Quando progetto l'architettura di un software mi piace pensare in grande e uno degli obiettivi che mi pongo sempre è quello della scalabilità, che in poche parole significa non porre limiti a priori a quanto grande potrà diventare il software in oggetto. Il progetto che stiamo sviluppano in laboratorio si pone come obiettivo quello di interfacciarsi a tutta una serie di strumenti remoti, raccogliere un certo numero di informazioni e salvarle all'interno di un database. Detta così sempre molto facile, ed infatti lo è, e solo per rendere le cose un pelino più complesse va sottolineato che gli strumenti non sono tutti identici (ne esistono almeno una decina di famiglie con mediamente dieci membri ciascuna) e per nessuno di essi esiste un driver specifico di comunicazione, ma solo una descrizione, più o meno accurata del protocollo utilizzato.
Il primo passo è stato quello di scrivere il driver della prima famiglia e costruire quello che abbiamo chiamato amichevolmente un demone, ovvero un piccolo programmino che può tranquillamente girare in background e che si impegna ad interrogare il suo strumento in base a scadenze programmate e registrate in una sezione apposita del database. Per ogni famiglia di strumenti ci serve un driver e un demone e ogni membro della famiglia necessita della sua istanza del demone.
A questo punto abbiamo preparato un lanciatore di demoni, amichevolmente pokemon, che dal database si legge tutte gli strumenti collegati e in base al loro tipo fa partire un'istanza del demone opportuno. Appena il pokemon è stato pronto abbiamo voluto verificare che non ci fosse nessun impedimento nel collegare alla rete due strumenti uguali e far partire due istanze dello stesso demone, ma la vera prova di scalabilità è stata fatta oggi, quando dopo aver ultimato il driver e il demone per il secondo strumento, avevamo tre oggetti collegati al nostro sistema appartenenti a due famiglie differenti...
E adesso, pronti via si parte, tutto ancora da capo, con una terza famiglia!
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5 marzo 2013
10 febbraio 2013
Quando la (nano)tecnologia esce dal laboratorio
Ne sentiamo molto spesso parlare... oggi nano è diventato quasi un sinonimo di alta tecnologia e modernità. Però si ha spesso l'impressione che sia solo una questione riservata ai laboratori e che applicazioni pratiche di questi nuovi materiali tardino ad arrivare. Falso. Ne volete una dimostrazione? Guardate questo video, in cui si vedono gli effetti di una vernice superidrofobica basata su nanoparticelle. Questo significa che la superficie "odia" l'acqua e tende a farla allontanare, inclusa l'acqua contenuta nel fango o nel cemento fresco.
Questa vernice superidrofobica non è una magia da laboratorio, la vendono al supermercato nei suoi due fusti (è bicomponente) e c'è anche un video in cui si spiega la tecnica migliore per applicarla utilizzando un compressore.
Questa vernice superidrofobica non è una magia da laboratorio, la vendono al supermercato nei suoi due fusti (è bicomponente) e c'è anche un video in cui si spiega la tecnica migliore per applicarla utilizzando un compressore.
21 gennaio 2013
Quei maledetti cinque minuti...
Cinque minuti su otto ore sono quasi un'inezia... direi un trascurabilissimo 1%. Se non fosse che quel percento vale di più del restante 99. Capita che arrivi il lunedì in laboratorio con un serratissimo planning in modo da riuscire a fare tutte le cose burocratiche di mattina e potersi dedicare alle cose interessanti e piacevoli di pomeriggio. C'è tanta, tantissima carne al fuoco: lo sviluppo dello schema del database che anche grazie ai vostri consigli sta prendendo un minimo di forma, poi ci sarebbe da ultimare quel poco che resta e infine c'è da fare un po' d'ordine nel progetto. Ho deciso di puntare su questo terzo obiettivo, anche perché mi serviva avere una versione di parte del software da rendere eseguibile ed installabile su un altro pc in prova.
Sembra un obiettivo alla portata, tutto facile, ma dopo un paio di minuti, mi accorgo che non è esattamente quello che pensavo e al posto della strada in discesa che mi aspettavo di incontrare mi si profila una collinetta da superare. Passa un'ora, ne passano due e ad ogni minuto la collina sembra diventare sempre più alta. E così arriva l'ora di andare a casa ed io non sapevo più nemmeno dove cercare, la collina era il Monte Everest.
Niente, decido che ne ho abbastanza, mi metto in auto per tornare, passano cinque minuti e tutto mi diventa chiaro. Il motivo per cui non funzionava nulla mi si è chiarito all'istante come quelle giornate in montagna quando le nuvole scompaiono velocemente e il sole si fa sentire bello caldo.
Sono bastati 5 minuti di distacco per vedere la soluzione e adesso mi tocca aspettare altre 8 ore almeno prima di poter verificare la correttezza della mia intuizione. Speriamo!
Sembra un obiettivo alla portata, tutto facile, ma dopo un paio di minuti, mi accorgo che non è esattamente quello che pensavo e al posto della strada in discesa che mi aspettavo di incontrare mi si profila una collinetta da superare. Passa un'ora, ne passano due e ad ogni minuto la collina sembra diventare sempre più alta. E così arriva l'ora di andare a casa ed io non sapevo più nemmeno dove cercare, la collina era il Monte Everest.
Niente, decido che ne ho abbastanza, mi metto in auto per tornare, passano cinque minuti e tutto mi diventa chiaro. Il motivo per cui non funzionava nulla mi si è chiarito all'istante come quelle giornate in montagna quando le nuvole scompaiono velocemente e il sole si fa sentire bello caldo.
Sono bastati 5 minuti di distacco per vedere la soluzione e adesso mi tocca aspettare altre 8 ore almeno prima di poter verificare la correttezza della mia intuizione. Speriamo!
Laboratorio 1 - Database 2
Vi avevo avvertiti di restare sintonizzati perché sarei tornato presto a dirvi come era stato il nostro approccio al mondo del database. Il momento era maturo anche se forse avremmo dovuto aspettare una settimana in cui potevamo dedicarci maggior tempo e non solo qualche ritaglio qua e là.
Avrete già capito che sto cercando qualche piccola scusa per indorare la pillola, perché il primo impatto è stato equivalente ad una sconfitta. L'idea, ve la ripeto, è che il nostro software prenda tutte le informazioni di configurazione da un database e sempre verso lo stesso database ritorni le misure effettuate dagli strumenti per renderle accessibili a tutti gli interessati. Il piano è di usare una piattaforma seria e performante come Oracle, così ci ha suggerito il nostro esperto DBA, ma prima di affrontare il mostro ci ha anche suggerito di iniziare la progettazione delle tabelle usando qualcosa di più semplice, come Access, senza per questo perdere di generalità.
Avrete già capito che sto cercando qualche piccola scusa per indorare la pillola, perché il primo impatto è stato equivalente ad una sconfitta. L'idea, ve la ripeto, è che il nostro software prenda tutte le informazioni di configurazione da un database e sempre verso lo stesso database ritorni le misure effettuate dagli strumenti per renderle accessibili a tutti gli interessati. Il piano è di usare una piattaforma seria e performante come Oracle, così ci ha suggerito il nostro esperto DBA, ma prima di affrontare il mostro ci ha anche suggerito di iniziare la progettazione delle tabelle usando qualcosa di più semplice, come Access, senza per questo perdere di generalità.
16 gennaio 2013
Momenti storici / 4
Centomila chilometri in meno di 5 anni sono una buona media per chi guida quasi esclusivamente per andare al lavoro. Questa mattina, la nostra Opel Meriva ha festeggiato il suo centomillesimo chilometro e devo dire che a parte il problemino (?) con l'ESP risolto scollegando la batteria, non ci ha mai dato grattacapi.
Nemmeno il FAP che mi spaventava tanto al momento dell'acquisto si è sempre comportato bene (tranquilli sto facendo tutti gli scongiuri del caso) e devo proprio ringraziare l'amico Marcin per l'ottimo suggerimento.
A proposito di momenti storici... oggi ne abbiamo festeggiato uno anche in laboratorio con l'installazione fisica, fuori dal laboratorio dei primi due strumenti del nostro mega progetto. Champagne!
Nemmeno il FAP che mi spaventava tanto al momento dell'acquisto si è sempre comportato bene (tranquilli sto facendo tutti gli scongiuri del caso) e devo proprio ringraziare l'amico Marcin per l'ottimo suggerimento.
A proposito di momenti storici... oggi ne abbiamo festeggiato uno anche in laboratorio con l'installazione fisica, fuori dal laboratorio dei primi due strumenti del nostro mega progetto. Champagne!
6 dicembre 2012
La manutenzione infinita
Ci sono storie infinite e settimane (di manutenzione) che sono altrettanto. Vi ho già detto che abbiamo completamente smontato il nostro ciclotrone e che nonostante la complessità siamo riusciti a rimontarlo completamente, però... le sue prestazioni non sono esattamente come volevamo. Non solo non sono migliorate, ma forse pure un po' peggiorate.
Così questa mattina avevamo un problema da risolvere: trovare un modo per diagnosticare il malanno e quindi scegliere una cura. La diagnostica di base all'interno di un ciclotrone è molto semplice: si infila una lunga barra con testa di rame all'interno della pancia della macchina e si osserva come si sviluppa la corrente di particelle accelerate lungo la spirale.
Il nostro dubbio era che ci fosse un qualche problema in una delle primissime orbite dove sapevamo che una vite di bronzo fosforoso non proprio della forma esatta potrebbe danneggiare lo sviluppo del fascio. Ci serviva quindi una sonda speciale che arrivasse proprio così al centro, zona particolarmente inaccessibile non solo per la distanza, ma anche per l'altezza ridotta (inferiore a 2 cm).
L'impresa avrebbe potuto scoraggiare i più, ma non il cyclotron dream team (scusate la modestia) che si sono inventati l'extension anche per le sonde di fascio. Tenuta insieme con un bel giro di nastro isolante e protetta con il tubo termo restringente nero, vedete la parte terminale del tubo sonda che è stato allungato di 15 centimetri netti. L'inserimento nella pancia è stato un po' critico perché il pezzo era evidentemente fuori specifica e non è mancata l'ilarità nel team che si immaginava le reazioni del ciclotrone a questo corpo estraneo. Fortunatamente, l'unica cosa che si è danneggiata è stata un micro interruttore di prossimità.
Il test ha dato il risultato sperato, o meglio adesso sappiamo che la nostra idea iniziale è confermata anche sperimentalmente e così domani riapriremo la macchina per vedere come migliorare.
(ps. tutte le foto di questi giorni sono una cortesia di Modesto, che oltre a offrirci i suoi servizi di radioprotezione, scatta anche belle foto!)
Così questa mattina avevamo un problema da risolvere: trovare un modo per diagnosticare il malanno e quindi scegliere una cura. La diagnostica di base all'interno di un ciclotrone è molto semplice: si infila una lunga barra con testa di rame all'interno della pancia della macchina e si osserva come si sviluppa la corrente di particelle accelerate lungo la spirale.
Il nostro dubbio era che ci fosse un qualche problema in una delle primissime orbite dove sapevamo che una vite di bronzo fosforoso non proprio della forma esatta potrebbe danneggiare lo sviluppo del fascio. Ci serviva quindi una sonda speciale che arrivasse proprio così al centro, zona particolarmente inaccessibile non solo per la distanza, ma anche per l'altezza ridotta (inferiore a 2 cm).
L'impresa avrebbe potuto scoraggiare i più, ma non il cyclotron dream team (scusate la modestia) che si sono inventati l'extension anche per le sonde di fascio. Tenuta insieme con un bel giro di nastro isolante e protetta con il tubo termo restringente nero, vedete la parte terminale del tubo sonda che è stato allungato di 15 centimetri netti. L'inserimento nella pancia è stato un po' critico perché il pezzo era evidentemente fuori specifica e non è mancata l'ilarità nel team che si immaginava le reazioni del ciclotrone a questo corpo estraneo. Fortunatamente, l'unica cosa che si è danneggiata è stata un micro interruttore di prossimità.
Il test ha dato il risultato sperato, o meglio adesso sappiamo che la nostra idea iniziale è confermata anche sperimentalmente e così domani riapriremo la macchina per vedere come migliorare.
(ps. tutte le foto di questi giorni sono una cortesia di Modesto, che oltre a offrirci i suoi servizi di radioprotezione, scatta anche belle foto!)
4 dicembre 2012
Scavate dove c'è la x
Se fosse su pergamena, magari un po' stropicciata, con i margini bruciacchiati e macchie di rum potrebbe sembrare la mappa di un tesoro delle storie di pirati che piacciono tanto a mio figlio. Invece è tutta vera, inclusa l'impronta di scarpa in alto a sinistra anche se non c'è nessun tesoro da trovare. E' il nostro schema mnemonico utilizzato per identificare tutti i pezzi durante lo smontaggio del ciclotrone.
Il disegno è una mappa per davvero che ci dice dove andare a posizionare i vari pezzi dalla posizione in cui erano stesi sul pavimento, accuratamente protetti con lunghi fogli di carta assorbente, fin dentro nel cuore dell'acceleratore. Mancano giusto le indicazioni sulla trentina di viti di lunghezze e tipologie differenti utilizzate per tenerli assieme... ma questa è un'altra storia, corpo di mille balene!
Per chi fosse curioso di sapere, c'è voluta un'intera giornata e non poche preoccupazioni, ma il ciclotrone da nudo come un verme è tornato tutto d'un pezzo.. domani l'accendiamo e speriamo in bene!
Il disegno è una mappa per davvero che ci dice dove andare a posizionare i vari pezzi dalla posizione in cui erano stesi sul pavimento, accuratamente protetti con lunghi fogli di carta assorbente, fin dentro nel cuore dell'acceleratore. Mancano giusto le indicazioni sulla trentina di viti di lunghezze e tipologie differenti utilizzate per tenerli assieme... ma questa è un'altra storia, corpo di mille balene!
Per chi fosse curioso di sapere, c'è voluta un'intera giornata e non poche preoccupazioni, ma il ciclotrone da nudo come un verme è tornato tutto d'un pezzo.. domani l'accendiamo e speriamo in bene!
3 dicembre 2012
L'abbiamo fatto a pezzi
Oggi è iniziata la settimana di manutenzione programmata del ciclotrone, anzi della ciclotrona, altrimenti si offende. Il piano era chiaro e impegnativo sin dal principio: aprire la signora e ispezionare per eventualmente sostituire la zona centrale, dove si forma il fascio di particelle da accelerare. Solo che, come spesso accade per i piani ambiziosi, ci siamo detti: visto che stiamo facendo 30, facciamo 31 e già che ci siamo smontiamo anche quel pezzo lì che è da molto che non lo controlliamo. E così a furia di 30 in 31, siamo arrivati a 101 e ci siamo ritrovati con il ciclotrone completamente aperto e smontato.Così vuoto non lo avevo mai visto prima e nella foto qui a destra mi vedete in versione allegro chirurgo sdraiato nella pancia della ciclotrona tutto intento a tirare a lustro il rame che ricopre la superficie interna della camera a vuoto, ovvero il cuore dell'acceleratore dove il fascio viene accelerato. Solo adesso guardando la foto mi rendo conto che avevo 100 tonnellate di ferro sopra la testa e altrettante sotto!
Ed ora un regalo per tutti gli studenti di fisica che quando hanno imparato sui libri il funzionamento del ciclotrone si sono domandati se le famose D avessero veramente la forma della quarta lettera dell'alfabeto. Nella foto, una delle nostre due D in bella mostra!
Adesso scusate ma devo scappare a riposarmi perché domani dobbiamo rimontare tutto, sperando che non ci avanzi nemmeno una vite!
[LabVIEW] Consigli per una bella UI
Venerdì sera scorso ero un po' demoralizzato. Per quella giornata avevamo previsto di fare una piccola applicazione per leggere alcuni dati e mostrarli in modo chiaro e semplice agli utenti, ma non ci siamo riusciti. Non che il compito fosse troppo arduo, ma le troppe interruzioni e le urgenze avevano ridotto al minimo il tempo a nostra disposizione, così durante il week end ho investito un paio d'ore di riposo per fare quello che ci mancava.
Non è ancora finita, ma il grosso dell'applicazione è lì, anche perché il sabato e la domenica sono per la famiglia e non certo per il lavoro che già mi prende dal lunedì al venerdì.
Appena ho raggiunto lo scopo che mi ero prefissato per queste ore straordinarie, mi sono imbattuto in una bellissima playlist sul tubo di Simon Hogg con un buon numero di video-tutorial su come migliorare l'aspetto e la funzionalità delle interfacce utente sviluppate con LabVIEW. Incollo la playlist qui sotto...
Non è ancora finita, ma il grosso dell'applicazione è lì, anche perché il sabato e la domenica sono per la famiglia e non certo per il lavoro che già mi prende dal lunedì al venerdì.
Appena ho raggiunto lo scopo che mi ero prefissato per queste ore straordinarie, mi sono imbattuto in una bellissima playlist sul tubo di Simon Hogg con un buon numero di video-tutorial su come migliorare l'aspetto e la funzionalità delle interfacce utente sviluppate con LabVIEW. Incollo la playlist qui sotto...
26 novembre 2012
Sono sempre i migliori che se vanno in pensione
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| La foto è una presa in giro, ma non voglio turbare la loro privacy |
[LabVIEW] Il controllo ad albero (Tree Control)
Il controllo ad albero, anche noto come Tree Control, è tra gli ultimi nati nel linguaggio di programmazione grafica di National Instruments e può trovare applicazione in un svariato numero di situazioni. Certo potrebbe arrivare con un certo numero di funzioni attivabili direttamente dall'interfaccia grafica anziché dover ricorrere alla programmazione. Un esempio su tutte è la possibilità di ordinare il contenuto della tabella utilizzando una particolare colonna.
Guardate per esempio l'immagine qui sotto, viene spontaneo cliccare sull'intestazione della colonna per ordinare il contenuto della tabella in funzione di quella colonna. Ovviamente cliccando sopra una seconda volta alla stessa colonna, uno si aspetta di avere la tabella ordinata sempre secondo quella chiave, ma nell'ordine inverso.
Guardate per esempio l'immagine qui sotto, viene spontaneo cliccare sull'intestazione della colonna per ordinare il contenuto della tabella in funzione di quella colonna. Ovviamente cliccando sopra una seconda volta alla stessa colonna, uno si aspetta di avere la tabella ordinata sempre secondo quella chiave, ma nell'ordine inverso.
8 novembre 2012
Non tutte le GUI sono uguali
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| Esempio di come non vorrei fosse una GUI |
Fino all'inizio di questa settimana ci siamo occupati di implementare tutti i comandi che erano descritti sul manuale, incluso correggere i numerosi errori del manuale stesso. Ma da un paio di giorni abbiamo iniziato la fase due, ovvero inserire la libreria di comandi messa insieme in un'interfaccia grafica decente.
Ecco, questo decente è la discriminante. Se chiedete ad un fisico quadratico medio, verosimilmente nella sua vita da ricercatore avrà avuto qualche contatto con la programmazione e per lui il massimo di interfaccia utente sarà un terminale testuale con messaggi di debug che apparivano e sparivano alla velocità della luce.
Un'interfaccia deve essere funzionale, facile da usare, intuitiva e perché no, anche bella. Esattamente l'opposto di quanto descritto sopra. Per il nostro software abbiamo scelto la piattaforma di sviluppo LabVIEW, di cui vi ho già parlato, dove costruire interfacce grafiche belle è piuttosto semplice, anche se per renderle funzionali, user-friendly e intuitive ci vogliono comunque un sacco di ore di lavoro.
Spero che come scusa per essere un po' assente basti!
23 ottobre 2012
Non si è mai pronti per la pensione
Oggi al lavoro ho vissuto una scena davvero commovente. Uno dei nostri colleghi venerdì andrà in pensione e visto che domani sarà impegnato in altre faccende, oggi è stato il suo ultimo vero e proprio giorno operativo. Questa mattina è passato dal laboratorio per ritirare i suoi strumenti e questa sera li ha riconsegnati per l'ultima volta.
Quando ha firmato il registro era veramente commosso e io ero davvero senza parole. Spesso immagino la mia pensione come un miraggio irraggiungibile, ma temo che non si sia mai pronti a passare dai ritmi del lavoro a quelli senz'altro differenti della pensione.
A lui vanno i miei più sinceri auguri per una splendida e serena continuazione!
Quando ha firmato il registro era veramente commosso e io ero davvero senza parole. Spesso immagino la mia pensione come un miraggio irraggiungibile, ma temo che non si sia mai pronti a passare dai ritmi del lavoro a quelli senz'altro differenti della pensione.
A lui vanno i miei più sinceri auguri per una splendida e serena continuazione!
21 ottobre 2012
Ai problemi piace stare in compagnia
La scorsa settimana era il mio turno di reperibilità notturna al ciclotrone. Sì lo so che ho cambiato lavoro, ma questo rimane uno dei incarichi. E' la notte tra martedì e mercoledì, è appena passata la mezzanotte e mi suona il cellulare che come al solito era acceso sul comodino. C'è un problema, l'operatore mi invita a sbrigarmi a correre sul posto, ma io indugio un attimo e chiedo una descrizione dei sintomi. Faccio fare un paio di test, individuo il problema, faccio ripartire il sistema e torno a letto. Mercoledì mattina investo cinque minuti di analisi del problema, uno per riparare il guasto e una ventina per godermi quella bella sensazione di essere riuscito a risolvere un problema anche in una condizione difficile e stressante!E fu sera e fu mattina... anzi no. E' la notte tra mercoledì e giovedì, sono da poco passate le due ed ho un deja vu. Suona il telefono e sempre lo stesso operatore mi dice di essere in panne e mi descrive il problema. Questa volta è lui a pensare che si tratti di qualcosa di banale e invece dopo il mio solito giro di domande mi rendo conto che devo correre. Il problema mi sembrava evidente, un amplificatore di potenza era surriscaldato e la cosa non mi pareva neppure troppo strana perché proprio il lunedì precedente verificandone le prestazioni avevo concluso che stava lentamente deteriorandosi e che prima o poi ci saremmo trovati in questa situazione.
17 ottobre 2012
Se fa fumo o puzza, la prima volta, è normale
Ricordo la frase del titolo stampata con un timbro su un fogliettino A6 a quadretti strappato da un block notes pigna di tanti anni fa. Era regolarmente appiccicata a tutti gli elettrodomestici, in particolare tosta-pane, ferri da stiro e simili quando ritornavano dall'ultimo riparatore rimasto in paese. In parole povere il messaggio era questo: non riportate a riparare il ferro da stiro se la prima volta che lo accendete fa un po' di fumo o puzza... se vi brucia la casa, magari prendete provvedimenti e cambiate riparatore.
Oggi è successa anche a noi la stessa cosa, nel senso che durante le operazioni di riparazione abbiamo prima visto la fumata bianca papale salire verso il cielo e poi sentita una puzza che non era certamente quella dell'incenso. Devo dire però che, alla fine, è stata una gran soddisfazione perché dopo due giorni di lavoro siamo riusciti a venirne a capo e a vincere siamo stati noi. Sarebbe meglio dire Andrea, visto che è stato lui a fare il grosso del lavoro, a caricarci sopra tutta la sua esperienza e soprattutto a metterci quella dose di caparbietà necessaria per non abbandonare e accontentarsi di un pareggio che suonava triste come una sconfitta.
Oggi è successa anche a noi la stessa cosa, nel senso che durante le operazioni di riparazione abbiamo prima visto la fumata bianca papale salire verso il cielo e poi sentita una puzza che non era certamente quella dell'incenso. Devo dire però che, alla fine, è stata una gran soddisfazione perché dopo due giorni di lavoro siamo riusciti a venirne a capo e a vincere siamo stati noi. Sarebbe meglio dire Andrea, visto che è stato lui a fare il grosso del lavoro, a caricarci sopra tutta la sua esperienza e soprattutto a metterci quella dose di caparbietà necessaria per non abbandonare e accontentarsi di un pareggio che suonava triste come una sconfitta.
30 settembre 2012
Il laboratorio creativo
E' stata una settimana lavorativa all'insegna della creatività. Quella precedente abbiamo iniziato a mettere le mani, un po' per gioco, un po' per scherzo su una nuova linea di attività di cui vi ho già accennato più volte. Questa settimana è stato il tripudio dell'inventiva: presi dalla smania di fare abbiamo iniziato a scrivere il codice e al tempo stesso abbiamo iniziato a buttare nero su bianco quello che vogliamo fare e come vogliamo farlo.
La progettazione è forse la fase più complessa, perché se si costruisce una casa senza fondamenta, è solo una questione di tempo: prima o poi questa verrà giù. E così ci siamo ritrovati a riempire lavagne con schemi, più o meno simili all'architettura del software, diagrammi con "il chi fa cosa" e così via. Dalla lavagna siamo passati ad un documento di Word e a fare le stime dei tempi richiesti da inserire in un diagramma di Gantt. Scrivere è utile, lo devo ammettere, perché ti permette di chiarirti le idee e revisionarlo insieme ad altri ti fa identificare tutti quelli che possono essere i punti deboli del tuo piano.
Nel frattempo però, presi dall'euforia, abbiamo anche cominciato a scrivere un po' di codice. Dopo un paio di giorni abbiamo deciso che l'angolo del laboratorio dove il progetto era nato non era esattamente il più appropriato e che questa nuova linea necessitava di una sua postazione dedicata. Pronti via, sbaraccato un tavolo, fatto spazio e installato il nostro pc di sviluppo, ovviamente con doppio schermo.
Venerdì mattina, abbiamo impiegato una buona mezz'ora per raccontarci tutte le idee che c'erano venute in mente nella notte appena trascorsa. Se non è creatività questa! Adesso dobbiamo finire la fase progettuale e poi mantenere lo stesso slancio per i prossimi mesi!
La progettazione è forse la fase più complessa, perché se si costruisce una casa senza fondamenta, è solo una questione di tempo: prima o poi questa verrà giù. E così ci siamo ritrovati a riempire lavagne con schemi, più o meno simili all'architettura del software, diagrammi con "il chi fa cosa" e così via. Dalla lavagna siamo passati ad un documento di Word e a fare le stime dei tempi richiesti da inserire in un diagramma di Gantt. Scrivere è utile, lo devo ammettere, perché ti permette di chiarirti le idee e revisionarlo insieme ad altri ti fa identificare tutti quelli che possono essere i punti deboli del tuo piano.
Nel frattempo però, presi dall'euforia, abbiamo anche cominciato a scrivere un po' di codice. Dopo un paio di giorni abbiamo deciso che l'angolo del laboratorio dove il progetto era nato non era esattamente il più appropriato e che questa nuova linea necessitava di una sua postazione dedicata. Pronti via, sbaraccato un tavolo, fatto spazio e installato il nostro pc di sviluppo, ovviamente con doppio schermo.
Venerdì mattina, abbiamo impiegato una buona mezz'ora per raccontarci tutte le idee che c'erano venute in mente nella notte appena trascorsa. Se non è creatività questa! Adesso dobbiamo finire la fase progettuale e poi mantenere lo stesso slancio per i prossimi mesi!
21 agosto 2012
E' uno sporco lavoro
e indovinate chi lo ha fatto? Il laboratorio richiede un dress-code, non è che ti puoi presentare all'ingresso così come ti pare, ci vuole un bel camice pulito come si deve. Capita che ci sono lavori che non avresti mai voluto fare e arriva il giorno che li devi fare: tipo cambiare le ventole degli alimentatori. Se trovo l'ingegnere che ha progettato quell'alimentatore delle dimensioni di una cabina armadio, prima gli stringo la mano e poi prendendolo per il gomito lo mando amichevolmente a quel paese. Sì, perché per cambiare una semplicissima ventola, operazione da fare di routine, bisogna smontare mezzo armadio. Così tutte le volte che si controlla lo stato delle ventole (ce ne sono 12), si tiene il respiro e si fanno gesti scaramantici, perché se ce ne è una ferma sai che sarà una bella giornata di lavoro.
Oggi era una di quelle giornate divertenti. Apro il cabinet e appena metto le mani sulle parti interne dell'armadio, le trovo coperte di polvere; quella polvere nera appiccicosa che si deposita copiosa dentro gli apparecchi elettrici e che magari anche voi avete già trovato dentro al pc. Dopo una mezz'ora, i miei guanti erano totalmente neri, come neri erano tutti i ferri che toccavo. Poi mi sono accorto, che i miei colleghi hanno iniziato a farmi fotografie, specie di spalle, per mettere in evidenza lo stato - pietoso - del mio povero camice da laboratorio.
A fine giornata, hanno persino organizzato il gioco: trova l'intruso, fotografando tutti i camici appesi all'ingresso. E' facile intuire quale è il mio. E tranquilli, domani lo cambio con uno pulito!
Ps. ventola sostituita e alimentatore bello fresco!
Oggi era una di quelle giornate divertenti. Apro il cabinet e appena metto le mani sulle parti interne dell'armadio, le trovo coperte di polvere; quella polvere nera appiccicosa che si deposita copiosa dentro gli apparecchi elettrici e che magari anche voi avete già trovato dentro al pc. Dopo una mezz'ora, i miei guanti erano totalmente neri, come neri erano tutti i ferri che toccavo. Poi mi sono accorto, che i miei colleghi hanno iniziato a farmi fotografie, specie di spalle, per mettere in evidenza lo stato - pietoso - del mio povero camice da laboratorio.
A fine giornata, hanno persino organizzato il gioco: trova l'intruso, fotografando tutti i camici appesi all'ingresso. E' facile intuire quale è il mio. E tranquilli, domani lo cambio con uno pulito!
Ps. ventola sostituita e alimentatore bello fresco!
13 agosto 2012
Quando il telefono fa un bel tuffo
Guardate bene la foto qui a lato. E' una specie di assonometria esplosa di un cellulare, riuscite a indovinare quanti euro hanno rischiato di andare in fumo?Più che in fumo si dovrebbe dire ammollo... il motivo per cui il telefono è stato aperto in tutte le sue possibili parti è stato proprio quello di rimuovere ogni possibile traccia di umidità e di ossidazione.
Il cellulare ha pensato bene di fare un bel tuffo nel lago Maggiore e per di più mentre era acceso. L'affermazione che elettronica e acqua sono incompatibili è vera solo fin tanto che il dispositivo è sotto tensione, altrimenti una bella asciugata e tutto torna a funzionare come prima. Quindi qualora il cellulare vi cadesse accidentalmente in acqua, la prima cosa che dovete fare è - dopo averlo ripescato - spegnerlo. A questo punto cominciate a toglierli la cover e la batteria e tutte le parti facilmente rimovibili. Se non siete esperti, evitate di smontarlo in più pezzi, il rischio di scassarlo è troppo alto.
A questo punto, utilizzando un asciugacapelli di potenza media mandate aria tiepida sul cellulare. In genere i dispositivi elettronici sono fatti per funzionare fino ad una cinquantina di gradi, ma se spento possono anche superare questo limite (con ragionevolezza!) senza subire danni irreversibili. L'ideale sarebbe metterlo in un forno ventilato (non a micro-onde mi raccomando) a 50 gradi, caratteristica non così comune nei forni da cucina, e se ce l'avete, aggiungete anche dei cristalli di gel di silice, quello usato nei deumidificatori.
Non vi posso assicurare nulla, ma il telefono che vedete nella foto è risuscitato dopo il bagno!
15 luglio 2012
Ultimo esperimento
I miei giorni come grantholder (leggi post-doc) al ciclotrone stanno per finire, in pratica mi resta solo la prossima settimana, visto che quella successiva sarò in ferie. Ma la prossima sarà una settimana burocratica, con le visite mediche, i rapporti finali da scrivere, la scrivania da ripulire e il laboratorio da riordinare. Di fatto quella appena conclusa è stata la mia ultima settimana in laboratorio come ricercatore e i miei colleghi sono stati dei veri e propri angeli dedicando tempo ed energie perché potessimo portare a compimento il mio ultimo esperimento! Si tratta di una piccola attività sperimentale che mi era venuta in mente un mesetto fa e che ha subito trovato il consenso degli altri: misurare sperimentalmente lo spessore efficace dello strato di acqua di raffreddamento quando il target è colpito dal fascio di particelle. Non basta misurare con il calibro lo spazio adibito al passaggio dell'acqua, perché questo è particolarmente stretto e il flusso d'acqua talmente elevato che anche la formazione di piccole bolle d'aria o vuoti (cavitazione) possono ridurre lo spessore dell'acqua di raffreddamento.
8 luglio 2012
La quiete dopo il concorso
Gli esami non finiscono mai! E' un detto, ma è proprio vero. Il punto è che quando si è all'università allora uno ci prende l'abitudine e lo stress da esame diventa quasi la normalità. Poi quando gli esami si trasformano in concorsi, allora in genere non si è più così abituati e ogni volta è una grande dose di stress.
Ne parlo oggi che sono assolutamente rilassato, il titolo dell'articolo calza a pennello, sono veramente calmo, sereno e senza la minima ombra di ansia, esattamente l'opposto dello scorso weekend che invece ero nell'anticamera dell'inferno in attesa dell'ultima sessione di un concorso che era iniziato nell'ottobre 2010.
Ne parlo oggi che sono assolutamente rilassato, il titolo dell'articolo calza a pennello, sono veramente calmo, sereno e senza la minima ombra di ansia, esattamente l'opposto dello scorso weekend che invece ero nell'anticamera dell'inferno in attesa dell'ultima sessione di un concorso che era iniziato nell'ottobre 2010.
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