È sempre la mamma Tata a svegliarsi per prima, fatta eccezione per il sabato mattina. E quando lei si alza, Giacomo, che nel corso della notte si è trasferito dal suo al nostro letto, percepisce che lei non c'è più e va a cercare il papà sull'altro lato. Anche questa mattina si è ripetuto il siparietto: lui ancora addormentato e con gli occhi rigorosamente chiusi, ha allungato una mano sul mio cuscino in cerca di un indizio fin quando ha trovato il mio naso e, dopo averlo spremuto come una palla di gomma, si è convinto di non essere solo a letto.
Mentre mi torturava, le mie narici, anche loro parzialmente assopite, hanno recepito un profumo morbido e dolce che solo qualche secondo dopo sono riuscito a collegare all'origine: era profumo di biscotti Plasmon. Sarà per questo che piacciono anche agli adulti, perché ci riporta indietro alla nostra primissima infanzia dove erano solo due i nostri pensieri fissi: avere qualcosa da sgranocchiare ed essere certi che mamma o papà siano a portata di mano.
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31 gennaio 2010
28 gennaio 2010
iPad, la terza via anche in quei giorni
Sono certo che ormai tutti voi siete già venuti a conoscenza del nuovo (che avanza) nato di casa Apple: l'iPad! Dopo l'iPod e l'iPhone, Steve Jobs ha ieri presentato con molto entusiasmo la terza via, a metà tra il computer portatile e il palmare, l'iPad!E poi c'è la scelta del nome. Ieri pomeriggio impazziva il toto-nome, ma nessuno si era immaginato iPad. Pad è proprio una cattiva scelta perché in inglese, specie nello slang parlato dai giovani, oltre ad essere il blocco notes, è anche il nomignolo per gli assorbenti igienici, proprio quelli che anche le pubblicità televisive si vergognano di chiamare con il proprio nome. Ne è dimostrazione il fatto che nel novembre 2007 quando ancora nessuno parlava di tavolette computerizzate, un simpaticone aveva pubblicato su YouTube un esilarante video circa la nuova invenzione di Steve Jobs. Il video è in inglese, ma non serve padroneggiare la lingua per farsi quattro risate e il fatto che la segretaria svampita sia bionda è puramente casuale!
27 gennaio 2010
Pennette alici, tonno e pomodorini
Ragazzi questa la dovete assolutamente provare, ma vi avverto è una ricetta difficile - forse la più difficile che io abbia mai fatto - e vi ridurrà la cucina come un campo di battaglia. Dopo averla mangiata però non ve ne pentirete affatto e tornerete qui a dirmi che avevo ragione. Leggete la ricetta fino in fondo prima di mettervi a farla, vi semplificherà la preparazione.
Cominciamo dagli ingredienti (le quantità tra parentesi sono per 4 persone). Il tocco di classe lo si deve alle alici freschissime (400 g) e ai pomodorini (200 g) possibilmente pachino, la sostanza invece è tutta del tonno (80 g) e della pasta (400 g scarsi), mentre lo sfizio è la cipolla (metà) e il prezzemolo tritato finissimo. Usate solo olio extravergine d'oliva, mi raccomando!
Non vi nego che è una ricetta impegnativa, ma il risultato è facile da ottenere. Cominciate con il pulire le alici: rimuovete la testa, incidete la pancia e lavate sotto acqua corrente l'interno rimuovendo tutte le interiora, poi staccate la lisca ottenendo un filetto a libro. Vi ci vorrà del tempo e molta pazienza, quindi prendetevela comoda. Una volta pulite asciugatele accuratamente appongiandole delicatamente su un foglio di carta casa. Deponete tutti i filetti in una pentola antiaderente dove avete fatto scaldare un filo d'olio; lasciate cuocere per dieci minuti circa. Non vi preoccupate se le alici tenderanno a sfarsi, è normale e piuttosto inevitabile. Saranno pronte quando l'interno da marrone che è sarà diventato completamente bianco e a questo punto le togliete dalla pentola e deponete in un piatto.
Nella stessa pentola aggiungete la cipolla tagliata a velo e se necessario ancora un filo d'olio. Quando la cipolla sarà bionda e trasparente aggiungete un bicchiere di salsa di pomorodo, uno di acqua e mezzo di vino bianco; salate e pepate per poi lasciar cuocere una quindicina di minuti. Parallelamente, in un pentolino fate bollire un po' d'acqua e poi aggiungetevi per 60 secondi i pomodirini; questo vi aiutera a pelarli. Una volta pelati, li mettete in un pentolino a parte ad insaporirsi a fuoco lento per 10 minuti senza aggiungere ulteriori condimenti e avendo cura di non spappolare troppo i pomodorini; a me piacciono di più quando sono un po' consistenti.
Dieci minuti dopo aver aggiunto la passata di pomodoro è il momento opportuno per buttare la pasta in abbondantante acqua bollente e già salata. Altri cinque minuti e aggiungete alla salsa il tonno sminuzzato e amalgamate bene il tutto. Quando la pasta è pronta, scolatela e aggiungete metà della salsina al pomodoro e mischiate bene. Siete quasi arrivati alla fine ora trasferite metà della pasta in una teglia da forno, stendeteci sopra le alici e i pomodorini cotti e ricoprite con la pasta e la salsa rimanente. La teglia va infornata per 5 minuti in forno caldissimo (200 gradi) in modo da rendere tutto croccante.
Servite caldo e accompagnato da un bicchiere di vino bianco: la vostra gola vi sarà riconoscente!
Cavalieri e pirati della strada
Se vi dicono che la cavalleria si è estinta, non credeteci, non è vero; è solo un modo per giustificare i propri limiti. I cavalieri moderni hanno sostituito i loro destrieri con mezzi meccanici più rumorosi ed inquinanti e hanno perso le loro armature e le loro lance, ma spesso conservano quello spirito nobile che li ha resi paladini della giustizia. Questo giro di parole per introdurre un fatto particolare, ma non nuovo, che è capitato domenica a mia moglie in gita in auto nel capoluogo comasco.
Trovare un posteggio libero la domenica pomeriggio a Como è un'avventura degna dei cercatori del Sacro Graal. Qualcuno direbbe: nemmeno a pagarlo, infatti neanche se si è disposti a sganciare qualche moneta è possibile trovare un angolo dove far riposare la propria cavalcatura. Ma qualche animo nobile esiste ancora, così la Tata, girando e rigirando, trova una coppia che sta lasciando il posteggio e lei prontamente accosta. Lo stupefacente è che i due non solo le lasciano il posto, ma le cedono persino il tagliando del posteggio che era stato pagato fino al tardo pomeriggio.
Per ogni cavaliere, però ci sono almeno dieci malfattori accampati nella macchia pronti ad assalirti e derubarti. Oggi vi vorrei parlare di due di queste categorie di malfattori. La prima è quella composta dagli automobilisti invidiosi e iracondi, ovvero quelli che se devono soffrire in coda, allora anche tu devi morire con loro anche se tu non devi andare da quella parte; sarebbero quasi disposti a causare un incidente pur di arrestare il traffico scorrevole nella direzione opposta alla loro. Nel mio caso specifico mi riferisco a quei briganti dei nostri giorni che si immettono nella rotonda di Buguggiate, quella bella con le sagome dei ciclisti e il jet (foto). Per farla breve, questa rotonda mette in comunicazione tre grandi vie: una proveniente dall'ingresso autostradale di Gazzada (da dove arrivo io), una diretta verso Varese, Luino e Laveno e l'altra verso Bodio e Ispra. Nelle ore di punta mattutine il 98% della auto provenienti da Gazzada sono dirette verso Varese e solo un piccolo 2% (si tratta di una mia stima...) gira a sinistra verso Bodio e la costa sud del lago di Varese. Questo fatto è dimostrato anche dal progetto realizzato dagli architetti stradali che hanno dedicato una corsia per chi procede diritto verso Varese e una per chi deve invece svoltare. Peccato però che gli automobilisti invidiosi non possono proprio sopportare che alcuni fortunati - tra cui il sottoscritto - possono trarre vantaggio da questa corsia preferenziale ed evitare quasi interamente la coda. Così si piazzano ben in mezzo tra le due corsie e lì ci restano fino all'ultimo.
Altro esempio di pirateria stradale sono i pazzi che non si fermano ai passaggi pedonali. Questo mal vezzo tutto italiano, non solo è contrario al Codice della Strada, ma è anche decisamente pericoloso per i pedoni. Ma fate attenzione perché c'è anche chi si approfitta per mettere paura agli automobilisti. Proprio ieri sera dopo cena, mentre andavo a fare il pieno, ho visto un comportamento sconsiderato e che andrebbe punito. Un ragazzo, probabilmente ubriaco o peggio, vagava nei pressi delle strisce pedonali e non appena qualche automobilista si avvicinava, lui fingeva di attraversare la strada per poi tornare sui suoi passi. Un comportamento decisamente bizzarro e pericoloso e per lui e per chi si trova alla guida. La mia ipotesi è che il ragazzo in questione stesse cercando un modo facile per fare qualche soldino extra: farsi mettere sotto - in modo lieve, si intende - sulle strisce pedonali equivale sicuramente ad ottenere un rimborso dall'assicurazione del malcapitato automobilista. Io ho avuto la fortuna di notare questo comportamento al passaggio della macchina che mi precedeva e quando è stato il mio turno sono riuscito a schivare facilmente il pazzo. Certo che se queste sono le premesse, fermarsi per lasciare attraversare la strada potrebbe diventare sempre più raro.
Se la cavalleria si è estinta, certo non si può dire lo stesso dei briganti!
Trovare un posteggio libero la domenica pomeriggio a Como è un'avventura degna dei cercatori del Sacro Graal. Qualcuno direbbe: nemmeno a pagarlo, infatti neanche se si è disposti a sganciare qualche moneta è possibile trovare un angolo dove far riposare la propria cavalcatura. Ma qualche animo nobile esiste ancora, così la Tata, girando e rigirando, trova una coppia che sta lasciando il posteggio e lei prontamente accosta. Lo stupefacente è che i due non solo le lasciano il posto, ma le cedono persino il tagliando del posteggio che era stato pagato fino al tardo pomeriggio.
Per ogni cavaliere, però ci sono almeno dieci malfattori accampati nella macchia pronti ad assalirti e derubarti. Oggi vi vorrei parlare di due di queste categorie di malfattori. La prima è quella composta dagli automobilisti invidiosi e iracondi, ovvero quelli che se devono soffrire in coda, allora anche tu devi morire con loro anche se tu non devi andare da quella parte; sarebbero quasi disposti a causare un incidente pur di arrestare il traffico scorrevole nella direzione opposta alla loro. Nel mio caso specifico mi riferisco a quei briganti dei nostri giorni che si immettono nella rotonda di Buguggiate, quella bella con le sagome dei ciclisti e il jet (foto). Per farla breve, questa rotonda mette in comunicazione tre grandi vie: una proveniente dall'ingresso autostradale di Gazzada (da dove arrivo io), una diretta verso Varese, Luino e Laveno e l'altra verso Bodio e Ispra. Nelle ore di punta mattutine il 98% della auto provenienti da Gazzada sono dirette verso Varese e solo un piccolo 2% (si tratta di una mia stima...) gira a sinistra verso Bodio e la costa sud del lago di Varese. Questo fatto è dimostrato anche dal progetto realizzato dagli architetti stradali che hanno dedicato una corsia per chi procede diritto verso Varese e una per chi deve invece svoltare. Peccato però che gli automobilisti invidiosi non possono proprio sopportare che alcuni fortunati - tra cui il sottoscritto - possono trarre vantaggio da questa corsia preferenziale ed evitare quasi interamente la coda. Così si piazzano ben in mezzo tra le due corsie e lì ci restano fino all'ultimo.
Altro esempio di pirateria stradale sono i pazzi che non si fermano ai passaggi pedonali. Questo mal vezzo tutto italiano, non solo è contrario al Codice della Strada, ma è anche decisamente pericoloso per i pedoni. Ma fate attenzione perché c'è anche chi si approfitta per mettere paura agli automobilisti. Proprio ieri sera dopo cena, mentre andavo a fare il pieno, ho visto un comportamento sconsiderato e che andrebbe punito. Un ragazzo, probabilmente ubriaco o peggio, vagava nei pressi delle strisce pedonali e non appena qualche automobilista si avvicinava, lui fingeva di attraversare la strada per poi tornare sui suoi passi. Un comportamento decisamente bizzarro e pericoloso e per lui e per chi si trova alla guida. La mia ipotesi è che il ragazzo in questione stesse cercando un modo facile per fare qualche soldino extra: farsi mettere sotto - in modo lieve, si intende - sulle strisce pedonali equivale sicuramente ad ottenere un rimborso dall'assicurazione del malcapitato automobilista. Io ho avuto la fortuna di notare questo comportamento al passaggio della macchina che mi precedeva e quando è stato il mio turno sono riuscito a schivare facilmente il pazzo. Certo che se queste sono le premesse, fermarsi per lasciare attraversare la strada potrebbe diventare sempre più raro.
Se la cavalleria si è estinta, certo non si può dire lo stesso dei briganti!
26 gennaio 2010
Prezzi carburanti in Svizzera (26 Gennaio 2010)
Lo so, sono un inguaribile sognatore. Questa sera, sono andato a fare il pieno subito dopo il confine a Bizzarone e, entrato nel Piccadilly per pagare, mi aspettavo di trovare la stampata del nostro ultimo aggiornamento fare bella mostra di sé vicino alla cassa. Invece, come è ovvio che sia, nemmeno il minimo accenno all'unico-lab. È normale, in fondo, loro fanno il loro lavoro anche se noi dovessimo smettere di pubblicare dati aggiornati... però mi piaceva sperare...
La tabella del risparmio ci dice che i prezzi sono rimasti invariati su entrambi i lati del confine e sono solo le piccole variazioni del tasso di cambio a cambiare un po' i valori.
| In Italia | In Svizzera | |
| Benzina verde al litro | € 1.289 | CHF 1.64 = € 1.113 |
| Gasolio al litro | € 1.129 | CHF 1.67 = € 1.134 |
Il prossimo aggiornamento arriverà presto visto che anche mia moglie è quasi a secco! Buon risparmio a tutti!
24 gennaio 2010
C'è solo l'Inter!
Niente da fare, da qui non si passa. Le hanno provate tutte, ma alla fine della partita quello che conta è quel risultato tutto tondo che compare sul tabellone: 2 a zero che assommato allo zero a 4 dell'andata fanno un passivo di sei gol e altrettati punti in classifica. A Milano fa molto freddo, -9 per l'inseguitrice, che prontamente farà notare che ha ancora una partita da recuperare, forse prima della fine del campionato e sicuramente quando avrà tutti e soli i giocatori in forma perfetta.
La settimana era trascorsa con un crescendo di trepidazione per la partita evento che secondo la stampa doveva decidere il campionato. Ogni giorno aggiornamenti veri o presunti sullo stato di salute dei titolari e delle riserve delle due squadre. A vedere i pronostici, tutti davano per favorito il Milan che arrivava da una serie positiva con gioco di classe e spumeggiante. L'Inter aveva sì dimostrato di avere un gran cuore, ma la vittoria in recupero a Siena e il pari sempre in recupero con il Bari non lasciavano ben sperare.
Continuavo a ripetermi: un derby è una partita come le altre. Fare tre punti stasera e poi perderli domenica prossima o viceversa non cambia niente. Ma me lo dicevo solo per placare la mia paura. Sì, lo ammetto avevo paura che una batosta ci avrebbe portati fuori rotta e lo splash down sarebbe stato inevitabile. E invece sono qui ad esaltare una squadra tutta, dal primo all'ultimo dei suoi giocatori con l'allenatore in testa per aver dato il massimo e giustamente vinto una partita vera.
Il piccolo Jack ha seguito anche lui l'incontro e guardava preoccupato il papà a cui si contorcevano le budella per la tensione. Sul fischio finale, l'ho preso in braccio e gli ho detto: Giacomo, questa è l'Inter, magari non vinceremo sempre, ma giocheremo sempre con il cuore.
22 gennaio 2010
La democrazia della diversità
Questo articolo è una risposta a Una democrazia pesata apparso qualche giorno fa' su Fisici Insubria con sottofondo del Signor G.
Quando ho letto tutto di un fiato l'articolo di Axel volevo subito, immediatamente, rispondere alle sue affermazioni, poi ho preferito temporeggiare per poter meglio articolare la mia risposta e nel frattempo anche altri hanno detto la loro e così, io, quasi fuori tempo massimo, mi ritrovo a dire la mia.
Per chi non ha letto l'articolo originale - male perché merita di esserlo! -cerco di riassumerlo in poche righe e Axel ha tutto il diritto di correggermi qualora avessi mal interpretato o trascurato qualche aspetto.
E qui inizia la mia risposta, che vorrei articolare su più punti.
Quando ho letto tutto di un fiato l'articolo di Axel volevo subito, immediatamente, rispondere alle sue affermazioni, poi ho preferito temporeggiare per poter meglio articolare la mia risposta e nel frattempo anche altri hanno detto la loro e così, io, quasi fuori tempo massimo, mi ritrovo a dire la mia.
Per chi non ha letto l'articolo originale - male perché merita di esserlo! -cerco di riassumerlo in poche righe e Axel ha tutto il diritto di correggermi qualora avessi mal interpretato o trascurato qualche aspetto.
In una democrazia tutti hanno lo stesso valore e il voto di ciascun avente diritto conta esattamente uno indipendentemente dalla sua competenza in materia. Così quando l'elettore mette la sua X sul logo di un partito non importa se questo è un appassionato sostenitore del bene comune, un menefreghista che va a votare per riempire il vuoto della sua giornata, un facilmente impressionabile che si è lasciato abbindolare da un imbonitore televisivo, o qualcuno che a mala pena sa cosa sta facendo. Axel porta l'esempio della sua cara nonna e anche a me piace fare lo stesso. Mia nonna, ormai scomparsa da anni, era la prima ad esprimere la sua preferenza elettorale, aspettava che si aprissero le porte del seggio alle 7 della domenica mattina per essere sicura di fare in tempo a votare. Probabilmente il suo era anche un voto valido, nel senso che il segno di preferenza non usciva dai bordi, ma quanto questo rispecchiasse effettivamente le sue volontà politiche - che aveva - non mi è dato saperlo. Un esempio su tutti ci riporta indietro di una decina d'anni, quando gli italiani furono chiamati in una consultazione referendaria ad esprimere il proprio parere su una quindicina di quesiti. Mia nonna si presentò di buon ora al seggio e dovreste provare ad immaginare la faccia del presidente quando consegnandole il malloppo con tutte le schede si sentì replicare (ovviamente in dialetto, che però traduco): "No, no, così sono troppe... me ne dia solo due o tre...".
La proposta è quella di applicare una sorta di peso ai voti dei cittadini, in modo che i voti delle nostre nonne vengano sì tenuti in considerazione, ma per quello che valgono, mentre quello di chi è veramente partecipe alla gestione della Cosa Pubblica venga invece moltiplicato. Sia chiaro non si tratta di una discriminazione classista, il peso dipende dalle competenze e queste possono essere valutate in modo oggettivo. In fondo quando uno è malato non va a farsi vedere da un amico benzinaio, ma possibilmente cerca il luminare in quel campo specifico. Per valutare le competenze, propone un piccolo test, possibilmente elettronico e ovviamente anonimo, da superare prima dell'esercizio del voto e il risultato sarà utilizzato come peso.
E qui inizia la mia risposta, che vorrei articolare su più punti.
- Giudicare la competenza non è cosa semplice. Quale tipo di domande mettereste nel questionario? Se, per esempio, mettessimo: Ritiene importante la costruzione della TAV (Treni ad Alta Velocità)? con possibili risposte: Sì/No/Non lo so, allora le nostre nonne probabilmente cliccheranno - l'idea di una nonna che usa il mouse, già mi fa sorridere, su "Al su no", mentre il Sì o No si divideranno tra Destra e Sinistra e solo qualcuno risponderà con competenza in funzione delle sue capacità. E stiamo parlando della TAV, cioè di una ferrovia, non dell'energia nucleare! Vogliamo valutare la competenza in base al titolo di studio? Già mi sembra di sentire la sinistra comunista che grida nelle piazze che stiamo riportando l'Italia a prima della Rivoluzione Francese. E poi, ammesso che questo venga accettato, tra qualche anno ci sarà chi dice: Un avvocato di 75 anni in pensione non ha le stesse competenze oggettive di uno nel pieno della carriera. E poi si aggiungerà che un principe del foro deve avere un peso diverso da un avvocato d'ufficio. Per non parlare poi del fatto che un giorno Mister B. dirà che, essendo lui quello che è, il suo voto vale la metà più uno dei voti disponibili.
- E' la media pesata la scelta giusta? Non mi riferisco allo strumento matematico... Siamo veramente convinti che introdurre un bias, seppur basato sulle competenze, sia la scelta giusta per ottenere un governo migliore? Come si può fare a convincere la gente? Chi si prenda la briga di andare a spiegare agli operai di una fabbrica che il loro voto vale uno mentre quello dei loro dirigenti, che hanno studiato, sudato per ottenere competenze e approfittato di una rete di esperienze vale dieci? Io no di certo. Quello che farei io è un questionario, anzi, un serissimo esame di competenze a chi vuole andare a sedere in parlamento. Però bisogna stare attenti, perché a meno di casi di eccezionale necessità, i governi devono essere costituiti da politici e non da tecnici. Ricordo che quando ero al liceo, l'Italia era stata governata da Dini con il supporto di un governo tecnico (spero di non fare confusione con le date e i nomi); io con altri ero contento di questa cosa: nei ministeri c'era, finalmente, gente ci capiva e non i soliti volti lisi e ingialliti che lo fanno solo per assaggiare il gusto del potere. La prof. di filosofia ha però subito smorzato i nostri entusiasmi: al ministero ci deve essere un politico con uno sguardo al futuro e non un tecnico impegnato a risolvere i problemi imminenti. Sarà vero? Non lo so, quello che mi sconcerta è che oggi la formazione del governo (vale qualunque sia il suo colore) è una delicatissima partita a scacchi, dove i ministri come le pedine vengono spostate da un ruolo all'altro solo per mantenere quel precario equilibrio che permette a tutti (loro) di restare al potere. Un esempio? Visto che prima ho parlato di Mister B., adesso mi riferisco al governo precedente che in fase di formazione ha visto il buon Mastella essere spostato dalla Difesa alla Giustizia in un batter di ciglio. Ora spiegatemi voi, come una persona con le competenze uniche richieste per essere ministro della difesa possa avere anche quelle per ricoprire la carica di ministro della giustizia. Nello stesso governo, l'ex-magistrato Di Pietro, anziché guidare il dicastero della giustizia, era assegnato a quello delle infrastrutture.
- Facciamo un passo indietro. E' giusto valutare le differenze? O se volete, fino a che punto queste differenze devono essere pesate? Il principio alla base della democrazia rappresentativa dovrebbe di fatto già tenere conto delle differenze ammesso che gli elettori abbiano fatto il loro lavoro con consapevolezza e coscienza. Si potrebbe dire che, come non è permesso ai minorenni di votare, il diritto di voto viene assegnato solo a chi dimostra un interessamento alla vita del Paese. Per esempio, votano solo i lavoratori che pagando le tasse, sono interessati a sapere come verranno spesi i loro soldi. Ma mi viene freddo anche solo a pensarlo... Piuttosto bisognerebbe spostare, ancora una volta, l'attenzione verso i nostri rappresentanti. Infatti noi elettori li votiamo perché loro ci convincono; in realtà con la vigente legge elettorale, di fatto andiamo a scegliere il programma proposto da una coalizione, piuttosto che quello della fazione opposta, senza nemmeno guardare in faccia a chi si siederà a Montecitorio con il nostro nome scritto sulle spalle. Quindi la domanda è: li leggiamo veramente i programmi elettorali? E ancora più importante, abbiamo modo per verificare che questi vengono effettivamente rispettati? In politica si fa talmente tanto rumore e nei salotti televisivi si gioca a chi grida più forte che non è possibile fidarsi del sentito dire...
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