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6 luglio 2014

Un reattore che galleggia

Quando pensiamo ad una centrale nucleare, l'immaginario collettivo ci porta a pensare a quelle gigantesche torri di raffreddamento iperboloidi che per molti sono proprio il simbolo del reattore. Comunque le immaginiamo, tutti pensano a qualcosa di grosso e pesante certamente non a qualcosa che può facilmente galleggiare. A dir la verità ci sono un certo numero di grosse portaerei a propulsione nucleare e anche sommergibili con un reattore come fonte di energia... ma non è di questo che vogliamo parlare oggi.

Pensate ad una centrale che anziché essere sulla terra ferma sia su una piattaforma ad alcuni chilometri di distanza dalla costa e che produca energia elettrica per gli abitanti della costa e non solo. I Russi hanno sviluppato un concetto simile su una chiatta, ma quello di cui vi vorremmo parlare oggi arriva dagli Stati Uniti, anche se porta la firma di un ingegnere italiano, il Prof. Jacopo Buongiorno che dopo la laurea al politecnico di Milano ha completato il suo dottorato di ricerca al MIT. Ma è sicura la centrale in mezzo al mare? È conveniente? Si può fare davvero?

Ecco, l'introduzione è finita e spero di essere riuscito a catturare la vostra attenzione al punto da volere cliccare sul link qui sotto e trasferirvi su www.RadioProtezione.org per leggere l'intervista esclusiva dove le vostre curiosità troveranno risposte.

16 dicembre 2013

La capitale del Natale

Lo sapete qual è il rischio peggiore per un emigrante solitario come sono io in questi giorni? Quello di annoiarsi a morte nel weekend. Così ringrazio il neo collega che mi ha regalato una bella domenica pomeriggio insieme visitando quella che, giustamente, viene definita la capitale mondiale del Natale, ovvero Strasburgo.

A Strasburgo ci sono già stato mille volte, lo sapete, ma sempre per lavoro e mai sotto Natale, quindi ci sono tornato più che volentieri.

12 maggio 2012

Il paradiso degli acceleratori

Il Ring Cyclotron: acceleratore superconduttore da 590 MeV e 2.5 mA di corrente
Come ormai saprete da altri articoli che ho pubblicato velocemente e in ritardo, è da due giorni che sono ospite al PSI nei pressi di Zurigo. Il PSI, che è la sigla di Paul Scherrer Institut, è il più grande laboratorio di ricerca svizzero escludendo il CERN che ha una vocazione internazionale e riceve finanziamenti da tutti gli stati membri. Per darvi un'idea della location in cui si trova il laboratorio provate ad immaginarvi una campagna molto poco densamente abitata, con tantissimo verde, le montagne innevate sullo sfondo guardando verso sud (strano ma vero, questa è località svizzera più lontana dalle Alpi!) e poi il centro di ricerca fatto di una serie ordinata di campannoni squadrati e una grande costruzione circolare. In mezzo passa il fiume Aare, che divide il sito nella parte Est e in quella Ovest. La distinzione non è solo geografica, ma anche a livello di attività: a ovest ci sono tutti gli acceleratori, mentre a est ci sono le altre attività del centro in particolare quelle rivolte alla ricerca sull'energia.

11 maggio 2012

L'albergo di Igor


Dalla finestra della mia camera
Chi viaggia per lavoro conosce la differenza tra gli hotel per turisti e quelli per professionisti: le esigenze delle due caratteristiche di ospiti sono totalmente diverse e giustamente i gestori si adattano. Qui a Brugg sono alloggiato in un centralissimo albergo che sembra fatto apposta per soste toccata e fuga come la mia. Se avessi dovuto giudicare preventivamente in base al prezzo, lo avrei classificato come superlusso, invece è solamente caro e niente più. Per carità io sono uno di quelli che tranquillamente andrebbe a dormire in una tende perché in queste occasioni l'unica cosa che mi serve è un letto comodo, una doccia, una presa per la corrente e un valore aggiunto sarebbe una connessione ad internet inclusa nel prezzo.

L'albergo in cui mi trovo ha tutte queste caratteristiche, tranne che per la connessione gratuita, quindi non mi posso lamentare. Forse la stanza è un po' troppo calda e per dormire mi tocca spalancare la finestra con conseguente aumento del rumore, che per me che sono abituato a dormire in campagna è una piccola tortura. Il portiere, che potrebbe anche essere il proprietario - non lo so, è di una gentilezza squisita. Gli ho chiesto se aveva un adattatore per le prese elettriche svizzere, visto che mi sono dimenticato il mio adattore universale e lui è stato felicissimo di prestarmene uno per l'intera durata del soggiorno. Questa mattina (ieri per chi legge) però, altri colleghi di conferenza mi hanno fatto notare che forse è un po' troppo gentile e hanno evidenziato una sua area inquietante. A ripensarci bene, forse non hanno tutti i torti e così questa sera mentre facevo la doccia ho sentito un rumore come se qualcuno stesse aprendo la porta. Non vi dico che scene da film mi sono passate per la testa mentre guardavo la tendina della doccia...

10 maggio 2012

Navigatore senza satelliti


E' ovviamente colpa mia, è inutile che cerco scuse. Se solo avessi il senso dell'orientamento un pochino più sviluppato mi sarebbe bastata una cartina e invece no, sono anni che mi baso sulla navigazione satellittare per i miei spostamenti. In genere non funziona male e solo ogni tanto mi ritrovo su percorsi impossibili che solo un chip al silicio poteva programmare.

Oggi (ieri per chi legge) ho preso la macchina e sono andato a Brugg nei pressi di Zurigo per partecipare ad una conferenza. Partendo ho inserito i dati della destinazione nel navigatore che ha calcolato il percorso e ha iniziato a tracciarmi la via. La batteria era parecchio scarica, così quando mi sono fermato alla dogana per acquistare la vignetta dell'autostrada, ho spento la macchina e il navigatore è morto. Poco male, quando riparto lo riaccendo, ma vedo che rimane la scritta "In attesa di un segnale GPS valido". Dopo 150 km la situazione è inalterata, io proseguo perché ricordo la strada, ma il navigatore continua a dirmi che sta aspettando il segnale. Ovvio che mi cresce la preoccupazione: fin tanto che è autostrada, me la posso anche cavare, ma comincio a chiedermi come farò quando dovrò orientarmi nella campagna zurighese senza nemmeno uno straccio di mappa. Preso dalla disperazione eseguo un hard-reset del dispositivo, ovvero lo spengo e lo riaccendo tenendo premuto il tasto per oltre 20 secondi. E istantaneamente il navigatore aggancia il segnale e mi porta a destinazione.

Il problema però è solo temporaneamente risolto perché al successivo spegnimento / riaccensione il problema era ancora lì. Navigando in rete dal cellulare scopro che purtroppo è un problema noto di quel tipo di navigatore che lo affligge da qualche tempo e che è necessario un aggiornamento se non lo si vuole resettare ogni volta che lo si accende. Adesso vedo se riesco ad aggiornarlo in qualche modo, altrimenti via di reset!

9 maggio 2012

Spaccare un elettrone in due

Tenetevi forte perché questo articolo rivoluzionerà profondamente le vostre certezze, in particolare il fatto che l'elettrone sia una particella elementare e quindi indivisibile. In realtà, le vostre convinzioni sono perfettamente valide, ma quello che cercheremo di vedere oggi, grazie al prezioso lavoro di un'equipe di scienziati del PSI, vicino a Zurigo in Svizzera, è come sia possibile evidenziare alcune proprietà quantistiche di un singolo elettrone in (quasi-) particelle separate. Avevo già introdotto il concetto di quasi-particella (leggi Quasi-particelle di Majorana) descrivendole come oggetti aventi una precisa descrizione quantistica, ovvero che possono essere rappresentati da una funzione d'onda, pur non essendo una vera e propria particella.

29 aprile 2012

Un Bruxelles andata e ritorno per favore

Come forse saprete, la seconda metà della scorsa settimana l'ho trascorsa nella capitale Belga per partecipare ad una selezione, di cui vi parlerò a tempo debito visto che le bocce sono ancora in movimento. Per il momento accontentavi della descrizione del mio viaggio.

Partiamo dalla partenza! A momenti perdevo il volo easyJet, non tanto perché sono arrivato tardi al terminal, ma perché non è possibile aver già fatto il check-in online e dover rifare una coda chilometrica semplicemente per depositare il bagaglio. Con un ansia galoppante arrivo ai controlli di sicurezza e lì mi rendo conto di aver commesso un madornale tanto pacchiano errore: mi sono dimenticato il mio inseparabile coltellino svizzero nella tasca dei pantaloni. In un disperato tentativo, tento la fortuna e nascondo, l'oggetto proibito nello zainetto con il pc; la manovra evasiva ha successo e, il controllore distratto dalle mie scarpe che hanno fatto suonare il metal detector, lascia passare "l'arma".

26 aprile 2012

Mancano solo le ciabatte

E quasi tutto pronto, mancano solo le ciabatte in valigia e poi c'è tutto. Un micro post, che probabilmente a comprimerlo bene ci stava anche in un Tweet, per dirvi che oggi, domani e dopo non ci sarò. O meglio non sarò facilmente raggiungibile via web. Vado nel paese delle cozze, della birra e del cioccolato, ma credo che rimanderò questi piaceri a venerdì sera quando il mio impegno sarà terminato.

Per il momento vi saluto e come ho raccomandato ai miei figli: fate i bravi! 

14 maggio 2011

Heidelberg by night

Sono arrivato a destinazione. Un viaggio in auto estenuante. Tutto liscio fino a Lucerna dove un tamponamento tra mezzi pesanti ha provocato una coda praticamente infinita con tanti omini rinchiusi in scatole di tonno con quattro ruote montate sotto.

Sono ad Heidelberg (Germania) per celebrare il 20esimo compleanno del ciclotrone (un accelleratore di particelle dello stesso tipo di quello che abbiamo nel nostro laboratorio) e per l'occasione è stato organizzato un incontro tra tutti gli utenti al mondo che ancora utilizzano queste "macchine" vecchie, ma imbattibili e che quelle giovani fanno fatica ad eguagliare.

Il mio primo impegno era un "Getting together party", cosa che può sembrare poco importante, ma in questa tipologia di meeting sono proprio i momenti informali come questo in cui si stabiliscono relazioni che un domani potrebbero cambiarti la vita.  Io per non sfigurare, essendo l'unico italiano, sono arrivato con una buona ora di ritardo. La scusa dell'incidente e del traffico a causa dei lavori in corso è stata sufficiente e sono stato subito inserito in una discussione dal titotlo: Come facciamo a far funzionare i nostri ciclotroni per i prossimi 30 anni? Bella domanda... e non vale rispondere: comprandone uno nuovo!

10 maggio 2011

Una camera singola

Questa sera ho preparato la valigia. Erano mesi che non ne facevo una per me. Fino a qualche anno fa, avevo la valigia sempre semi pronta perché con una media di una settimana di trasferta ogni due non puoi fare altrimenti. Poi ho cambiato lavoro e anziché andare in giro per i laboratori del mondo a fare gli esperimenti, ora il laboratorio ce l'ho attaccato all'ufficio e mi muovo molto più raramente.

Ma se prima una trasferta, una valigia e il dormire in una silenziosa camera singola erano una cosa normale e che facevo con il sorriso sulle labbra, adesso prendere e andare un po' mi pesa. Non tanto per il viaggio, ma per quelli che lascio a casa. Se Giulia è ancora troppo piccola per capire e la Tata sa che è solo per qualche giorno, so che Giacomo farà fatica ad addormentarsi nel vano tentativo di aspettare il suo papà.

Tranquilli, venerdì sera sono già di ritorno a casa. Una bella dormita e sabato andiamo tutti all'open day!

Magari vi starete domandando dove vado di bello... in Germania, ma i dettagli domani sera, ammesso che trovi una connessione ad internet!

29 maggio 2010

Ancora ad Amburgo

E' stata una settimana diversa dalle precedenti. Dopo qualche mese di sedentarietà sono tornato a muovermi, non senza difficoltà visto che si perde presto l'abitudine.

Sono tornato ad Amburgo per partecipare ad un tutorial circa l'uso del telescopio di cui tante volte vi ho parlato. E' da quasi un anno che non me ne occupo più, quindi immaginatevi la sopresa quando qualche tempo fa, i miei ex colleghi mi hanno invitato a questo evento per portare il mio contributo in modo particolare sul software di tracciamento che in gran parte ho scritto io.

Rispettando la tendenza delle precedenti edizioni del tutorial, il numero di partecipanti è in continuo aumento, ma la differenza stavolta è che tutti gli iscritti erano veramente nuovi, la grande maggioranza proveniente da ATLAS, uno degli enormi esperimenti che finalmente stanno prendendo dati al CERN. Questo fatto mi aveva un po' spaventato: io, con il mio piccolo software e il nostro telescopio a fronteggiare il titano. Eppure devo dire che è stato un successo, tutti sono stati contenti e mi hanno riempito di domande e anche qualche salutare critica.

Il mio più grande dispiacere era sapere che il piccolo Jack a casa si disperava perché non c'era il suo papi e la notte non riusciva a dormine nemmeno guardando in Tv Shrek, il suo eroe preferito.

20 luglio 2009

Moonshot

Ragazzi, ho appena visto Moonshot, un film documentario sull'Apollo 11 e ho ancora gli occhi pieni di quelle immagini con la sfera blu che sorge sulla superficie curva del nostro satellite. Veramente da pelle d'oca.



Deve essere stata davvero un'avventura esaltante anche solo da guardare in TV dal vivo e poter gridare urla di esultanza nel momento in cui i terrestri hanno espanso il loro mondo fino nello spazio.

Pensierino della buona notte. Quando Niel e Buzz sono allunati avevano più o meno la mia età e lavoravano nel più grande centro di ricerca del mondo. Se oggi dovessimo tornare sulla Luna, il modulo lunare sarà costruito da un esercito di precari, ma indovinate chi ci sarà a guidarlo?

18 luglio 2009

Clavius è partito

Un nuovo progetto, un nuovo inizio, ma sempre il solito entusiasmo. Finanziato dalla Regione Lombardia e dal Canton Ticino, ieri abbiamo dato il via al nostro nuovo (piccolo) progetto di ricerca scientifica e tecnologica denominato appunto Clavius. Accolti dai colleghi e amici dell'Istituto Ricerche Solari Locarno, abbiamo tirato un pugno in faccia alla scaramanzia dando il via al nuovo progetto in un venerdì 17 e sedendo a tavola esattamente in 13.

Caratteristica dei nostri progetti è quella di avere un evidente aspetto applicativo, ma di non trascurare mai anche l'aspetto di pura ricerca e, questa volta, puntiamo veramente in alto: l'obiettivo scientifico più ambizioso dell'intero progetto sarà proprio la misura del diametro del Sole.


Apparentemente facile, questa misura è parecchio impegnativa se la si vuole ottenere con elevata precisione. Abbiamo tutti provato a misurare il nostro astro oscurandolo dietro il pollice, ma quello che ci prefiggiamo di fare è di andare ben oltre questa tecnica e di abbattere di un fattore dieci l'attuale incertezza di questo parametro.

Sapere se il Sole è ingrassato o sta dimagrendo è infatti una questione di rivelante importanza nel mondo della fisica solare e di converso anche dell'astrofisica e astronomia più in generale. Il primo a ipotizzare che il sole potesse aver cambiato il suo girovita, fu proprio l'astronomo salesiano Cristoforo Clavio, vissuto a cavallo tra il 1500 e il 1600. Ieri ci ha presentato la figura del secondo Euclide, il prof. Costantino Sigismondi dell'International Center for Relativistic Astrophysics presso l'Università la Sapienza di Roma. L'osservazione di due eclissi di Sole (una totale e una anulare) lo portarono ad affermare che la dimensione del sole fosse cambiata rispetto a quella precedentemente conosciuta e in base alla quale eclissi anulari non dovessero esistere.

Seguendo la via segnata dai grandi osservatori del passato, speriamo di poter dire la nostra e di collaborare alla costruzione di quel grande libro vivente che è la Scienza.

19 marzo 2009

Siamo al centro del mondo


Il Giappone, per noi Europei, è proprio all'altro capo del mondo e non solo dal punto di vista puramente geografico. È qualcosa che non si riesce a capire fin tanto che non lo si prova di persona e solo allora si capiscono le facce dei turisti giapponesi mentre girano per le vie delle nostre città d'arte.

Vi siete mai chiesti, per esempio, perché continuano a scattare fotografie a ripetizione? Credo principalmente per due motivi. Primo perché tutte le cose anche quelle per noi più scontante, per loro sono totalmente nuove e inaspettate. Secondo perché quando sono in giro a fare i turisti, vengono catturati dalla mania della velocità e della premura; non si possono fermare e devono continuare a vedere e scoprire. Fare le foto di tutto gli permetterà una volta tornati nella loro normalità giapponese di rivedere tutto con calma.

Lo abbiamo provato con mano quando domenica scorsa siamo andati a fare una piccola escursione a visitare alcuni templi di pregevole fattura. La nostra guida ci ha sottoposto ad un tour de force massacrante (sotto alcuni aspetti ricordava la visita guidata che abbiamo fatto a Mosca). Non ci lasciava il tempo di gustare le cose, solo il tempo necessario per mettere a fuoco e scattare!

E la gente, anche quella è molto strana. Uso strana senza alcuna accezione negativa, ma solo per indicare la grande differenza che c'è tra noi e loro. Innanzitutto, il fortissimo rispetto che hanno degli altri. Rispetto espresso a parole e con i gesti. Rispetto fatto di lunghe frasi cantilenanti per dirti buon giorno e ripetuti inchini di ringraziamento. Rispetto a volte esagerato come indossare una mascherina per evitare di diffondere i propri batteri.

Cosa per noi occidentali del tutto incomprensibile è, per esempio, lo stare in assoluto silenzio mentre si viaggia in treno, perché a qualcuno potrebbe dare fastidio. Così quando salgono in metropolitana, mettono il cellulare in modalità silenziosa e per non perdere nemmeno un sms, lo tengono aperto davanti agli occhi pronti a rispondere.

Abbiamo visitato Tokyo che con i suoi 12 milioni di abitanti ospita un giapponese su dieci. I quartieri del centro, con i loro palazzi da 50 piani offrono una skyline davvero mozzafiato, ma il resto della città è costituito da tanti piccoli villaggi con abitazioni basse dai caratteristici tetti blu. Gli abitanti di Tokyo, finito il lavoro, si riversano per le strade, molte delle quali sono riservate al traffico pedonale e passeggiano sui marciapiedi attirati dai negozianti che dall'ingresso dei loro esercizi invitano tutti ad entrare.

I cartelloni pubblicitari, i maxi schermi e le luci colorate rendono Tokyo un'esperienza indimenticabile, proprio da cartone animato. Purtroppo noi l'abbiamo visitata di giorno, ma di notte deve essere qualcosa di magnifico.

Poi ci sono le manie, e i Giapponesi in fatto di manie non si fanno mancare proprio niente. A cominciare dall'elettronica: non esiste nessun Giapponese che non abbia un telefonino dell'ultimissima generazione, un lettore MP3, chiavina USB, telecamera, schermo al plasma... insomma sono dei veri e propri consumatori di elettronica. Esiste persino un quartiere intero della capitale chiamato Akabahara, ma soprannominato, specie dai turisti, città elettrica. Le vie sono tutte un susseguirsi di negozi pressoché identici che vendono tutti esclusivamente elettronica di consumo. Dalle schede di memoria ai computer, dai telefonini ai palmari, dai netbook miniaturizzati ai navigatori satellitari. Insomma tutto quanto serve per accontentare i loro insaziabili appetiti elettronici. Purtroppo questo paradiso elettronico è ultimamente diventato poco accessibile ai turisti europei, perché la crisi economica mondiale, ha reso il cambio € / ¥ sfavorevole e quindi tutto costa se non di più almeno uguale a quello che lo pagheremmo in Italia.

Altra mania è quella del Pachinko, ovvero la versione Giapponese delle slot machine. Purtroppo la fotografia scattata attraverso una vetrata è di pessima qualità e non ho potuto rifarla senza flash perché mi è stato caldamente suggerito da un inserviente di lasciar perdere. Il pachinko si gioca in grandi sale tipo casinò dove una musica da video gioco e dal volume assordante ti fa perdere la cognizione dello spazio e del tempo. Il gioco è tanto semplice quanto stupido: bisogna gettare delle sferette metalliche all'interno delle macchinetta e sperare che queste cadano nel buco giusto. Se questo succede, allora si vincono altre palline, altrimenti no. Il punto è che il giocatore non ha praticamente nulla da fare se non osservare queste palline cadere lentamente seguendo le strade ogni volta diverse disegnate dal movimento di alcune parti meccaniche. È una vera e propria droga, ci sono giocatori che entrano con uno zaino con cibo e bibite in mondo da trascorrere davanti alla slot il maggior tempo possibile senza doversi mai allontanare. Ovviamente le palline vinte non possono essere riconvertite in denaro all'interno del casinò, ma viene consegnata una specie di fiche che invece viene trasformata in denaro liquido in alcuni appositi sportelli appena fuori.

E poi ci sono i manga, ovvero i fumetti, con tutte quelle donne dalla faccia di bambine, vestite in modo molto succinto. Ci sono intere librerie piene di raccolte di manga, compresi anche quei pochi esempi conosciuti al grande pubblico occidentale, come Ken il guerriero. E non sono gli adolescienti gli unici o comunque maggiori lettori; sono proprio gli adulti che affollano le librerie e sfogliano avidamente le pagine illustrate. Agli appassionati di Manga, suggerisco questo canale su youtube... se vi piace il genere lo troverete imperdibile, se non vi piace, dimenticatelo...

La conclusione è che il Giappone è proprio un altro mondo e come mi diceva un amico, atterrare a Tokyo è la cosa più simile allo sbarco su Marte che un europeo possa fare.

Altre foto da sfogliare...


15 marzo 2009

Gluismo Giapponese

Credevate che il Gluismo fosse una mania solo del Vecchio Continente? E invece, quando meno ve lo aspettate guardate cosa succede nel Paese del Sol Levante ( 日本国) .




Per fare questa cose con le bacchette ho impiegato circa 10 minuti. Sono proprio negato e anche per mangiare devo sempre chiedere se hanno una forchetta altrimenti sarei rovinato.

Oggi visto che era domenica abbiamo approfittato per fare un giro turistico. Siamo andati a visitare un tempio Buddista e poi uno Scintoista le due più grandi religioni in Giappone. Abbiamo capito perché i Giapponesi quando vengono da noi a fare i turisti continuano a scattare fotografie a ripetizione: il motivo è che non possono fermarsi a gustare le cose che vedono perché sono posseduti da una fretta assassina che li obbliga a correre alla prossima attrazione. Quindi fotografano in modo da poter rivedere poi dopo...

13 marzo 2009

Domani sera mangio sushi

Dovete sapere che non sono un gran appassionato di pesce crudo, nonostante adesso sia super di moda e nessuno sembra poterne fare a meno. Da quando sono arrivato in Giappone, dove sembra essere il piatto nazionale, o almeno così lo fanno apparire agli occhi dei turisti, l'ho provato solo una volta, confermandomi che anche quando degustato nella sua terra natia, il sushi non sia niente di speciale.

Ad ogni modo, in questi due giorni e mezzo di permanenza in Giappone, ho cercato ristoranti che servano anche dell'altro, ma questa sera è stata l'apoteosi. Insieme ad amici, sono entrato in un ristorante all'apparenza normale e dal quale proveniva un buon profumino di carne alla brace. Entranti ci siamo accorti che si trattava di un locale caratteristico dove i clienti si cucinavano da soli la carne su mini griglie roventi al tavolo. Un po' come la charbonnade in Francia.

Tutto bello all'apparenza, fin tanto che ci hanno portato la carne da cucinare! Non vi dico la reazione quando ci siamo accorti che erano solo frattaglie di pollo: fegato, cuore, stomaco, cul..., insomma tutte quelle altre parti che i ristoranti scartano in modo da poterti servire cosce, petti e alette. Il tutto per la modica cifra di 13 € circa a testa. Per la stessa cifra all'Esselunga di via Carloni, ci saremmo comprati tra 2 e 3 polli allo spiedo (interi) a testa. Gran bell'affare.

Domani, sushi! Non sarà il mio piatto preferito, ma almeno costa meno che in Italia!

11 marzo 2009

Primissime impressioni dal Giappone

Sono qui solo da poche ore, peraltro quasi tutte trascorse a finire di gran fretta il mio lavoro, eppure il Giappone mi ha già dato le sue prime impressioni. Innanzitutto, cosa che non sapevo e nemmeno dubitavo, i Giapponesi, come gli Inglesi, guidano dalla parte sbagliata della strada. Forse non è vero per tutto il Giappone, ma per lo meno lo è nel distretto di Ibaraki dove sono stato oggi. Dico che forse non è vero per il Giappone tutto, perché per altre cose, come per la distribuzione della corrente elettrica, esistono regole differenti a seconda del posto in cui ti trovi.

La seconda sensazione, piacevolissima, è la gentilezza delle persone. Me lo avevano detto, ma avevo sempre creduto fosse un'esagerazione, invece è tutto vero. Se chiedi un aiuto a trovare la strada, e non ti sanno aiutare sono più dispiaciuti loro di te. Dovevate vedere la scena oggi, quando l'autista del bus non ha potuto far salire a bordo un passeggero con biglietto perché tutti i posti erano già occupati. Il poveretto si è scusato mille volte e ha chiamato la centrale in modo che organizzassero subito una corriera straordinaria.

L'altra cosa che mi ha lasciato sorpreso è che qui sono conosciutissimo. Tutti conoscono Toto, peccato che non sia io, ma il più grande produttore di cessi del Giappone! I famosi cessi Toto! E non stiamo parlando di vespasiani o semplici latrine, ma dei servizi igienici più tecnologici del mondo, cose che non hanno nemmeno sulla stazione orbitante. Nella foto vedete l'esemplare installato nel bagno della mia camera d'albergo: se ingrandite l'immagine noterete che sull'adesivo con le istruzioni (!!!) appiccicato sullo schienale c'è chiaramente scritto Toto in alto a sinistra, come ad indicare che si tratti proprio del mio bagno.

Poi la pulsantiera sulla sinistra della foto, con tanto di led luminosi verdi permette di impostare il riscaldamento dell'asse per evitare quella spiacevole sensazione di sedersi su una tazza gelata. Ti segnala quando viene emesso un dolce profumo per combattere la tua... e poi, funzioni principali, sono il getto spray e il bidet incorporato. Ovviamente ho dovuto provare l'ebbrezza, e la sensazione è veramente particolare anche se l'igiene è garantito. Non sanno proprio più cosa inventare, anche se il buon vecchio spazzolone mi avrebbe fatto comodo!

Per rassicurare i miei che mi immaginano già seduto a banchettare come un incosciente senza badare al colesterolo, questa sera (qui è già sera) ho mangiato solo pesce crudo, gamberetti e riso in bianco. Persino in quantità moderate!

Per ultimo, lo so che porterà sfortuna, ma visto che io sarò addormentato mentre starà succedendo, lasciatemi gridare: forza Inter!

There's no better way to fly

Così recita lo spot di Lufthansa, la compagnia aerea di bandiera tedesca che di solito prediligo per i viaggi lunghi. Come qualcuno avrà scoperto dal mio status su Facebook, ho passato le ultime ventiquattro ore in viaggio verso l'estremo oriente con destinazione una cittadina giapponese del distretto di Ibaraki nota come Tsukuba. Ma nonostante il lungo viaggio e le otto ore di fuso orario devo dire che sono abbastanza riposato e non appena riuscirò a fare una doccia sarò in forma totale.

Tutto questo grazie ad una parolina magica che ha cambiato drasticamente il mio viaggio: upgrade, ovvero la promozione del mio biglietto da classe turistica a business class, ovvero dalle stalle alle stelle, da una concentrazione tipo sardine a comode poltrone, da un pasto servito in fretta e furia ad un menu di tre portate preparato da un chef (italiano) e accompagnato con champagne. E tutto questo perché ho chiesto un posto sul corridoio!!!

Vi spiego meglio, arrivato ieri mattina a Malpensa ho chiesto se mi potevano assegnare un posto sul corridoio almeno per il volo intercontinentale così da avere un po' più di libertà di movimenti. Purtroppo erano già tutti assegnati, ma la signorina teutonica mi ha consigliato di chiedere a Francoforte dove avevo uno scalo intermedio. Ovviamente ho chiesto, e un'altra signorina mi dice che purtroppo la collega di Milano ha detto il vero e che tutti i posti corridoio in classe economica erano occupati, ma non in business. Eccomi così promosso alla business e con posto corridoio!

Poltrone che si trasformano in letto e che ti massaggiano la schiena, hostess che ti consegnano il menu dal quale scegliere cosa mangiare e con quale vino accompagnarlo, televisore personale con sistema di enterteiment incorporato con tanto di Play Station. Insomma, per uno come me abituato ai viaggi della speranza, una sensazione del tutto nuova e decisamente indimenticabile. Già non so come farò per il ritorno, quando dovrò viaggiare insieme a tutti gli altri!

P.s. dopo vi racconto le mie impressioni sul Giappone, adesso faccio la doccia!

6 marzo 2009

Che bel viaggio

Nonostante i quasi 500 km guidati all'andata e al ritorno senza nemmeno un pipì-stop, il viaggio a Milano - Strasburgo - Milano che ci ha tenuto occupato durante questa settimana è stato veramente molto produttivo e al tempo stesso divertente.

Lo scopo del viaggio era il solito di sempre: incontrare il resto della nostra collaborazione scientifica per discutere i progressi ottenuti negli ultimi mesi. Il caro amico Angelo ed io abbiamo condiviso il viaggio in auto tenendoci compagnia a vicenda, e devo dire che non ci siamo (almeno, questo vale per me) per niente annoiati. Angelo è una persona squisita, e fare un viaggio con lui è come studiare un milione di libri e ancora non basta... perché con lui c'è sempre qualcosa da imparare che non si trova in nessun libro.

Nel viaggio di ritorno abbiamo persino trovato un'abbondante nevicata nel tratto tra Basilea e il tunnel del San Gottardo che vedete in fotografia. Nella foto potete anche notare un cartello con l'indicazione della velocità massima. Infatti, temo che il mio portafoglio prenderà una bella allegerita, perché nonostante stessi viaggiando a non più di 85 km/h, ho visto un simpatico flash immortalare le nostre facce stupefatte.

20 dicembre 2008

Per un pugno di euro

Credevo fosse phishing, ovvero un'astuta manovra organizzata da qualche malintenzionato con lo scopo di estorcermi, insieme a due euro, anche mie informazioni riservate e il numero della carta di credito. La mail, apparentemente proveniente dai server di easyJet, mi comunicava che a causa di una nuova legge approvata dal governo italiano, erano costretti a chiedermi di pagare ulteriori due euro per un volo che avevo già pagato e addirittura volato. Stavo già per gettare la mail nel cestino dello spam, quando mi sono detto: vediamo se anche i miei colleghi e passeggeri del medesimo volo hanno ricevuto la medesima assurda richiesta. Sorpresa: anche loro stessa email, stessa cifra e stessa sensazione di stupore.

Lo stupore è ulteriormente aumentato quando ieri ho trovato un articolo sulla Repubblica circa questo perlomeno strano comportamento. Nell'articolo si spiega anche la ragione per questo rialzo retroattivo: questa tassa addizionale andrà in parte ad arricchire le casse dei comuni dotati di un aeroporto, e in parte al Fondo speciale per il sostegno al reddito, all'occupazione e alla riconversione e riqualificazione del personale del trasporto aereo. Da qui si capisce la reazione di easyJet che afferma:

"Il governo italiano ha imposto una tassa di 2 euro ai passeggeri, retroattiva al 28 ottobre 2008, su tutti i voli in partenza da un aeroporto italiano al fine di sovvenzionare Alitalia. EasyJet si è opposta fermamente a questa tassa. Infatti, mai nella storia dell'aviazione civile, i passeggeri sono stati obbligati a pagare una tassa per sovvenzionare la bancarotta di una compagnia aerea"

In effetti il ragionamento non fa una piega, va bene aiutare i poveri comuni che hanno la sfortuna di avere un aeroporto sul loro territorio e quindi nessun vantaggio economico da questo (!!!), ma anche dover aiutare un proprio concorrente a non fallire nonostante una politica aziendale che farebbe rabbrividire chiunque. Adesso sono proprio indeciso: pagare o non pagare? Questo è un bel dilemma!