani, questo è un non problema vista che la sicurezza è un bene di primaria importanza e che va in ogni modo difeso, ma sarà così anche per gli Italiani?

Per approfondire


Mi permetto di segnalarvi un paio di siti internet dove potete trovare utili informazioni per approfondire l'argomento.
  1. Intellifit. Sito di un costruttore di strumenti per il body scanner. E' in inglese, ma trovate anche una dettagliata descrizione tecnica del loro apparato.
  2. L3 communications. Specialisti nei sistemi di sicurezza per aeroporti, oltre a fornire i tradizionali scanner a raggi X per bagagli, hanno a catalogo anche un body scanner a onde millimetriche.
  3. Il sito della TSA (sicurezza dei trasporti americani). C'è la descrizione del sistema a onde millimetriche.
  4. Interessantearticolo in inglese su HowStuffWork circa i sistemi a back-scattering di raggi X. 

Rischi per la salute


E qui arriva un problema scottante. La domanda che in molti si pongono è: sono questi scanner dannosi per la salute? Possono in qualche modo aumentare il rischio di contrarre certe malattie anche mortali? Premetto che sono un fisico e non un medico, quindi la mia risposta a queste domande va presa molto con le molle e con il beneficio del dubbio. Ovviamente eventuali rischi per la salute dipendono dalla tipologia di scanner utilizzato.

Nel caso di uno scanner ad onde millimetriche, il corpo umano viene investito da uno o più fasci di onde elettromagnetiche con una potenza che secondo i produttori è persino inferiore a quella emessa da un cellulare (ProVision). Purtroppo gli studi sulla correlazione tra l'esposizione a onde radio e l'insorgere di tumori è un tema ancora parecchio dibattuto a livello scientifico e non esiste ancora una risposta certa e priva di dubbi. La legge ha stabilito, secondo un principio di massima precauzione, dei limiti di esposizione molto bassi e sono convinto che, affinché questi strumenti possano essere venduti e utilizzati, debbano rispettare questi parametri. Giusto per fare un po' più di chiarezza, mi sentirei di dire che nel caso di onde radio non c'è proprio niente da temere e che la nostra salute è tutelata.


Nel caso di uno scanner basato sul back-scattering dei raggi X la situazione è ben diversa. La correlazione tra esposizione a radiazione ionizzante e l'incremento dell'insorgenza del cancro è un fenomeno ben noto e conosciuto da parecchi anni. Gli effetti delle radiazioni sul corpo umano si dividono in sistematici e stocastici: ovvero i primi sono conseguenze che avvengono in modo certo al superamento di una certa quantità di dose assorbita. I secondi, invece, si manifestano come una variazione della probabilità di contrarre o sviluppare una certa malattia e, in linea di principio, avvengono per qualunque valore di dose assorbita, anche per i più piccoli. Fatta questa premessa, uno sarebbe portato a pensare che bisogna stare lontano dalle radiazioni ad ogni costo e che nessuna dose, anche la più piccola, può essere accettata. In realtà, però, non è proprio così perché anche se uno vivesse nella foresta amazzonica, lontano da ogni sorgente di radiazione di origine antropica, riceverebbe costantemente una certa quantità di dose da sorgenti naturali (radioisotopi e raggi cosmici) da cui è assolutamente impossibile scappare. La dose annua naturale si aggira intorno a qualche milli-sievert (mSv). Per andare nel dettaglio vi voglio suggerire un'ottima sorgente di informazioni: l'anno scorso a Dublino si è tenuto un simposio organizzato dalla Commissione Europea (scusate il bias...) circa l'uso di radiazione per imaging non medico. Tra gli argomenti trattati c'è proprio l'utilizzo dei raggi X diffusi all'indietro come tecnica sostitutiva alla perquisizione, gli atti del congresso li trovate a questo link e l'articolo in questione comincia a pagina 35 del file pdf e si intitola Backscatter Techniques – An Alternative to Body Search. Nell'articolo (mi spiace che è in inglese) si dice che la dose assorbita da un passeggero è circa equivalente all'1% di quella che riceverebbe stando una giornata a livello del mare. Sì perché la dose assorbita aumenta con l'altitudine quindi quando il passeggero è in volo assorbirà di sicuro molta più radiazione di quella ricevuta nell'esame al check-in. Anche in questo caso, mi sento di dire che non ci sono dei veri e propri rischi per la salute, ma, volendo applicare anche in questo caso il principio di massima precauzione preferirei uno strumento a onde radio.


La privacy


Sempre il Corriere in un editoriale a firma di Pierluigi Battista, dice che la riservatezza del cittadino e del viaggiatore è già talmente tanto violata che in fondo farsi spogliare da un body-scanner è cosa da poco e poi è sempre meglio nudi che morti polverizzati. Quando c'è di mezzo la riservatezza, le opinioni si divido tra chi non è disposto a cedere nulla e chi invece se ne infischia altamente. Io preferisco viaggiare tranquillo piuttosto che saltare per aria, però questa è la mia opinione e gradirei sentire la vostra. Il modulo per i commenti lo trovate alla fine del post e serve proprio per questo!