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25 luglio 2010

Il gioco di squadra

E' giusto che una scuderia decida quale dei
suoi piloti debba vincere?
Oggi ho visto il gran premio. E' un evento perché era da anni che non mi dedicavo più a questo sport, anche se quando mi dedicavo la mia era un'estenuante lotta contro la sonnolenza post-prandiale domenicale. Oggi non so perché mi andava di vedere la gara e devo dire di aver portato bene alla Ferrari che, stando alle parole del telecronista, ha conquistato la seconda doppietta di una stagione tutt'altro che esaltante.

L'unico neo è quel dubbio, per molti una certezza, che Massa abbia alzato il piede accontentandosi del secondo posto e consegnando al compagno di squadra il gradino più alto del podio. Nello sport è normale parlare di gioco di squadra, anche negli sport definiti per singoli. Prendete per esempio le discipline velocistiche atletiche, in quel caso la squadra è composta dall'atleta e il suo allenatore e, forse, andrebbero anche aggiunti i suoi familiari che sopportano le lunghe assenze del campione per dedicarsi allo sport.

Ma nella F1, l'unico gioco di squadra ammesso è quello dei meccanici nei box durante il cambio gomme. Le strategie, gli esperti che insieme al pilota definiscono l'assetto dell'auto, gli ingegneri che provano nuove geometrie sono visti come elementi secondari, a volte addirittura di impiccio per l'affermarsi di un pilota. Oggi l'ennesima scenata di scandalo, una squadra non può avere un preferito e li dovrebbe far combattere a sangue l'uno contro l'altro anche a costo di perdere punti e consegnare la vittoria finale agli avversari.

Sarà, ma io questi ragionamenti proprio non li concepisco...

21 luglio 2010

Attenzione all'AUTOMAX di Olgiate

Questa volta sono veramente arrabbiato perché ho rischiato di rovinarmi le vacanze investendo un patrimonio per far spegnere una spia luminosa sul cruscotto della mia Meriva. A peggiorare questo sentimento amaro è la sensazione che l'officina Opel Automax di Olgiate - di cui siamo clienti sin dall'acquisto della vettura - abbia voluto marciarci su, forse a causa dell'approssimarsi del periodo estivo e vista la mia incompetenza nel campo automobilistico.

Ci tengo a sottolineare che questa è una mia impressione personale derivante da un'esperienza reale e che ha rischiato di toccarmi pesantemente il portafoglio. Mi auguro che non tutti i clienti Automax abbiano avuto simili trattamenti, ma il mio consiglio è di fare molta, ma proprio molta, attenzione.


La storia passata

Ma veniamo ai fatti. Venerdì scorso (16 luglio), mia moglie - è lei che lavorando in paese si occupa di portare le auto a riparare - ha portato in Automax la Meriva per il tagliando periodico.

Nei suoi primi 47mila chilometri di strada, la Meriva si è sempre comportata benissimo, a parte due piccolissimi nei. Il primo riguarda l'autoradio: ogni tanto capita che accendendo l'auto, l'audio esce orribilmente distorto, ma talmente tanto brutto che non lo si può ascoltare. Devi spegnere la radio, aspettare un po' di tempo, e poi riaccenderla e miracolosamente si sistema tutto. Avevamo chiesto di ripararla, ma dato che il problema si presenta così sporadicamente era di difficile individuazione e non ci era stato risolto. Amen. Il secondo piccolo neo era apparso d'improvviso una domenica mattina di parecchio tempo fa: la spia gialla che segnala un problema con l'ESP (auto che sbanda in un triangolino) si era accesa come sempre all'avviamento, solo che non si era più spenta. Panico! Il lunedì portiamo l'auto - ancora in garanzia - all'Automax e ci dicono di stare tranquilli e pochi minuti dopo ci ridanno la vettura con la spia spenta e senza dover spendere una lira.

Il presente

Domenica scorsa (18 luglio), esattamente 48 ore dal termine del tagliando, il problema della spia gialla si ripresenta identico. Questa volta la prendiamo più tranquillamente, sappiamo che sarà questione di qualche minuto e di una stretta di mano. Lunedì (19 luglio) Francesca riporta l'auto in concessionaria. Purtroppo avendo già chiesto di poter entrare in ritardo al lavoro lo scorso venerdì, questa volta chiede di poter uscire qualche minuto prima, così riesce ad arrivare in officina quando manca un quarto a mezzogiorno. I meccanici avevano già il sapore delle tagliatelle in bocca, quando si sentono raccontare che la spia si è accesa e non più spenta.

La diagnosi è rapidissima. Dicono di aver collegato l'auto al computer e il responso è che un sensore dell'ESP è guasto e che si deve procedere con la sostituzione dell'intero piantone dello sterzo, costo intorno a 1000 euro, ovviamente con la garanzia scaduta. Francesca fa la faccia dura e chiede se non è possibile ottenere almeno un contributo parziale dalla Opel visto che la garanzia è proprio fresca di scadenza. Dicono che ci devono pensare e che la pasta si sta raffreddando.

Nel pomeriggio chiamano per darci una buona e una cattiva notizia. Quella buona è che il piantone ce lo avrebbe passato la garanzia, quella cattiva è che il problema nostro non stava nel piantone, ma in due non meglio precisati sensori che andavano sostituiti (prezzo intorno ai 370 euro). Da notare che non gli avevamo lasciato la vettura e che erano giunti a questa nuova diagnosi, degna del Dr House, semplicemente chiedendo: "La vostra auto ha i comandi al volante per l'autoradio?". Aggiungono che si erano confusi perché in officina avevano un'altra Meriva oltre alla nostra e solo per l'altra era necessaria la sostituzione dello sterzo. Ad ogni modo ci dicono che avrebbero chiesto un contributo all'Opel anche per i sensori e visto che lo avevamo ottenuto per il ben più costoso piantone, c'era da ben sperare.

Martedì mattina richiamano mia moglie. Questa volta c'è solo una, anzi due, brutte notizie. La Opel non ha intenzione di coprire la spesa dei sensori e questi vanno ordinati subito altrimenti avremmo rischiato di andare in ferie con l'auto in avaria. Quando me lo dice rimango molto perplesso. Ci sono tante cose che non mi tornano:
  • Un sensore che si guasta due volte, una in garanzia e l'altra no, solo che la prima volta si aggiusta in un minuto.
  • La soluzione che prima richiede la sostituzione del piantone e poi solo dei sensori.
  • Cosa diavolo c'entrano i comandi al volante dell'autoradio. Sarò anche un incompetente però la cosa puzza di bruciato.
  • La storia delle due merive in officina, ma avranno attaccato al computer la mia oppure l'altra?
  • Fare tutto subito per evitare ritardi o - aggiungo io - ripensamenti.
Il grande oracolo

Chiedo aiuto al grande oracolo, cioè Google. Trovare l'indicazione giusta non è stato molto facile, ma quando ho visto che era sufficiente digitare fino alla p di "Meriva piantone sterzo" per ottenere centinaia di risultati, capisco che il problema è per lo meno noto in letteratura. Trovo un bel forum di appassionati di auto e una discussione dal titolo "MA è POSSIBILE??? sostituire il piantone per un sensore"  in cui viene presentata esattamente la mia situazione, sia il problema transitorio in garanzia, sia quello attuale non più coperto. Un utente del forum suggerisce che possa esserci stato un problema con un sensore e che la centralina dell'ESP lo abbia registrato. Anche in presenza di un problema temporaneo, la centralina continua ad indicare un malfunzionamento (spia accesa) fino a quando non viene resettata. Questa è una normale pratica nei sistemi di sicurezza, perché il costruttore vuole essere sicuro che l'automobilista sia consapevole del problema. Lo stesso utente propone anche una soluzione: scollegare la batteria per una mezz'oretta in modo da resettare in maniera brutale lo stato di tutta l'elettronica di bordo. L'utente in panne ha provato e ha pure funzionato.

Tentare non costa nulla, dico io. Prendo una chiave fissa del 10, allento il bullone del collegamento di massa e vado a prendermi un caffe. Passati una ventina di minuti, ricollego la batteria e, indovinate un po'? Funziona anche per me. Spia spenta e problema sparito!

La telefonata

Questa mattina decido di chiamare l'officina e di raccontare la storia, oltre che annunciare formalmente la fine del nostro rapporto. Io sono un incompetente, lo so e non mi vergogno a dirlo, quindi ho bisogno di fidarmi ciecamente di chi mette le mani sulla mia auto. Dopo questa esperienza non ci sono più i presupposti per un rapporto di fiducia. Ma quello che mi da più fastidio, e spero vivamente di sbagliarmi, è che temo ci sia stata da parte loro un po' di malafede, che abbiano voluto approfittarsi della nostra ignoranza in materia e dell'avvicinarsi dei lunghi esodi estivi, oltre che della garanzia scaduta, per fare un lavoretto aggiuntivo. Ripeto spero di sbagliarmi e che si sia trattato di una semplice svista, ma conoscete anche voi il detto: a pensar male della gente si fa peccato, ma molto spesso si indovina...

Per telefono, mi è stato ripetuto, più volte e ad alta voce, che loro avevano fatto tutto secondo la procedura - inclusa la diagnosi telefonica (!) - che erano stati chiarissimi nel descrivere il guasto e che eravamo noi a non aver capito. Non voglio mettere in dubbio la loro competenza, ma ormai il dado è tratto e da loro la mia auto non la riporterò mai più.

Disclaimer. I toni che ho usato nel raccontarvi questa mia esperienza sono più caldi rispetto alle altre storie raccontate in questo diario, e di questo mi scuso con i lettori. Se per caso capitasse da queste parti qualcuno dell'Automax e si sentisse offeso, mi scuso perché non era questo l'intento del post. Voglio solo essere sicuro che la mia esperienza che a momenti rischiava di costarmi fino a 1000 euro non venga dimenticata e che altri, un futuro, possano trarne dei benefici.

20 luglio 2010

Analogico vs Digitale

A dirlo sembra quasi scontato: siamo decisamente nell'era digitale. Le email hanno rimpiazzato le lettere, i cellulari con i loro sms hanno soppiantato i vetusti fax, per noi parlare poi delle macchine fotografiche e la scalata ai megapixel. Eppure, ci sono delle cose in cui l'analogico ancora resiste alle cariche del digitale. Un esempio è l'orologio da polso: nonostante esistano modelli con il display digitale, moltissimi sono i possessori di orologi con quadranti analogici.

Indubbiamente è più facile essere precisi leggendo uno strumento digitale, ma, una volta che il cervello si è abituato allora uno strumento analogico diventa di rapidissima interpretazione. E' il motivo per cui, nonostante ci troviamo nell'era digitale, gli strumenti nelle cabine di pilotaggio degli aerei sono tutti analogici, e nei casi più moderni gli strumenti con aghi e bobine magnetiche sono stati rimpiazzati da mini display LCD con rappresentazioni di strumenti analogici.


La console di comando del ciclotrone è piena di strumenti analogici, anche perché quando è stata progettata, l'accuratezza degli strumenti digitali dell'epoca era bel al di sotto di quella degli strumenti a lancette. E vi posso garantire che è più facile notare un rapido movimento di un ago rispetto a quello di un numero su un display, specie quando hai da tenere sotto controllo una decina di questi strumenti.

Lo stesso dicasi per le segnalazioni luminose. Non è solo il colore a metterti in uno stato di allerta, ma anche il fatto che sia intermittente proprio come accade per gli indicatori di direzione delle automobili e nel divertentissimo video qui sotto a partire dal minuto 1:19... Giuro da domani ogni errore segnalato da una spia lampeggiante lo sistemo con l'uso del manuale!

Lupin dei giorni nostri

Non ci sono più le mezze stagioni, ma non ci sono più nemmeno i ladri di una volta. Non mi riferisco al mito di Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma anche al simpatico Lupin dei cartoni animati che commetteva furti come pretesto per far arrabbiare il nemico/amico ispettore Zenigata. In questo mondo di ladri ci hanno rubato ben 10 valvole di ventilazione del valore di circa 50 euro l'una.

Una valvola di ventilazione altro non è che un "rubinetto" comandato elettricamente in grado di aprire o chiudere la connessione di un ambiente sottovuoto con il mondo esterno a pressione atmosferica. Sono molto utili, perché aprire una camera a vuoto è praticamente impossibile se prima non vi si lascia entrare aria.

La vita media di una di queste valvole è molto lunga, ma recentemente una delle nostre si è guastata e abbiamo dovuto sostituirla con una di scorta che tenevamo proprio per questa malaugurata occasione. Giusto per non rischiare, siamo corsi subito ad ordinarne di nuove, ma al giorno d'oggi ne fanno di migliori rispetto a quelle utilizzate nel nostro laboratorio, e visto che l'investimento non era eccessivo, abbiamo deciso di sostituire tutte quelle antiche con il modello di moderna costruzione.

Peccato che il furgoncino del corriere che le trasportava è stato svuotato da ignoti malfattori che, mi piace pensare, presto riceveranno giusta ricompensa per i loro furti. Se per il nostro laboratorio, una valvola di ventilazione è uno strumento utile, importante e in alcune circostanze persino indispensabile, non credo proprio che i ladri in questione abbiano avuto vita facile a piazzarli sul mercato. Qualcuno mi ha suggerito di fare un giro per i mercatini delle pulci o tra le varie bancarelle estemporanee che a volte si trovano ai bordi delle strade. Magari insieme all'immancabile canna da pesca d'altura, al telescopio rifrattore, in mezzo ad un busto in bronzo del duce e un colbacco di originale fabbricazione sovietica, potrei riacquistare per un prezzo stracciato le agognate valvole di ventilazione...

18 luglio 2010

Si riciclano i cartoni del latte?

Io sono letteralmente un fanatico della raccolta differenziata. Mi piace vedere la mattina, fuori dai cancelli e dai portoni, sacchetti e bidoncini colorati pronti per essere trasformati nuovamente in una risorsa utile. Differenziare è un gesto semplice, ma di grande civiltà. E' un gesto individuale, ma che nella complessità ci permette di vivere nel nostro agio senza troppo gravare sull'ambiente.



Ci sono sempre però alcuni punti interrogativi, e non mi riferisco a quelle situazioni limite in cui si dubita che lo sforzo di tutti i cittadini nel differenziare finisca in un bel nulla di fatto perché le aziende incaricate alla raccolta si limitino a sotterrare i rifiuti. Le mie domande sono molto più semplici e si riferisco alla possibilità o meno di riciclare alcuni imballaggi.

Per esempio, vi siete mai chiesti se è possibile riciclare il tetra pak, ovvero le confezioni del latte? Io a pelle risponderei di no, perché è si un imballaggio a base di carta, ma questo non è l'unico elemento che lo compone. Ho fatto un po' di ricerche e ho scoperto che ho solo parzialmente ragione. Infatti, attraverso una particolare procedura è possibile riciclare il tetra pak, ma non tutti i comuni che hanno attivato la raccolta differenziata usufruiscono di questo sistema. Come si fa a sapere se nel proprio comune il cartone del latte deve andare nella carta o nel misto? Facile. Basta consultare il sito TiRiciclo e nell'apposito form inserire regione/provincia/comune per avere la risposta. Per il momento ad Olgiate Comasco il servizio non è disponibile, mentre lo è a Villa Guardia ed in altri comuni della provincia. E' possibile inoltre consultare una piantina con l'indicazione dei comuni attivi e scaricare una brochure informativa.


Aggiornamento (4 agosto 2010 - 21:00)

Il sito TiRiciclo afferma che nel comune di Olgiate la raccolta del Tetrapak non è disponibile, mentre sul volantino con il calendario per la raccolta porta a porta è chiaramente riportato che il servizio invece è attivo. Per risolvere il dubbio, ho scritto una bella email ai servizi ambientali della nostra cittadina.

Aggiornamento (5 agosto 2010 - 9:00)

Credeteci o no, ma i servizi ambientali del comune mi hanno già risposto e qui sotto vi riporto il testo integrale dell'email:



Gentilissimo Sig. Bulgheroni, ringrazio per l’attenzione nei confronti dell’ambiente. Le preciso che il ns. Comune effettua la raccolta del tetrapak in quanto convenzionato con il consorzio di filiera, cosi come giustamente precisato nel ns. calendario. Non mi spiego come mai non e’ inserito nell’elenco dei Comuni che effettuano la raccolta differenziata. Sara’ mia premura doverlo chiarire con il consorzio stesso..

Grazie ancora per l’attenzione.

Quindi in conclusione, carissimi Olgiatesi, mi raccomando,  non buttate più nel sacco misto i contenitori del latte, ma lavateli bene, piegateli in modo da occupare il minor volume possibile e raccoglieteli insieme alla carta.

14 luglio 2010

La fine arte della decontaminazione

Ci sono parecchi modi di dire che si addicono al mio lavoro di questa settimana. Si potrebbe cominciare con un bel chi troppo vuole, nulla stringe per arrivare ad un chi rompe paga passando per un non è tutto oro quello che luccica. E' da lunedì mattina che stiamo "pagando" le conseguenze dell'esperimento fallito di cui vi ho già parlato. Non c'è nulla di male nel fallire un esperimento, anzi questo è proprio insito nella natura stessa dell'esperimento. Ci sono esperimenti falliti clamorosamente che hanno portato ad eclatanti scoperte (vedi l'esperimento di Michelson-Morley), altri che falliscono lasciando un sapore amore in bocca e tutto da rifare e altri ancora che oltre al retrogusto lasciano anche un conto da pagare. Il nostro fallimento, purtroppo, si colloca in questa terza ed ultima categoria.

Usare il fascio di particelle per far, accidentalmente, evaporare dell'oro in una camera a vuoto, ha quello spiacevole incoveniente di produrre oro e mercurio radioattivi in micro- e macro-polveri che hanno contaminato oltre alla camera a vuoto anche parte del bunker di irraggiamento. Grazie alla professionalità dei nostri tecnici di radioprotezione, alla faccia di chi vuole i lavoratori italiani del nucleare non degni di fiducia, la contaminazione è rimasta ben localizzata, confinata e, relativamente, facile da pulire.

Decontaminare significa rimuovere dalle superfici anche il più piccolo e infinitesimale granello di polvere radioattiva che, altrimenti, potrebbe ridisperdersi nell'ambiente o attaccarsi ai vestiti o alle mani di chi la toccasse. Per farlo serve un po' d'alcool, del cotone idrofilo e tantissima pazienza: si prende un pezzetto di cotone umido d'alcool, si strofina una piccola porzione della superficie da pulire molto lentamente per evitare di alzare polvere, poi si butta il cotone e si cambiano i guanti e si ripete quasi all'infinito. E qui mi viene in mente un altro detto popolare: con la calma e la pazienza hanno fatto... va beh finitelo pure voi...

Tutto questo di per sé sarebbe già sufficiente a farvi venire un esaurimento nervoso, ma per garantirsi un posto sicuro in manicomio, bisogna anche aggiungere i vari dispositivi di protezione individuale, al fine di svolgere il lavoro in completa sicurezza. E così dobbiamo travestirci come vedete nella foto: sovrascarpe al ginocchio, tuta in tyvek integrale con cappuccio, maschera anti-vapori e anti-polveri, tre paia di guanti in lattice e una sudata tipo sauna assicurata.

Una curiosità: per indossare correttamente la maschera e permetterle di fare tenuta stagna contro il viso, mi sono dovuto rasare completamente la barba, cosa che non facevo da anni e che per un paio di giorni mi ha reso irriconoscibile allo specchio.

Ps. mi permetto di pubblicare questa foto con i miei colleghi senza il loro consenso perché nessuno a parte loro stessi e il fotografo potrà mai identificarli!

13 luglio 2010

Birra, cioccolato e atomium

La Spagna sarà anche campione del mondo di calcio, ma a partire dal primo di luglio non è più a capo della presidenza dell'Unione Europea perché è stata succeduta nella consueta rotazione semestrale dal Regno di Belgio. Oggi, con qualche giorno di ritardo, è ufficialmente partito il Semestre Belga anche al JRC di Ispra, il che significa sei mesi di iniziative più o meno culturali, più o meno scientifiche, ma di sicuro impatto sociale con lo scopo di far conoscere di più e meglio il Belgio a tutto lo staff del centro e anche agli abitanti della zona.

La cerimonia di inaugurazione si è svolta sotto il sole cocente di mezzogiorno, nello spiazzo delle bandiere antistante l'ingresso principale. C'erano parecchie autorità, incluso il console generale del Belgio a Milano che senza paura dell'afa ha tenuto un discorso in quattro lingue sul programma di governo europeo del semestre belga in continuità con quello spagnolo e in vista di quello ungherese. C'era anche il giovane sindaco di Ispra, che per fortuna si è limitato ad una sola lingua e ha parlato dell'importanza delle realtà locali anche a livello europeo.

Ma i veri protagonisti sono i tre elencati nel titolo: cioè la birra in differenti sapori, colori e profumi, ma sempre fresca e offerta in quantità belghe al termine della cerimonia; il cioccolato più famoso del mondo, anch'esso tenuto al fresco per evitare spiacevoli incovenienti; e il monumento più famoso del Belgio, l'atomium ovvero la rappresentazione in acciaio di un reticolo cristallino cubico a corpo centrato. Ovviamente non abbiamo sottratto ai sudditi di Re Alberto II il loro orgoglio nazionale, ma ne abbiamo realizzato, sempre in acciaio, una copia perfettamente in scala per un'altezza massima di 3 metri e 20 cm.

Di quest'opera vado particolarmente fiero perché è stata realizzata al 90% dai nostri super tecnici del ciclotrone, nonostante non ci fosse nemmeno un Belga e io ho contribuito con uno 0.1 per mille donando qualche ora di montaggio. I due geni dietro l'atomium non hanno voluto essere ringraziati personalmente, ma credo che per i prossimi sei mesi entrando e uscendo dal centro potranno godersi il grazie più grande: vedere il loro gioiello brillare sotto il sole.