Ieri mattina quando ho attraversato il paese sono rimasto veramente colpito dallo spettacolo a dir poco inusuale che andava in scena sul sagrato della nostra chiesa. Tutte le campane avevano abbandonato l'attico del campanile per accomodarsi sul piazzale dando bella mostra della loro magnificenza. Sono un appassionato di gru e non nego mi sarebbe piaciuto molto vedere in azione gli operai mentre con estrema cura e attenzione le calavano a terra.
Mentre passavo mi tornava alla mente un proverbio citato da mio papà:
Campan a tera, finì la guera la cui traduzione dal dialetto è immediata. Il detto si riferisce al fatto che durante i periodi di guerra, quando tutte le risorse erano già state spazzate vie dalla macchina bellica, la fusione delle campane rappresentava un po' l'ultima spiaggia, dopo di che non restava che arrendersi. Per fortuna che in questa occasione si tratta solo di una manutenzione straordinaria per mantenerle integre e con un bel suono ancora a lungo.

Se penso al suono delle campane, non posso fare a meno di pensare che, in un paese piccolo come il nostro, svolgano ancora un ruolo sociale. L'esempio tipico è il loro annunciare un funerale: quei rintocchi mesti fanno subito girare lo sguardo al campanile e riportano il pensiero a quelle volte in cui le campane a morto suonavano per uno dei tuoi cari.
Ci sono anche le campane di Pasqua, anche se io preferisco quello scampanare liberatorio della sera del giovedì santo. Dopo quaranta giorni di silenzio, eccole tornare a cantare gloria anche se solo per un momento perché il venerdì santo ancora deve venire.