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22 novembre 2008

Giacomo c'è!

Eccolo, lo vedete nella sua prima fotografia quando ancora non ha 18 ore di vita. A dire la verità prima aveva già fatto 2 lastre, ma le foto a raggi X non contano. Con i suoi 3.2 kg di cuore interista ha tifato a modo suo durante tutta la durata del derby d'Italia. La mamma è stata bravissima, una pazienza infinita e tanto di cappello per il coraggio. Giacomo c'è! È vivace e scalpita anche se ci ha già fatto il suo primo scherzetto.

Ma andiamo con ordine perché in tanti mi avete chiesto cosa si prova a diventare papà e anche se lo sono da meno di 24h posso dire che l'evento ti cambia davvero la vita e modifica radicalmente anche quelle sensazioni che avevi già provato in passato, ma che adesso hanno tutto un sapore nuovo.

L'attesa

Tutto e' iniziato venerdi' mattina alle 7 con Francesca che con voce tremante grida: Andiamo all'ospedale, Giacomo ha rotto il sacco. E via, che l'avventura abbia inizio. Ogni minuto che passa è un minuto in meno che ci separa dall'incontro con il nostro atteso. Il tempo sembra non passare mai soprattutto fino alle 14 quando iniziano ad arrivare le contrazioni, regolari e dolorose come ci aveva avvertito la ginecologa. E allora le lancette dell'orologio si imbizzarriscono: sembrano correre veloci tra una fitta e l'altra per poi rallentare fino a quasi fermarsi in quei 50 secondi di dolore.

L'amicizia che non ti aspetti


di uno sconosciuto di colore che scendendo le scale dell'ospedale legge negli occhi di Francesca un punta di paura. Le sorride. Se ne sta andando, poi si ferma e torna indietro, ci viene vicino. Abbassa lo sguardo e, portata la mano destra alla bocca, sussurra una preghiera nella sua lingua poi, posa la mano su quella di Francesca e dice: Non temere, sarà tutto facile!

Il dolore

Dovreste chiedere a Francesca in merito. Ai padri resta solo in mente l'immagine del viso amato contratto di una maschera di sofferenza mentre vi stringe la mano tanto forte da farvi esplodere i polpastrelli rossi bordati di bianco. No ti da tregua il dolore, ma è un dolore diverso dal solito, perché sai che la fine, pur lontana ti possa sembrare, sarà una gioia immensa.

La paura

Quella che ti gela il sangue è sentire che, a mezzanotte e 41 minuti di sabato, dopo l'ultima spinta, Giacomo non piange: un plotone di medici si avventa sulla creatura, si muovono veloci, precisi come soldati, si gridano ordini sotto voce e poi spariscono con lui lasciando te di sasso che non sai cosa rispondere a tua moglie che stremata chiede: ma dov'è? Perché l'hanno portato via? Ma sta bene? La paura diventa un brivido che ti scuote la schiena quando, mezz'ora più tardi, il medico ti dice: il piccolo ha avuto un parto molto difficile e non e' riuscito a respirare autonomamente, e' stato necessario intubarlo e ventilarlo manualmente. Lo abbiamo trasferito nel reparto di terapia intensiva neonatale. Vi faremo sapere. Pochi minuti più tardi ci dicono che Giacomo ha ripreso a respirare da solo, ma il ritmo cardiaco non è stabile ed è necessario stimolarlo. Non ha ancora un'ora di vita, e il piccolo ha già fatto una prima lastra e una visita dal cardiologo! La svolta arriva verso le tre quando la pediatra ci dice che la fase critica è superata, adesso deve solo rimanere stabile.

La preoccupazione

Credevo di averla già provata, magari prima di un esame o di un concorso impegnativo. Ma quella era solo una parvenza di preoccupazione. Quella vera l'abbiamo provata oggi intorno a mezzogiorno, quando per 40 minuti siamo stati seduti dietro le tendine abbassate della terapia intensiva. Quaranta minuti a cercare di capire dalle ombre che intravedavamo cosa stava succedendo in quella incubatrice dove sei braccia armeggiavano all'unisono intorno al nostro piccolo Jack. Si è trattata di una conseguenza della crisi della notte - ci hanno detto più tardi - uno sbilanciamento del metabolismo ha richiesto l'introduzioni di alcuni sali e per farlo hanno preferito montare un catetere ai vasi ancora vitali presenti nel cordone ombelicale.

La gioia

senza pari di poter mettere una mano nella culla termica, avvicinare l'indice alla mano in miniatura di Giacomo e lui che con la forza di un guerriero te lo afferra e stringe deciso. E tu, che con le ultime tue energie, combatti un battaglia già persa contro due goccioloni enormi che fanno di tutto per rigarti le guance. Adesso Giacomo sembra stare meglio. Questo pomeriggio e' persino riuscito a mangiare e di gusto (tutto suo padre!) e appena poteva si stiracchiava, muoveva e piangeva. Dio mio grazie, quanto piangeva! Solo la mamma riesce a consolarlo...

Tante emozioni e tanto intense non possono non cambiarti la vita. Ovviamente auguro a tutti di diventare padri e madri, magari seguendo una via più semplice. Giacomo, da bravo interista, ha voluto fare lo special one e per questo gli vogliamo già tanto bene. Insomma come vedete sono state 48 ore parecchio intense e spero proprio di riuscire a dormire adesso, perche' domani cercherò di stare più a lungo che posso in terapia intensiva, con quel profumo di pulito, quel camice verde e la morbidezza della pelle del nostro Giacomino.

Dimenticavo, se volete scrivergli potete farlo a mailonpix.com, prima o poi risponderà a tutti!

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