L'articolo che state per leggere è un miscuglio tra fisica quantistica e moderne tecnologie che potrebbe scoraggiare anche i più coraggiosi lettori, ma sono sicuro che tra i frequentatori di unico-lab, più di qualcuno lo troverà interessante, perché come dice sempre un mio collega:
le cose facili le hanno già scoperte tutte, a noi restano quelle difficili che però sono anche le più interessanti! Se siete pronti, partiamo dalle basi teoriche che hanno un'origine italiana. Dobbiamo tornare agli albori della meccanica quantistica e al fisico teorico Ettore Majorana, famoso al grande pubblico più per la sua misteriosa sparizione ancora giovanissimo, che per il suo prezioso lavoro sulle masse dei neutrini.
Majorana e le particelle antiparticelle

Le particelle di Majorana, fin ad oggi l'argomento di una teoria ancora non verificata sperimentalmente, hanno la caratteristica unica di essere identiche alle loro antiparticelle. Fermiamoci un momento per capire meglio questo punto. Prendiamo un foglio di carta quadrato e pieghiamolo a metà verticalmente. Riaprendo il foglio vedremo che la piega suddivide il foglio iniziale in due metà assolutamente identiche e possiamo immaginare che una delle due sia abitata esclusivamente da particelle di materia, mentre l'altra dai protagonisti dell'antimateria, ovvero le antiparticelle. Prendiamo una goccia di vernice e depositiamola nella metà occupata dalla materia; pieghiamo e riapriamo il foglio: sulla metà occupata dall'antimateria troveremo l'impronta speculare della goccia. Questo per dire che per ogni particella che popola la metà di materia, esiste una controparte nella metà opposta. Esiste però un caso particolare, perché se mettiamo una goccia di vernice proprio sulla piega, chiudere e aprire il foglio la lascerà invariata e avremo trovato una particella che è a tutti gli effetti identica alla sua antiparticella. Queste sono appunto chiamate
particelle di Majorana.